Quando un orso fa l’orso e l’uomo fa l’uomo

Sono ormai passati un tot di giorni da quanto accaduto a KJ2 e dunque la gran maggioranza della cosiddetta “opinione pubblica” se ne sarà già dimenticata (attratta nel frattempo da mille altre polemiche che la “cara” nostra ItaGlietta sa produrre come nessun altro paese riesce a fare), però io in quei giorni stavo nel mio esilio vacanziero (quasi) dewebizzato e dunque posso dirne solo ora.

Ma faccio presto, tranquilli. Vorrei solo rimarcare qualcosa di cui sono convinto da tempo (con autorevoli riprove, peraltro) riguardo il ritorno dell’orso in molti territori alpini, ovvero di come tali programmi di reintroduzione siano palesemente sbagliati, o quanto meno estremamente superficiali. Insomma, non è possibile pensare che creature così intelligenti come gli orsi possano nuovamente convivere con esseri tanto crudeli e imbarbariti come gli umani senza che si generi alcun problema! Era palese che per i plantigradi alpini sarebbero sorte notevoli complicazioni, considerando l’evidenza storica che l’orso, quando fa l’orso, è perfettamente “naturale” ed ecologico in ciò mentre l’uomo, quando fa l’uomo, diventa spesso un elemento nocivo per l’ecologia e distruttivo per la Natura – la sua natura inclusa! E infatti puntualmente la barbarie umana non ha tardato granché a saltar fuori, insieme a tutta la sua drammatica illogicità, nel caso suddetto come lungo tutto il corso della storia – quella recente soprattutto, segno che la crudeltà e l’imbarbarimento umani non stanno affatto regredendo a livelli più… umani, anzi. Al pari dell’incapacità di interazione e dialogo con le altre creature che popolano il pianeta ovvero di autentica cultura ecologica, d’altronde!

Insomma: gli orsi reintrodotti (spendendo soldi pubblici) vengono uccisi (spendendo altri soldi pubblici) dacché colpevoli di fare gli orsi e dunque venendo giudicati “pericolosi”. E se si applicasse lo stesso principio (evidentemente del tutto “logico” per qualcuno) agli umani? Che ne risulterebbe?
Ecco, appunto.

E non ditemi che sostenga quanto sopra solo perché sarei un orso pure io, perché tanto non vi risponderei dacché è vero.

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere un altro illuminante approfondimento al riguardo.

“Bestia” a chi?

Forse sarebbe finalmente il caso di limitare rigidamente, con apposita iniziativa istituzionale, l’introduzione di certi esemplari di razza umana (Homo Sapiens, o presunto tale) in determinate aree naturali. Troppo elevato il pericolo di manifestazioni di stupidità prevaricatrice e distruttiva, tale soprattutto se rivolta ad altre creature propriamente intelligenti e per nulla aggressive, a differenza degli esemplari della suddetta razza, i quali invece risultano non di rado animati da comportamenti aggressivi e deleteri nei confronti dell’intero ambiente naturale.

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere l’articolo a cui si riferisce.

Iniziare l’anno con un “botto” – di cultura!

gazzetta-di-reggio-27-dicembre-2014-bottiE’ suggestiva la provocatoria idea suggerita nell’articolo soprastante (cliccateci sopra per leggerlo in un formato più grande), i dettagli del quale potete conoscere qui. Per lo scrivente, al quale l’abuso di botti a fine anno genera estrema irritazione (perché passi anche il popolano folclore della “tradizione” in sé, se è lecito definirla così, ma tutto c’è un limite, soprattutto quando a deflagrare per primi sono educazione e rispetto) un’idea del genere non può che risultare interessante. Tuttavia mi chiedo: a prescindere dal fatto che non è provabile un eventuale legame diretto tra esercizio della lettura dei libri e pratica smodata dei botti di fine anno (ma forse è intuibile), quanti di coloro che spendono cifre sovente folli per petardi d’ogni genere, sorta e potenza e si trastullano nel vederli/sentirli scoppiare (il che peraltro mi pare tanto, pure questo, un modo – assai primitivo, ma tant’è – per richiamare attenzione su di sé ovvero una sostanziale denuncia inconscia della propria inconsistenza sociale – ok, sto congetturando, ora…) sarebbero disposti a spendere altrettanti denari per l’acquisto di libri? Da leggersi quando pare e piace, ovvio, non proprio nella notte di Capodanno – credo sia inutile rimarcare ciò.

Alla fine, la questione torna al consueto nocciolo: forse rappresenterebbe la fonte di un problema la constatazione d’un paese di lettori forti che si diverte a scoppiare petardi, lo rappresenta ancor di più quella di un paese che si diverte così tanto a scoppiare petardi il quale non legge – per sua grande parte – nemmeno un libro all’anno, e per altra grande parte ne legge solo uno (e lasciamo stare il genere che quell’unico libro letto!)
Ma rappresenta un problema, questa constatazione, anche a prescindere dai petardi di fine anno. Anzi, altro che “problema”: è un dramma, ben più deflagrante – culturalmente, e non solo – pure della Bomba (o Pallone) Maradona più potente.

P.S.: e alle amministrazioni di quelle località che proibiscono del tutto i botti, sia pubblici che privati, sia denotato che non è di contro affatto proibito devolvere anche solo un decimo della spesa risparmiata per gli spettacoli pirotecnici di piazza all’acquisto – ad esempio, e per restare in tema – di testi letterari a vantaggio delle proprie biblioteche pubbliche. No? Sarebbe un inizio anno veramente promettente per luoghi pubblici fondamentali che, purtroppo non di rado, iniziano gli anni senza avere certezza di poterli finire!

Quando scrivevano cani e porci… (Vado a fare il boscaiolo, va’!)

Già lo scrivevo, tempo fa, che qui ormai scrivono cani e porci, ma la reiterata frequentazione del mondo letterario italiano mi fa’ ritenere che tale processo in corso non sia solo irreversibile ma pure in sì rapida e degenerante mutazione, tanto da decidere di certificarlo sperimentalmente, ‘sto processo.
Ho preso un cane e un porco, e li ho messi davanti a vari ausili per la scrittura: dalla lavagna col gessetto al foglio bianco con penna, al pc con tastiera finanche al tablet con software di scrittura a comando vocale. Il cane ha annusato il tutto e si è rimesso a giocare con la propria palla di gomma; il porco ha girellato intorno a quelle cose, poi s’è mangiato il gessetto e ha calpestato il tablet, andandosene poi attratto da una pozza d’acqua fangosa.

Uno scarabeo stercoraro mentre si appresta a scrivere un romanzo
E’ palese: a quanto pare nemmeno quei due mammiferi s’abbassano più a praticare la scrittura letteraria, evidentemente sdegnosi di far altrimenti parte della relativa categoria professionale – se tale la si può definire, ovviamente.
Ergo, proporrei una variazione del suddetto motteggio, sostituendo i cani e i porci con altri esponenti del mondo animale di più abietta (con tutto il rispetto) specie – ad esempio, non so, lo scarabeo stercoraro e il lombrico sipunculoide, ecco.
Nel frattempo, mi reco a comprare una bella motosega. Massì, di questo passo ambisco sempre più ad andare a fare il boscaiolo nelle vaste e disabitate foreste della Lapponia finlandese. Quanto meno, in tal modo, eviterò di essere incluso nella suddetta e derelitta categoria professionale, e farò del potenziale bene alla letteratura (carta per libri, dagli alberi tagliati e opportunamente rimpiazzati) ben più che tanti esponentipresunti tali, in gran parte – della stessa.

P.S.: sia chiaro, io la categoria in questione la vorrei comunque difendere, facendone parte (e infatti quanto sopra affermato può ben valere anche per lo scrivente!) così come difendo la libertà di chiunque di scrivere qualsivoglia cosa, ma praticando tale difesa a volte mi sento un po’ come un ufficiale di bordo del Titanic che, vedendo avvicinarsi l’enorme e celeberrimo iceberg, dica ai passeggeri che preoccupati gli chiedano informazioni: quel coso di ghiaccio? Macché, non farà nemmeno il solletico alla nave!