Il podcast della puntata #16 di RADIO THULE 2011/2012

Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #16 di RADIO THULE 2011/2012 di lunedì 4 Giugno 2012, intitolata Il lavoro è un’arte e dedicata all’artista Francesco Lussana e alla sua originale e intrigante ricerca artistica. Arte tecnologica, industriale, contemporanea nel senso più pieno del termine, ma anche profondamente sociale e perfettamente dialogante con il nostro tempo e con noi stessi. Perchè se il lavoro può ancora nobilitare l’uomo, e creare quella bellezza che potrà salvare il mondo, Lussana è in grado di indicarci un modo affinché ciò possa avvenire…
Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

N.B.: il podcast di RADIO THULE è supportato da MediaFire, uno dei migliori servizi di hosting e file clouding del web. Basta cliccare sulla radio, come appena spiegato, e dalla pagina relativa su MediaFire attivare il download, seguendone le semplicissime istruzioni.

Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 18 Giugno 2012ultima puntata della stagione 2011/2012! Save the date e, per ora, buon ascolto!

Arto Paasilinna, “I Veleni della Dolce Linnea”

Il “solito” Paasilinna, verrebbe da scrivere, concludendo qui la recensione in modo peraltro piuttosto significativo… Ma l’aggettivo solito spesso si veste di una accezione piuttosto negativa, indicando qualcosa che resta sempre uguale a sé stesso, dunque che facilmente induce monotonia, se non noia… Ma Arto Paasilinna, il più noto e probabilmente il più emblematico esponente della letteratura nordeuropea contemporanea, il termine “noia” l’ha da tempo espulso dal proprio universo letterario, e lo dimostra bene anche in questa personale ennesima lettura di un suo romanzo, I Veleni della Dolce Linnea, al solito edito da Iperborea (con traduzione di Helinä Kangas e Antonio Maiorca e postfazione di Goffredo Fofi): è la storia di una dolce e arzilla vecchietta che vorrebbe vivere in tutta tranquillità nella sua casetta di campagna gli ultimi anni di vita, ma che si ritrova perseguitata da tre sbandati guidati da un nipote nullafacente e lestofante, i quali ogni mese le sottraggono la pensione e le devastano casa…

Leggete la recensione completa di I veleni della dolce Linnea cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

RADIO THULE #16-11/12, lunedì 4 Giugno, ore 21, live su RCI Radio!

Lunedì 04/06, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming:
RADIO THULE, anno VIII, puntata #16:
Il lavoro è un’arte
Ovvero: può un macchinario industriale “rozzo” come una pressa diventare una fonte di arte? Può una fabbrica metalmeccanica divenire un originale e particolare “atelier” artistico? E può il lavoro, per di più con la valenza che assume oggi, in questi tempi di crisi e di precarietà, generare bellezza e senso estetico come appunto solo (o quasi) l’arte può fare? Francesco Lussana è la risposta a queste domande! In questa puntata Radio Thule ospita l’artista bergamasco, e accompagna i propri ascoltatori a conoscere la sua personalissima carriera artistica: arte tecnologica, industriale, contemporanea nel senso più pieno del termine, ma anche profondamente sociale e perfettamente dialogante con il nostro tempo e con noi stessi. Perchè il lavoro può ancora nobilitare l’uomo, e creare quella bellezza che potrà salvare il mondo

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD. E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: stay tuned!

PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione fotografica digitale (e “concettuale”)!

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Sono molto lieto e onorato di potervi presentare PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione “digital-concettuale” fotografica, composto da una serie di venti immagini sulla quale ho lavorato negli ultimi mesi.

Cos’è Perceptions
Le immagini del progetto Perceptions nascono da un’osservazione molto evidente, forse anche banale ma probabilmente assai ignorata: gli occhi guardano, il cervello osserva, ma è poi l’animo che vede veramente, ovvero che percepisce ciò che poi realmente la mente coglie, nota, e conserva come ricordo precipuo della originaria visione. Proprio come se, del panorama complessivo colto dallo sguardo, solo una parte di esso alla fine risulti colorato, dunque in risalto rispetto al resto – viceversa in qualche modo “privato” di cromatismi – e attirante l’attenzione più vivida e consapevole dell’osservatore.
E’ un processo che si compie in modo quasi sempre inconscio e automatico, ma il cui senso si può facilmente ritrovare in qualsiasi rappresentazione umana della realtà, dall’arte alla musica, dalla letteratura alla cinematografia, fino alla più banale descrizione di qualsivoglia cosa che possa essere fatta nel corso d’una chiacchierata tra amici. Inutile denotare che tale percezione ha un carattere totalmente individuale, legandosi alle memorie, alle esperienze, agli interessi, ai sogni e ai desideri e a quant’altro di personale formi la parte psico-intellettuale dell’osservatore. In base a ciò, gli occhi guardano, come detto, il cervello osserva quanto visto, lo registra e lo elabora, infine l’animo trasforma questa elaborazione del generale in percezione del particolare, ovvero in qualcosa che più di altre “lascia il segno” in noi, ci colpisce, ci emoziona e ci suggestiona, fin anche ci condiziona, forse. E l’animo può compiere ciò proprio grazie alla capacità di miscelare la parte fisica della realtà con quella “metafisica” della persona interagente nella realtà stessa. L’oggetto reale guardato/osservato si avvolge della nostra essenza interiore, così da essere percepito nel suddetto modo suggestionante, magari in senso opposto o quasi rispetto alla propria realtà originaria. Diventa ricordo, nel senso più pieno e alto del termine.
E’un processo questo, oltre che inconscio e automatico, anche universale. Per tale motivo le immagini di Perceptions non sono state realizzate appositamente per il progetto, ma molto normalmente vengono dalla più semplice quotidianità: fotografie pescate a caso tra le tante, ricordi – questa volta in senso “elementare”, come la fotografia senza mire artistiche è in origine – del vissuto passato senza particolari connotazioni specifiche. Pescate a caso, certo, ma per scelta non casuale, dacché immagini realizzate appositamente avrebbero in qualche modo reso più artificiosa l’idea di fondo del progetto. In questo modo, invece, anche nel concreto si compie quel processo descritto di sguardo-osservazione-visione-percezione: dalla “banale” foto-ricordo, rielaborata, emerge la percezione insita in essa. Come se l’immagine divenisse in qualche modo un’istantanea dell’animo.
E se altri, nel guardarle, coglieranno dalle immagini di Perceptions ulteriori – appunto – percezioni, il senso non cambia. Anzi, dacché condiviso, il suddetto processo potrà dirsi ancora più compiuto.

Perceptions sul web
Oltre che qui (e nel profilo facebook personale), potete vedere il progetto Perceptions e visitare la galleria di immagini – in grande formato e miglior qualità – in due web-luoghi dedicati: il sito “ufficiale” del progetto, che gira su SitoHD, la piattaforma web per siti fotografici professionali, oppure il blog lucarotaperceptions.wordpress, nel quale peraltro troverete anche le news relative a tutti gli sviluppi futuri del progetto e ogni altra informazione in merito.
Cliccate sull’immagine sopra per entrare nel sito (il quale è disponibile anche in una versione per smartphone e tablet), oppure su quella sotto per visitare il blog. Inutile dire che siete liberissimi (anzi, invitati) a lasciare le vostre impressioni su quanto vedrete, anche solo cliccando Like sulle immagini che ritenete più interessanti. E fin da ora grazie di cuore, se lo farete!

Perceptions “live”
E, giusto a proposito di sviluppi futuri, Perceptions diverrà anche un progetto espositivo: l’intera serie delle immagini sarà riprodotta in C-Print su DBond, in formato cm.40×30 e in edizioni limitate, in modo da essere, oltre che esposta in gallerie d’arte e luoghi espositivi vari, anche disponibile per chi ne vorrà possedere uno o più esemplari.
Nel caso, se desiderate avere maggiori informazioni in tal senso, non esitate a contattarmi.

Brand New Gallery, Milano: “Changing states of matter” / Cristina Lei Rodriguez “Recover”, dal 31/05 al 28/07

La collettiva Changing states of matter è una mostra pensata per svelare i processi della creazione artistica, che si svolgono attraverso una “produzione ipotetica” del reale, portata al limite estremo dell’esperienza sensoriale. Attraverso la frammentazione del lavoro iniziale, questo gruppo di artisti indaga la materia per rivelarne nuove forme e sembianze, dando vita a mondi misteriosi ottenuti sovvertendo le tecniche artistiche tradizionali. Ognuno degli artisti inclusi in questa group show sceglie il mezzo espressivo in base alla propria esperienza della materia tangibile e dell’intimità della memoria. La materia diviene quindi metafora delle strutture sociali e delle realtà che ci circondano, e la sua aggressione diviene pratica utile ad esplorare il rapporto con l’alterità ed il reciproco scambio che costantemente avviene tra le persone e gli oggetti.
Sebbene alcune delle opere proposte in questa mostra possono sembrare, nei termini canonici della storia dell’arte, molto tradizionali, la differenza è apportata dalla sovversione dei luoghi comuni ereditati e connessi con il genere. Esse svelano una tensione evidente tra il pensiero ed il processo costitutivo, che consente di concepire una nuova modalità scultorea offrendo una visione caleidoscopica di spazi indefiniti.

Le forme scultoree elaborate da Cristina Lei Rodriguez sono conglomerati astratti provenienti da un’era post atomica, di cui narrano le vicende di decadenza e rovina. Sebbene i processi naturali di crescita e declino siano stati una tematica che ha ispirato gran parte del suo lavoro, recentemente l’artista ha deviato lo sguardo lontano dalla natura, per rivolgerlo verso costruzioni culturali di incertezza ed instabilità. Nei suoi ultimi lavori, la materia è sagomata con sensibilità critica nei confronti della voracità bulimica e del glamour impenitente che accompagnano il capitalismo contemporaneo, dell’accumulazione della ricchezza che va di pari passo con la minaccia di un collasso sistemico totale.
Per realizzare le sue sculture, Cristina Lei Rodriguez adotta una sorta di ready-made ottenuto impiegando una molteplicità di materiali come plastica, resine, reti metalliche, gesso, vernice e detriti, modellati attraverso un’estetica gestuale di distruzione e decomposizione, grazie a cui essi si schiacciano, si accartocciano, si ritorcono su se stessi o sporgono grevemente verso l’esterno, colando una folta pittura materica sui piedistalli da cui si elevano.

Giovedì 31 Maggio Brand New Gallery, una delle gallerie più cool* di Milano, inaugura due nuove mostre: in galleria 1 la collettiva Changing states of matter, con opere di Aaron Angell, Bianca Beck, Lynda Benglis, Steve Bishop, Kadar Brock, Matthew Chambers, Folkert de Jong, Nicolas Deshayes, Sam Falls, Ryan Foerster, Antonia Gurkovska, Gabriel Hartley, Jessica Jackson Hutchins, Mai Thu Perret, Rona Pondick, Ry Rocklen, Analia Saban, Ivan Seal, Molly Zuckerman-Hartung.
In galleria 2 Recover, prima mostra personale in Italia dell’americana Cristina Lei Rodriguez.
Cliccate sulle immagini per visitare le pagine nel sito web di Brand New Gallery dedicate alle due mostre.

*: lo so, lo so. “Cool” è diventato uno degli anglicismi più usati qui da noi spesso con assoluta banalità e inutilità, e quasi sempre perché fa’ figo usarlo. Ma credo che, per Brand New Gallery, l’accezione resti ben salda in un ambito virtuoso, anche per come la galleria milanese sappia andare oltre la mera opera di esposizione d’arte contemporanea per diventare un centro di promozione della cultura, e un supporto pratico per chi di “buona” cultura ne abbia da offrire.
Ecco. Visitatela, e capirete cosa intendo.