Io e Instagram

E niente, siccome io Instagram continuo a non capire a cosa serva, salvo che alla promozione di luoghi turistici e/o commerciali, ai fotografi bravi e ai personaggi pubblici che vivono della propria immagine (definizione che, per quanto mi riguarda, concerne ben poche figure e certamente nessuno di quegli “influencer” del piffero, che peraltro a me influenzano come un topo vegano influenzerebbe un gatto affamato), alla fine, visto che ci sto e posta tale mia ignoranza o ottusità, ho deciso che lo utilizzerò nel modo in cui non dovrebbe essere utilizzato: scrivendoci molto e pubblicando poche immagini.

Perché è vero che oggi l’immagine conta molto – buona parte della nostra civiltà ormai si basa sulla mera apparenza, non più sulla concreta sostanza – ma è pure vero che qualsiasi pur bella immagine senza un buon contenuto espressivo vale come un palloncino colorato pieno d’aria che svolazza in cielo: carino sì, ma prima o poi inesorabilmente scoppia, e non resta più nulla.

Flat-ulenze fiscali

Sta a vedere che alla fine salta fuori che è tutto un quiproquo, che stanno facendo una gran confusione tra flat tax e flat Earth, o flat house, o magari con le tariffe flat rate e ci sarà anche qualcuno un po’ miope che legge la “L” come una “I” e pensa alla FIAT e quindi che la flat tax si applica alle flat house o a chi crede alla flat Earth o possiede una Fiat, anzi no, la flat tax e le tariffe flat rate sono la stessa cosa ma solo sulla flat Earth – e chi abita in una flat house ma è nativo di Flat, deve pagare oppure no?

Insomma, tutto quanto una gran flat-ulenza, alla fine.

8 anni di blog!

Ohibò!
Mi sono appena reso conto che oggi il blog – questo blog, intendo – compie 8 anni! Infatti il primo articolo – originale al mio solito – lo pubblicavo proprio il 21 giugno del 2011.

Nel frattempo ne è passata parecchia di acqua sotto i po…st ma, ancor più (ho dato un occhio alle statistiche), sono passati dal blog 279.948 visitatori. Che non so se siano pochi o tanti (a me sembrano tantissimi), semmai ciò che conta è, per quanto mi riguarda, la gratitudine che rivolgo a tutti, a chi lo frequenti spesso, a chi vi è iscritto e pure a chi sia passato una sola volta. Non sono così sbruffone da credere di aver offerto sempre dei contenuti interessanti, certamente ci ho provato (ma, sapete, tra il dire e il.. postare c’è di mezzo il mare – del web, nel quale tutti “navighiamo” con o senza una meta) e, comunque, un blog vive di sicuro dei propri contenuti ma, ancor più, di chi li fruisce e lo frequenta.
Quindi, per tutto ciò: doppiamente, triplamente, molteplicemente grazie!

Ok, ora basta coi festeggiamenti folli. Torniamo sobri come bottiglie di acqua distillata!

Mi piace (la mia vetustà)

C’è un fatto che, pressoché ineluttabilmente, segnala a me stesso la personale “vetustà” (trad.: quanto sono vecchio): che ogni qualvolta il mio occhio colga l’icona del pollicione levato – quella lì sopra, sì – la prima cosa che mi balza in mente è “autostop”, non “mi piace” o “like”. Già.

Nonostante non sia ancora in età da ospizio e non sia affatto in condizione di web o social network divide, tutt’altro. E nonostante pure che, a me, fare l’autostop non è mai piaciuto.

D’altro canto non mi lagno affatto di tale vetustà. Anzi, tutt’altro. Ecco.