Messo alle strette dalla pessima realtà di fatto delle opere olimpiche in Valtellina e non solo, l’Assessore alla Montagna di Regione Lombardia, uno dei referenti politici principali delle opere in questione, accusa con le solite frasi fatte quelli che, manifestando critiche ai progetti presentati, a suo dire avrebbero fatto «perdere tempo a tutti».
Peccato che se invece quelle opere fossero state progettate con adeguato buon senso e non calandole dall’alto per mere convenienze politiche, con competenza e con attenzione ai territori e alle loro peculiarità, con l’ascolto delle comunità locali e l’interlocuzione con gli abitanti dei luoghi coinvolti, molte di quelle critiche – inevitabili vista la situazione – non avrebbero avuto senso né forza e il tempo l’avremmo tutti risparmiato, non perso. Col rischio conseguente di perdere pure la faccia, di questo passo.
D’altro canto le prossime Olimpiadi milano-cortinesi la realtà delle cose l’hanno certificata da tempo: in Lombardia non «c’è chi fa» ma “chi fa su”, (cito di nuovo Giuseppe “Popi” Miotti, decano delle guide alpine valtellinesi, uno che la zona la conosce come pochi altri) come si dice qui per riferire di lavori pensati e fatti male, c’è un fare tanto per fare e per spendere soldi pubblici così da potersene poi vantare propagandisticamente, alle/sulle spalle dei territori e delle comunità, senza alcuna vera progettualità e visione del futuro.

Il disastro del Mottolino a Livigno, sterrata una montagna, abbattuti 400 larici ,fatti sparire in pochi giorni, è uno scempio di dimensioni mai viste ,a ns spese,a vantaggio dei gestori degli impianti.
Ciao Luca,
mi sorge spontanea una domanda: se sono state completate circa il 9% delle opere previste e se il 60% verrà completato a olimpiadi concluse, dov’è finito il restante 30%? Mi piacerebbe illudermi che non se ne farà niente per evitare altri inutili e costosissimi scempio ambientali, ma gli interessi economici e politici in campo sono troppi….
Grazie per l’ attenzione e buona fine della settimana.
Simone
Anch’io ho lo stesso timore: in pratica ci saranno “opere olimpiche” per definizione d’ufficio da completare anni dopo le Olimpiadi e, dunque, ben difficilmente definibili ancora come “olimpiche”. Il che potrebbe dare modo a i decisori politici di dirottare le risorse altrove, a ulteriori opere più legate agli interessi del momento, lasciando incompiuti quei cantieri olimpici. Una circostanza che registra già una luuuuunga cronologia, in Italia, senza alcuna garanzia che non accada più.
Grazie a te, e buon fine settimana!