Uno “scherzo” dell’antropocentrismo

Uno degli scherzi dell’antropocentrismo: descrivere la fine della specie come implicante la morte della natura vegetale e animale, la fine stessa della Terra. La caduta dei cieli. Non esiste escatologia che non consideri la permanenza dell’uomo come essenziale alla permanenza delle cose. Si ammette che le cose possano cominciare prima, ma non che possano finire dopo di noi.

(Guido Morselli, Dissipatio H.G., Adelphi, Milano, 1977.)

Morselli, credo ironicamente, lo definisce “scherzo” quello evidenziato nelle sue illuminanti parole. Con più chiarezza, forse cinica ma certamente obiettiva, lo si potrebbe definire “una delle stupidità dell’antropocentrismo”. Palese, peraltro.

(L’immagine è tratta dal sito “CriticaLetteraria“, qui.)

2 pensieri su “Uno “scherzo” dell’antropocentrismo”

  1. E invece la natura starebbe enormemente meglio senza di noi, se scomparissimo all’improvviso ci metterebbe un po’ a compensare per i disastri che abbiamo creato, ma non tantissimo.

    1. Sicuramente, ff0rt. Credere il contrario, infatti, segnala inequivocabilmente la stupidità della razza umana – se mai ce ne fosse bisogno e già non lo faccia la storia con altrettanta inequivocabilità.

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