“Un giorno incontrai per la montagna un tale che aveva inciso sul cinturino del cappello questa frase: l’è andà così. Gli chiesi: com’è andata? E lui, guardando lontano e stringendosi nelle spalle rispose: mah, così è andata.”
(Mario Rigoni Stern, Il bosco degli urogalli, Einaudi, 1a ediz. 1962.)
Questo fulminante incipit d’un racconto de Il bosco degli urogalli del grande Rigoni Stern, che coglie così bene il tipico pragmatismo montanaro fatto di poche parole e altrettanto poche emozioni, se ormai considerate superflue per la propria quotidianità, mi fa riflettere sul senso e sull’essenza della memoria. Perché se è fondamentale ricordare la storia, sapere ciò che custodisce per riflettere, capire e imparare, è altrettanto fondamentale non recriminarci sopra e, per ciò, perdersi in inutili compatimenti. La storia è figlia del tempo e lo segue inesorabilmente, tornare indietro non si può: ricordare sempre sì, fare della memoria una fonte di rimpianti no. Altrimenti è un po’ come ammorbare il presente e avvelenare il futuro. Il passato è passato: di qualsiasi cosa esso sia fatto, ormai è andata. Amen.
del tutto d’accordo. Il passato è andato e non tornerà più ma può servire per non ripetere gli errori.
Rigoni Stern? Un grande
Gente di montagna, naturalmente saggia 💗
Vero. Anche se un po’ (troppo) rude, a volte, soprattutto quando si dimentica di poter essere tanto saggia.
Ciao Loredana! 😉
Esattamente. Historia magistra vitae, lo dicevano già i Romani. Semmai dobbiamo essere noi uomini contemporanei a saper imparare dalla storia, cosa che troppo spesso pare impossibile.