Librerie ad azionariato popolare: una via di salvezza per evitare la chiusura?

IoCiSto_image-900x600Avrete probabilmente sentito parlare della libreria ad azionariato popolare IoCiSto di Napoli, nata qualche mese fa per salvare dalla chiusura l’ennesimo esercizio commerciale analogo (una FNAC, per la cronaca, catena indipendente – o più o meno tale – che come saprete in Italia non c’è più), peraltro in una zona della città, il Vomero, da tempo in profonda crisi commerciale e sociale. Per chi non conoscesse tale “esperimento”, presentato dai media come la prima libreria di quel particolare genere giuridico (che nasce in ambito sportivo come sostentamento economico se non come “salvezza” di squadre in crisi finanziaria da parte dei tifosi di esse), lo riassumo in breve.
Lo scorso maggio Ciro Sabatino, giornalista ed ex editore napoletano, lancia un allarme sui social network per via della chiusura dell’ennesima libreria, appunto. “Perché non l’apriamo noi cittadini? Se ognuno ci mettesse qualche soldo, anche poco. Io ci sto”, scrive Sabatino. Da lì a qualche settimana, dal “mi piace” si è passati a qualcosa di più concreto. “Abbiamo raccolto le prime sottoscrizioni: 150 da 50 euro ciascuna” racconta Alberto Della Casa, attuale direttore della libreria. “A luglio avevamo una sede e la presentazione ai cittadini è avvenuta il 21 luglio con un flash mob di 4mila persone in piazza Fuga al Vomero, che sta davanti alla libreria.”. Oggi i soci sottoscrittori della libreria sono circa 700 soci, molti dei quali peraltro hanno pure dato una mano nell’allestimento dei locali, imbiancando le pareti, costruendo gli scaffali e arredando gli spazi a disposizione.
In verità IoCiSto non è stato il primo esperimento di libreria ad azionariato popolare. L’anno precedente due altre realtà della vendita libraria indipendente hanno deciso di affrontare tale innovativa strada. A Busto Arsizio, in provincia di Varese, la storica Libreria Boragno – di proprietà d’una famiglia di librai dal 1911 – a marzo 2013 è stata costretta alla chiusura, “Dopo aver lottato e perso contro i punti vendita delle grandi catene” come ha spiegato allora Francesca Boragno, ultima erede della famiglia. Tuttavia Francesca non s’é data per vinta, riuscendo a ottenere dal tribunale lo scorporo di una parte dell’azienda dalla procedura di concordato preventivo, così che la Libreria Boragno è potuta ripartire grazie all’azionariato popolare e ai primi venticinque soci finanziatori.
Poco distante, a Saronno (un contagio del tutto benefico, mi viene da pensare!), un’analoga scelta è stata affrontata dalla Libreria Pagina 18, che dopo i primi 5 anni di attività rischiava a sua volta di abbassare definitivamente le saracinesche, e nuovamente per la vicinanza di un punto vendita di una grande casa editrice. “Servivano 90mila euro, non li avevamo”, hanno raccontato i gestori della libreria (dacché definirli proprietari mi pare ora improprio). “Ma grazie all’azionariato popolare, in quarantacinque giorni abbiamo trovato trentacinque nuovi soci, e a luglio dello stesso anno abbiamo potuto inaugurare.”

Poste tali esperienze così importanti e innovative per il panorama della vendita libraria commerciale nel nostro paese, posta pure la sempre più precaria situazione delle librerie indipendenti nonché rimarcando nuovamente con forza che, in un paese nel quale più della metà della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno e, forse, nemmeno più sa cosa sia un libro, c’è la necessità assoluta di rimettere in contatto le persone con l’oggetto-libro e con i suoi contenuti letterari, di rendere nuovamente il libro un oggetto assolutamente familiare, e familiare ancor più la sua importanza culturale, sociale e la bellezza che regala a chi lo legge – posto tutto ciò, insomma, credo che la via dell’azionariato popolare per le librerie indipendenti, non solo per la loro eventuale salvezza ma, io dico, per la loro prosperità (un vantaggio comune, a questo punto), sia da seguire e perseguire senza alcun dubbio. Anzi, che sia pure “istituzionalmente” e giuridicamente agevolata, in qualche modo che non ho le competenze di poter determinare ma che mi auguro possibile.
Come sostiene Claudia Migliore, vicepresidente dell’associazione IoCiSto, che gestisce la libreria napoletana e le sue attività, “Siamo un’associazione e prevediamo quest’anno di procedere all’iter per il riconoscimento. Ci risulta che in Italia, le strutture che nascono con azionariato diffuso non abbiano una forma giuridica ad hoc, devono adattarsi. Noi abbiamo scelto quella associativa che ci sta permettendo di capire come stiamo andando da un punto di vista economico e di realizzare le nostre attività. Quando il ricavato dalle vendite dei libri costituirà l’entrata prevalente rispetto alle quote associative, potremmo diventare cooperativa di consumo.”
Ecco, Claudia Migliore già indica e specifica meglio come si potrebbe agire, in tal senso. Per poi – passo appena successivo e indispensabile – creare una rete di librerie di tale genere, a sua volta ben correlata con l’intero ambiente dell’editoria indipendente nazionale, dato che ovviamente una libreria ad azionariato popolare non è diversa da qualsiasi altra, commercialmente e culturalmente. Ha una forma giuridica alternativa, tutto qui. Quel che conta è la missione (la mission oggi si direbbe, ma uso l’italiano, come da molti giustamente auspicato) culturale che, inevitabilmente, sta dietro l’attività commerciale di un esercizio come la libreria indipendente – salvo casi di inadeguata gestione. Missione che le altre librerie di catena, spiace dirlo, molto spesso mettono in secondo (o terzo, quarto, centoventiduesimo) piano rispetto al mero tornaconto finanziario, e che invece, per quanto affermato poco fa, oggi è più che mai fondamentale, da riproporre come esigenza ineludibile. E ad agire quanto prima in tal senso, senza alcuna esitazione, io ci sto.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, QUI.

Il mondo contemporaneo riflesso nel video. “Reflections”, la mostra di Bill Viola a Villa Panza, Varese. Fino al 28 Ottobre.

Per chi non lo sapesse, per chi se lo fosse scordato o per chi non l’abbia ancora visitata, è d’uopo ricordare che fino al prossimo 28 Ottobre, Villa Panza di Varese ospita Reflections, la bellissima e affascinante mostra personale di Bill Viola, certamente uno degli artisti imprescindibili alla conoscenza dell’arte contemporanea e, ancor più, alla sua essenza.
Non solo Viola è una dei maestri indiscussi della videoarte, ma è anche colui che, forse più di ogni altro, ha saputo elevare una così moderna e tecnologica espressione artistica a vertici di fascino più propriamente tipici dell’arte antica e classica, coniugando estetica elettronica, profondità tematica e fruibilità di massa in opere che, appunto, fanno di diritto parte della storia dell’arte. E, a mio modo di vedere, non solo contemporanea, per come anche i suoi video più datati sembra non risentano dello scorrere del tempo.
Una mostra da non perdere, insomma, in una cornice peraltro mirabile quale è Villa Panza, bene FAI, circondata da uno dei più bei parchi d’Italia e sede di una notevole collezione d’arte contemporanea: tutti ottimi motivi per una visita, no?

Bill Viola, simbolo della video arte, ha realizzato per Villa Panza la mostra Reflections. Sono esposte undici installazioni che definiscono i temi centrali del suo lavoro dagli anni ’70 ad oggi, scelte e pensate appositamente dall’artista americano in dialogo con l’architettura del luogo. Le opere creano un viaggio di spiritualità e di energia dal quale il visitatore uscirà completamente trasformato.
Nelle Scuderie della Villa è esposto il sorprendente Nantes Triptych (1992) che documenta la ricerca di Bill Viola attraverso concetti esistenziali quali la nascita, la morte e la trascendenza. Nell’installazione Reflecting Pool (1977-79) l’artista disamina i temi della purificazione, della dissoluzione e della rinascita. Il percorso continua nell’ala padronale con The Darker Side of Dawn (2005) dove la natura è protagonista con il suo solenne e impercettibile movimento e dove l’artista ha voluto creare un’eco al parco di Villa Panza.
La mostra prosegue con i lavori figurativi della serie Trasfigurations (2007-08) in cui l’acqua diventa il simbolo di transizione tra la vita e la morte. Tra le opere è presente anche Emergence (2002), uno dei capolavori di Bill Viola noto per il riferimento al patrimonio figurativo del passato, ed esposto per l’occasione a Villa Panza come omaggio al territorio di Varese, al suo Sacro Monte e agli affreschi di Masolino da Panicale nella Collegiata di Castiglione Olona.
La mostra è a cura di Kira Perov.

Cliccate sull’immagine per visitare le pagine dedicate alla mostra nel sito web del FAI. Reflections, lo ricordo ancora, è aperta fino al 28 Ottobre 2012.