Quest’anno in montagna ci sono più turisti rispetto al 2023 o ce ne sono di meno?

Ogni anno a febbraio l’Osservatorio Turismo di Confcommercio, in collaborazione con la società di ricerche di mercato SWG, elabora e rende pubblica un’indagine sulle tendenze del turismo montano, focalizzata al primo trimestre dell’anno analizzato cioè al periodo tradizionalmente sciistico.

Dal confronto dei risultati di quest’anno con quelli del 2023 balza subito all’occhio la differenza notevole di quello che è il dato principale della ricerca, il numero di italiani che hanno scelto come destinazione per la propria vacanza la montagna: nel 2024 8,3 milioni, nel 2023 12 milioni (vedi le immagini sopra e sotto, cliccateci sopra per leggere i rispettivi comunicati). Una differenza di ben 3,7 milioni sull’anno in corso rispetto al precedente, pari a oltre il 30% in meno.

A meno che il dato del 2024 non comprenda le presenze giornaliere (cosa tuttavia non segnalata nei comunicati ufficiali di Confcommercio), una riduzione così ingente risulterebbe del tutto contradditoria ai tanti comunicati dei gestori dei comprensori sciistici che invece segnalano “record” di presenze sulle piste e nei propri hotel: basta fare una rapida ricerca sul web e di comunicati del genere se ne trovano numerosi. Com’è possibile?

Non essendo il caso di trarre conclusioni in merito, ho provveduto a chiedere direttamente a Confcommercio delucidazioni al riguardo. Nel frattempo segnalo un altro dato assai significativo che emerge dall’indagine dell’associazione, in tal caso indipendente dalla quantità di presenze, ed è quello della spesa media pro capite: 540 Euro nel 2023, 350 nel 2024. Un ulteriore dato in consistente riduzione, pari al 35% in meno, a sua volta formalmente in contraddizione rispetto alla tendenza all’aumento dei prezzi che nelle ultime stagioni ha caratterizzato l’offerta delle località montane, in particolar modo quelle sciistiche. Ovvero, per osservare la questione dal punto di vista opposto, un dato assolutamente legato a quegli aumenti, che pare costringano i turisti italiani a ridurre di conseguenza i propri budget per la spesa vacanziera. E se si rileva un ulteriore risultato dell’indagine di quest’anno, cioè che solo un italiano su tre praticherà sport e dunque, in molti casi, acquisterà uno skipass per sciare, la contraddizione tra quanto rilevato da Confcommercio e quanto dichiarato dagli esercenti turistici appare ancora più evidente.

Insomma, è il caso di capirci qualcosa di più e di meglio su questo tema: non tanto per dare ragione o torto all’uno o all’altro ma perché, in qualsiasi modo e qualsivoglia numero rilevino, questi dati risultano importanti e significativi rispetto alla direzione che deve e dovrà prendere il turismo montano nei prossimi anni e le conseguenti politiche di gestione delle sue dinamiche commerciali e socioculturali, al fine di generare sempre il maggior beneficio possibile per tutta la montagna e innanzi tutto per le comunità che la abitano e lassù restano, quando i turisti se ne sono tornati alle proprie case.

Conto dunque di tornare presto su questo tema, con ulteriori rilievi, dettagli e considerazioni.

La montagna come un Circo Barnum

[Un mega “alpine roller coaster” sulle montagne dello stato di Washington, USA. Immagine tratta da qui.]

Sono almeno dieci anni (contati per difetto) che metto in guardia da questo pericolo: la montagna diventata come il Circo Barnum. L’aspetto circense non è costituito soltanto dagli aperitivi con cubiste o dalle gite in motoslitta con cena notturna in baita.
Anche l’azione sul terreno è permeata da una gran confusione. Il nettissimo salto di qualità dell’attrezzatura, sotto il profilo tecnologico, è uno dei cavalli di Troia di questo fenomeno. Gli altri due sono l’elevato livello di allenamento atletico e la possibilità di provarsi, sul piano delle tecnica arrampicatoria/sciistica, in contesti addomesticati, se non addirittura completamente artificiali.
Insomma: è troppo facile accedere ai monti. Il Circo Barnum si è innescato proprio perché si sono abbassate le barriere di ingresso al mondo della montagna. Le barriere di accesso non sono di tipo economico, ma di facilità nella fruizione. La montagna è ormai troppo comoda, come un avvolgente divano in salotto. Però non si sta sdraiati nel salotto di casa, ma ci si muove in ambiente, dove il contesto non è quello del salotto: anzi, l’ambiente si è ulteriormente ”incattivito” per le conseguenze del generale cambiamento climatico – ghiacciai più tormentati, pareti che crollano, manto nevoso più instabile […]

Tratto da Manca la cultura della montagna di Carlo Crovella, articolo pubblicato su “Gogna Blog” – sul quale lo potete leggere nella sua interezza: cliccate qui – il 18 maggio 2023.

«Luna park», «divertimentificio», «Circo Barnum»: ormai da anni personaggi di grande prestigio del mondo della montagna, profondi conoscitori della cultura alpina come Crovella, denunciano la banalizzazione sempre più grave e deleteria dei territori montani. I cui effetti da tempo, e in certe località soprattutto, sono già visibilissimi: turismo di massa, sovraffollamento, traffico, cementificazioni, consumismo paesaggistico, degrado dei territori e dell’ambiente naturale, incompetenza, inciviltà, incidenti, decadenza socioculturale… – l’elenco può diventare lunghissimo. Quanto si vuole ancora andare avanti lungo questa maledetta strada, mettendo in serio pericolo – e in modi sempre meno rimediabili – il destino futuro delle montagne e di chi le vive solo per fare qualche soldo e ricavarci biechi tornaconti personali? Perché non si è capaci di pensare e realizzare uno sviluppo delle montagne realmente equilibrato e armonioso con i loro delicati paesaggi e le peculiarità preziose che offrono, sviluppando di conseguenza una frequentazione dei monti ben più virtuosa e benefica – dal semplice turista della domenica fino allo sciatore e all’alpinista super metodici – per tutti, socialmente, economicamente, ecologicamente, ambientalmente?

È così difficile non provocare danni alle montagne? O forse è l’esatto opposto e, scriteriatamente, ci viene troppo facile provocarne?