Colpo di scena: ora i librai attaccano! O meglio, lo fanno gli scrittori, per loro…


Quasi a far da seguito a quanto ho pubblicato ieri, qui sul blog – articolo che ho focalizzato sui librai e la loro sopravvivenza, ma l’ambito è esattamente lo stesso, solo trattato da un’altra parte – leggo sui media (ad esempio QUI) dell’iniziativa di “un gruppo di 300 scrittori che includono alcune delle firme più famose del mondo della letteratura mondiale, si sono uniti alla pubblica protesta contro “le tattiche da strozzinaggio” del colosso del libro di Jeff Bezos che “tiene ostaggio” i titoli della casa editrice del gruppo Lagardere. Orhan Pamuk, V.S. Naipaul, Philip Roth, Milan Kundera, Salman Rushdie, non hanno legami diretti con Hachette e il loro obiettivo va oltre la disputa sui prezzi degli e-book che la contrappone a Amazon.
E più avanti, nell’articolo che sto prendendo a riferimento: “Pamuk, Roth e gli altri chiedono che il dipartimento della Giustizia metta Amazon sotto inchiesta per tattiche monopolistiche illegali. Il loro affondo punta i riflettori sui diritti e le responsabilta’ di una societa’ che vende meta’ dei libri in circolazione in America e che controlla la piattaforma dominante degli e-book. “Se Amazon non viene fermata siamo alla fine della cultura letteraria in America”, ha detto Wylie al New York Times: “Quel che Bezos sta facendo e’ a danno dell’industria del libro e degli autori”.
Guerra totale, dunque, tra mondo editoriale tradizionale e digitale? Forse, o forse no. A volte certe iniziative che paiono mirabilmente nobili e virtuose poi si rivelano alquanto bieche – ovvero attaccanti un certo potere solo per difendere un altro potere, magari di forma opposta ma di identica sostanza; altre volte invece sono soltanto modi originali per far parlare di sé. Ma in certi casi servono invece per menar quei fendenti che la società civile da sola non potrebbe portare a segno, sperando che qualche buon effetto lo possano conseguire – e in tal caso certi nomi presenti nella lista degli attaccanti non possono che farmi pensare tutto il bene possibile circa tale iniziativa, almeno ora.
(E per completezza di cronaca, ecco un altro fronte aperto della stessa guerra – un fronte transalpino, in tal caso!)

Ora, appunto: al momento non c’è che attendere ulteriori sviluppi di tali (pseudo)belligeranze; per quanto mi riguarda, e per esprimere il mio pensiero sulla questione, non ho assolutamente nulla contro la vendita on line, in primis, e nemmeno contro Amazon. Tuttavia se Amazon, in quanto tale ovvero come colosso industriale e finanziario qual è, acquisisce sempre maggiori fette di mercato con prezzi “libidinosi” per il pubblico ma ottenendoli con tattiche di bieco strozzinaggio per editori (che non sono affatto santi, sia chiaro!) e autori, con ciò riducendo anche i margini e le possibilità di sopravvivenza di tutto il resto della filiera editoriale – con i librai in testa, o in fondo – allora no, la cosa non mi garba affatto e mi devo augurare che la guerra suddetta sia feroce e totale. Perché una tale realtà, se risulta effettiva come certe notizie sul comportamento di Amazon riportano (lo stesso articolo sopra linkato, ad esempio), una volta ancora e in modo ora quasi irrimediabile trasforma la cultura diffusa – quella che il libro e l’esercizio della lettura rappresentano bene – in puro e turpe mercato, condizionato a tutto ciò che di orribile lo stesso ha palesato negli ultimi anni, e come già accaduto per molte altre cose della nostra quotidianità. Per essere ancora più chiari: ben venga Amazon e gli altri soggetti simili, ma in un mercato ove certe regole di equità possano essere rispettate e osservate da tutti, dal piccolo librario di paese alla mega-multinazionale con bilanci da manovra economica nostrana. Il mercato conta, sarebbe da idioti credere il contrario, ma un mercato capitalisticamente sano, obiettivo e coerente, non certo quello che, appunto, ci ritroviamo oggi a rovinarci troppo spesso la quotidianità.
Insomma, “Se Amazon non viene fermata siamo alla fine della cultura letteraria in America“: i toni sono questi, adesso. Sembrano fin troppo catastrofistici ma, visto il mondo su cui stiamo e le sue innumerevoli e inopinate bizzarrie, è il caso di lavorare per il meglio (sempre), preparandosi al peggio.

P.S.: e gli scrittori italiani? Che pensano? Che dicono? Che fanno? Si attendono riscontri in merito…