Rex Stout, “Nero Wolfe apre la porta al delitto”

cop_nero-wolfe-apre-la-porta-al-delittoQuando personaggi d’invenzione letteraria, con tutto il bagaglio vario e assortito di caratteristiche che li identifica, diventano protagonisti di cicli molto lunghi nel tempo, tendono per così dire a uscire dal tempo stesso, fissando una sorta di modello il cui iniziale successo di pubblico fissa in un certo modo e ne sancisce la necessaria ripetitività. Per intenderci, uno Sherlock Holmes che si è abituati a vedere in azione nelle vie e tra i palazzi della Londra di fine Ottocento/inizio Novecento, stonerebbe non poco se lo si leggesse impegnato nello scoprire un sospetto sul web, ad esempio, o facendo altro di così contemporaneo e così avulso dal personaggio classico e dalla sua abituale scenografia. Di contro, bisogna però considerare che, se pure il personaggio può restare ancorato alla propria iconografia standard, per il piacere dei suoi fans letterari, il suo autore il tempo lo percorre inesorabilmente, e inevitabilmente venendone in qualche modo influenzato.
Un qualcosa del genere l’ho notato in Nero Wolfe apre la porta al delitto (Mondadori, 2007, traduzione di Laura Grimaldi; titolo originale A Family Affair, 1975), romanzo che Rex Stout pubblicò nell’anno della sua dipartita da questo mondo ovvero quasi mezzo secolo dopo le prime avventure del “suo” celeberrimo investigatore privato, uscite nel 1934 – e sarà, questo romanzo, anche l’ultimo con Wolfe come protagonista…

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P.S.: nell’immagine in testa al post, il Nero Wolfe certamente più celebre in Italia, quello della serie TV in onda tra il 1969 e il 1971 con Tino Buazzelli.

Victor Gischler, “La gabbia delle scimmie”

cop_La-Gabbia-delle-ScimmieInformazione mediatica contemporanea, action movie, docu-fiction, reality show di matrice “sociale”, certi videogiochi molto in voga oggi, certa “cultura take away”, molto web… Sono solo alcuni dei tanti elementi che popolano l’immaginario collettivo del tempo presente, e che si basano spesso su una sorta di superspettacolarizzazione della realtà ordinaria, troppo “ordinaria”, appunto, da poter essere presentata e riportata tale quale è ad un pubblico che, dotato di punti di riferimento (pseudo)culturali ben determinati e, come già accennavo, basati sul metodo “tutto e subito”, potrebbe stancarsene rapidamente… Elementi a volte meravigliosi, sia chiaro, costruiti spesso in modo geniale e assolutamente, pienamente coevo e consono alla nostra epoca su matrici che mixano sociologia e teatro, in modo da prendere per mano il loro fruitore e portarselo appresso dove egli vuole andare, ovvero dove essi vogliono che vada, attraverso uno scambio in tempo reale di bisogni, volontà, desideri, offerte, soluzioni.
Sì, ok, forse la sto facendo troppo lunga e complicata… La gabbia delle scimmie è l’esordio narrativo di Victor Gischler, (Meridiano Zero, collana “Meridianonero” , 2008, con traduzione di Carlo Prosperi e Marina Rotondo; titolo originario Gun Monkeys, 2001), un romanzo noir che più noir non si può, duro, epico, velocissimo e violento, con una costante atmosfera da massacro totale imminente che, se possibile, viene pure accresciuta dallo humor nero che vena la narrazione e da certa moralità distorta che il protagonista della vicenda dimostra, gangster feroce e spietato che si cura di continuo che la madre non si preoccupi per lui e che il fratello minore, ovviamente affascinato dalla sua vita selvaggia, torni invece a studiare all’università e si costruisca una vita “normale”, lontana dagli innumerevoli cadaveri che invece tappezzano la quotidianità del protagonista suddetto…

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Ah, l’amore, l’amore… (L’amore?!?)

Dunque… Innamorato.
Bene, direi di sì, insomma, certo… Tuttavia mi viene da chiedermi: okay, ma cos’è poi l’amore? Concetto dal quale poi si deriva quell’attributo così agognato e sfruttato? Voglio dire: se io accuso Sandro di essere puzzolente ma egli non conosce ‒ o non riconosce – lo stesso concetto di “puzza” in base al quale io lo accuso dell’aggettivo derivato, come può lui dirsi e riconoscersi effettivamente tale?
Posto ciò… Cos’è l’amore? Cosa significa “amare”?
Beh, ad esempio il prigioniero condannato a morte su una nave di pirati lo sapeva bene cosa volesse dire amare! “A mare”!, urlava bieco il capitano, sancendone la sorte finale e spingendolo sull’asse a sbalzo dal ponte con la sua spadaccia. Inequivocabile, un senso del genere, dacché inequivocabilmente lasciava chi ne subiva l’effetto amareggiato! E non lascia così anche l’amore, assai spesso? In fondo, solo un cambio di vocale c’è di mezzo, per il quale si più follemente amoreggiare oggi, e domani rimanere follemente amareggiati, tanto da uscire di senno per aver perso l’amore, appunto. Ah, quanto può essere amaro l’amore!
Già, ma forse la regola del “cambio di vocale” potrebbe effettivamente valere: in fondo, se l’amore può essere accostato a una cosa, questa potrebbe essere un umore… Uno stato d’animo, una condizione di spirito del tutto propria, personale, cioè individuale… Infatti, rovinato un amore, rovinato l’umore! E il cuore non è più protagonista di tutto quanto, ma subalterno: non detta lui il ritmo, ma un ritmo è già nell’amore: vocale-consonante-vocale-consonante-vocale. Beh, un ritmo etimologicamente perfetto, la migliore (o la più suggestiva) armonia mai verbalmente generata tra vocali e consonanti! Dunque, sotto un altro punto di vista, comunque non un fine ma un mezzo: godere d’un buon amore per godere d’un buon umore!
E allora, tutti quelli che si dicono “innamorati”? E se fossero solo degli ingenui che camminano sul tremolante asse a sbalzo del ponte della nave dei pirati, convinti invece di starsene sul più fermo e sicuro piano? Così, basta un tremolio, un colpetto di vento, una piccola vocale variata… Splash! L’amore si fa amaro come l’umore, e da innamorati si diventa in-ammarati! E vai a dirglielo poi al pescecane, che già ti brama leccandosi i denti, che tu no, accidenti! Tu l’amavi, eri innamorato, non hai nemmeno capito come diavolo sei finito lì! Ma lui niente, fa pinne da mercante, apre bene bene le sue fauci… E tu cosa fai? Ne resti amareggiato, appunto!

Libro_CLMRD_12_ruotato_300Questo è un brano tratto da CERCASI LA MIA RAGAZZA DISPERATAMENTE (Senso Inverso Edizioni, Ravenna, 2011, ISBN 9788896838532, Pag.132, € 13,00, illustrazione di copertina di Vittorio Montipò – Ebook: ISBN 9788896838617 – € 7,00) il mio ultimo romanzo su carta e ebook disponibile in tutte le librerie della realtà e del web!
Cliccate sulla copertina del libro qui accanto per avere ogni altra utile informazione sul romanzo (dove acquistarlo, come, articoli, recensioni, segnalazioni e quant’altro…), oppure visita la pagina di Facebook dedicata al libro!

Il podcast della puntata #14 di RADIO THULE 2012/2013

Ecco qui, come tradizione del giorno successivo a quello della diretta, il file in podcast della puntata #14 di RADIO THULE 2012/2013 di lunedì 6 Maggio 2013!
Una puntata intitolata Come il canto delle cicale, in un pomeriggio d’estate e dedicata a Voci di cicala, l’esordio letterario della giovane e talentuosa scrittrice Miriam Terruzzi – ovviamente ospite in studio. Un romanzo senza dubbio originale, fuori dal comune e da ciò che ci si potrebbe aspettare da un’autrice poco più che ventenne, intenso, profondo nella storia, nelle vicende narrate e nella scenografia sulla quale si svolge, che riscopre ed espande totalmente il senso del termine “drama” (δρᾶμα, “azione”, “storia”; da δρᾶν, “fare” – termine che non ha affatto l’accezione sostanzialmente negativa che oggi invece noi gli diamo!) in un contesto letterario che lo riporta al lettore nella sua pienezza. Voci di Cicala è cop_Vocidicicala_smallinfatti una storia d’azione, appunto drammatica nel senso più comune, ed è pure una piacevole armonia letteraria tra vicende umane d’amicizia e d’amore che nessuna battaglia potrà far svanire, quindi drammatiche ma ora nel senso “storico” del termine: storie di vita, apparentemente normali eppure straordinarie come può essere la vita di chiunque, quando veramente “vissuta”.
In questa puntata RADIO THULE vi accompagna alla scoperta di questo romanzo da poco uscito nelle librerie (per Senso Inverso Edizioni) e della sua autrice, attraverso un piccolo ma intenso viaggio tra cielo e terra, effluvi marini liguri e campestri brianzoli, amicizie, rivalità, amori, lungo un percorso sempre ben illuminato dalla grande letteratura italiana del Novecento.

Cliccate sulla radio qui sopra per ascoltare e scaricare il file, oppure visitate la pagina del blog dedicata al programma con tutto l’archivio delle puntate di questa e delle stagioni precedenti.

Prossimo appuntamento con RADIO THULE, lunedì 20 Maggio 2013. Save the date e, per ora, buon ascolto!

Lunedì prossimo 06/05, ore 21.00: torna RADIO THULE #14-12/13, live in FM e streaming su RCI Radio!

Lunedì 06/05, ore 21.00, live su RCI Radio 91.8/92.1 FM e in streaming, nuovo appuntamento con RADIO THULE, anno IX, puntata #14 intitolata:
Come il canto delle cicale, in un pomeriggio d’estate
Ovvero: Voci di cicala è l’esordio letterario della giovane e talentuosa scrittrice Miriam Terruzzi, un romanzo senza dubbio originale, fuori dal comune e da ciò che ci si potrebbe aspettare da un’autrice poco più che ventenne, intenso, profondo nella storia, nelle vicende narrate e nella scenografia sulla quale si svolge, che riscopre ed espande totalmente il senso del termine “drama” (δρᾶμα, “azione”, “storia”; da δρᾶν, “fare” – termine che cop_Vocidicicala_smallnon ha affatto l’accezione sostanzialmente negativa che oggi invece noi gli diamo!) in un contesto letterario che lo riporta al lettore nella sua pienezza. Voci di Cicala è infatti una storia d’azione, appunto drammatica nel senso più comune, ed è pure una piacevole armonia letteraria tra vicende umane d’amicizia e d’amore che nessuna battaglia potrà far svanire, quindi drammatiche ma ora nel senso “storico” del termine: storie di vita, apparentemente normali eppure straordinarie come può essere la vita di chiunque, quando veramente “vissuta”. In questa puntata RADIO THULE andrà alla scoperta di questo romanzo da poco uscito nelle librerie (per Senso Inverso Edizioni) e della sua autrice, attraverso un piccolo ma intenso viaggio tra cielo e terra, effluvi marini liguri e campestri brianzoli, amicizie, rivalità, amori, lungo un percorso sempre ben illuminato dalla grande letteratura italiana del Novecento.

Per ascoltare RADIO THULE in streaming dal tuo pc clicca QUI, oppure QUI per lo streaming in HD o ancora QUI per lo streaming in UltraHD! E dal giorno successivo, qua sul blog, il podcast della puntata! Quindi, in un modo o nell’altro: save the date e stay tuned!