Una “revoluzione” di risate

Temo che, qualche giorno fa, i passanti lungo una via pedonale del centro di Bergamo nella quale mi trovavo mi abbiano preso per pazzo quando, passando di fronte alle vetrine di una libreria, le ho viste “agghindate” da questo libro (che vi mostro in un’elaborazione emblematica, a mio modo di vedere)…

[Foto di MichaelGaida da Pixabay, non casualmente rielaborata da Luca.]
…e sono di colpo scoppiato a ridere irrefrenabilmente, per almeno mezzo minuto. Sul serio, non riuscivo a smetterla. E nemmeno sono riuscito a immortalare in una foto probante le vetrine di quella libreria, troppo preso com’ero dall’ondata sarcastica.

D’altro canto, seriamente, che altra reazione si può avere di fronte a cotanto “personaggio”, alle sue manifestazioni pubbliche e al nulla assoluto travestito e millantato da “tutto divino” che ne scaturisce?

Peraltro credevo – anzi, meglio dire speravo – che il figuro fosse sparito dalle scene, non sentendone più parlare. Ma forse è colpa mia, che frequento troppo poco i media nazional-popolari e non sono aggiornato su tali facezie come potrei e per giunta, a pensarci bene, in Italia come al solito sono quelli bravi che vengono messi da parte, non gli altri.

Fortunatamente, qualche giorno fa è uscito sulla rivista “Pangeaun sublime tanto quanto obiettivo articolo-recensione di Paolo Ferrucci – sempre bravissimo e interessante nei suoi scritti – sul tizio in generale e su questa sua recente “fatica letteraria” in particolare, utilissimo a rimettere al giusto posto gli elementi al riguardo così da palesare (oddio, penso in un paese normale non ce ne sarebbe bisogno ma evidentemente sono troppo ottimista, a volte) l’inconsistenza assoluta di tutto quanto afferente al tale in questione. Un articolo da leggere e ponderare bene, senza alcun dubbio.

Prosopopea

[Foto di Chräcker Heller da Pixabay ]

In questi giorni, in tv, mi ha colpito ********** che ripeteva la parola “scrittore” assumendosi il ruolo di chi ci spiega che cos’è uno scrittore, e mi ha colpito il modo di ********* di parlare del suo nuovo disco. La parola che mi è venuta in mente in entrambi i casi è: Prosopopea. Nel primo caso seria, solenne, quasi enfatica. Nel secondo, irriverente, autoironica, ma non meno boriosa. Prosopopea è pròsopon= persona e poieo=fare. In entrambi gli esempi, ciò che mi ha più attratto (negativamente, non lo nascondo) è la personificazione di un sé astratto attraverso un sé reale. La rappresentazione di se stessi, insomma. Chi si autorappresenta associa a un senso di inadeguatezza un narcisismo quasi patologico. E’ ancora in quella fase adolescenziale in cui deve illustrare se stesso. E lo fa con la tutela di un successo che ne perdona le arroganze. Lo dico in generale, perché scrittore e musicista citati (che, ammetto, non amo) sono solo due esempi.

Da un post di Grazia Verasani pubblicato sulla propria pagina facebook (nel 2016, ma resta inesorabilmente attualissimo), ripreso dall’amico Paolo Ferrucci sulla sua, con le cui osservazioni mi trovo mooooolto d’accordo anche perché mi fanno tornare in mente questa cosa qui, cioè che sarebbe quasi il caso di pubblicare i libri senza i nomi degli autori sulla copertina – una cosa alla quale il pensiero mi ritorna spesso per come mi sembri, non sempre ma spesso, alquanto sensata. Che poi può valere anche per i dischi, ovvio, ma per i libri soprattutto, io credo.

Ah, i nomi dei due personaggi citati da Grazia Verasani, lo scrittore e il musicista, li ho tolti per rispetto – diciamo così – in quanto soggetti di osservazioni non mie, ma ovviamente li trovate “in chiaro” nelle pagine facebook sopra linkate.