Lo zen, i funghi, il bosco, la vita. E il nuovo libro di Matteo Righetto

Non c’è lavagna nel bosco, né orari, né voti. Eppure ogni volta che varchiamo la soglia degli alberi, sentiamo di entrare in classe, a scuola. Una scuola antica, senza mura e senza maestri visibili, ma con una disciplina ferrea: quella del silenzio. Nel bosco infatti non si parla, si ascolta. Ogni fungo trovato, ogni foglia che cade, ogni scricchiolio, ogni avvistamento d’animale, ogni movimento d’aria è una lezione. Il maestro però, ricordiamocelo, parla solo a chi sa tacere. […] Il bosco insegna senza spiegare. Non predica, non punisce, non premia. Mostra. [pagg.97, 100.]

Dal 7 luglio è in tutte le librerie Lo zen e l’arte di andare a funghi, il nuovo libro di Matteo Righetto, una delle figure più importanti della letteratura di montagna e tra i più amati scrittori contemporanei. È un libro che, nel solco del precedente Il richiamo della montagna (2025), racconta l’andare a funghi come pratica filosofica, meditativa e profondamente umana, che racconta del bosco che parla dell’uomo, che dice dei funghi e parla della vita. Non è un manuale escursionistico, né una guida alla raccolta. È un saggio poetico e filosofico che usa il bosco e i funghi come punto di partenza per parlare di qualcosa di più grande: la lentezza, l’attenzione, il valore di cercare senza pretendere di trovare. Un invito a disintossicarsi dall’ossessione della produttività e a recuperare un rapporto diverso, non predatorio, con la Natura.

Lo sto leggendo, ne scriverò molto presto ma, fin d’ora, ve ne consiglio caldamente (giammai termine più consono, in questo periodo) la lettura: i libri di Righetto sono dei meravigliosi e affascinanti vademecum di resistenza silenziosa alla frenesia del mondo contemporaneo attraverso la riconnessione profonda con la Natura – della montagna ma non solo – e tra il paesaggio esteriore e interiore.

Insomma, ve ne parlerò più diffusamente a breve, del libro, ma leggetelo. Non vi farà che bene.