“Cercasi la mia ragazza disperatamente”: un piccolo libro che vi divertirà alla grande (almeno spero!)


Oh, beh, certo! Ovvio. Non è assolutamente detto che un libro grande sia anche un grande libro, ne che se sia alto sia pure di alto valore letterario… Sapete, è un po’ come quella storia che per dipingere una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma… Un gran bravo imbianchino!
Cercasi la mia ragazza disperatamente non è esattamente grande, ne tanto meno alto – è un classico 15×21, per essere chiari… Però sicuramente cerca di far di tutto, con quanto offre nelle sue pagine, per guadagnarsi una grande e alta considerazione nei suoi lettori! Dunque è grande la mia speranza (e sarebbe pure alta, se in tali casi lo si usasse dire) che riesca in questo suo scopo con chi non l’abbia ancora letto! Perché un buon libro – e lo dico a prescindere che questo lo possa essere o meno, anche se, ribadisco, mi auguro nel vostro giudizio che lo sia, buono – offre certamente un panorama assai più vasto di quello che qualsiasi pur altissimo grattacielo potrà mai offrire, e senza che vi possa essere alcun orizzonte fisico a limitare la vista… Per di più questo vale anche per chi soffre di vertigini!

Cliccate sull’immagine in testa all’articolo o sulla copertina qui accanto per conoscere ogni informazione utile su Cercasi la mia ragazza disperatamente: per conoscerne la trama e ciò che vi sta dietro, per sapere come e dove acquistarlo – in versione cartacea o in ebook – per leggere la rassegna stampa, gli articoli e le recensioni ad esso dedicate, gustarvi il booktrailer e ogni altra cosa interessante al riguardo.
Dunque, coi piedi per terra o meno: buona lettura!

Flemming Jensen, “Il blues del rapinatore”

Dici Scandinavia, dici letteratura, ed è come se in realtà dicessi “giallo”. La giallistica nordeuropea, inutile rimarcarlo, ha vissuto negli ultimi anni uno sconquassante boom, innescato da alcuni titoli ormai celeberrimi che hanno smosso tutto quel terreno nascondente una torma di altri autori, quasi sempre di buon livello letterario: ne è nata una “scena”, come si direbbe in gergo musicale, ovvero un autentico trademark al quale anche autori non nordici hanno finito per ispirarsi.
Di quella scena scandinava così prolifica, forse il paese che meno ha sfornato autori “gialli” è stata la Danimarca… O meglio: ve ne sono, mi in molti casi si sono messi in posizione un po’ più defilata rispetto al centro della scena, interpretando il genere a volte in modo meno classico e prevedibile. Ottimo esempio di ciò è Il Blues del rapinatore, primo romanzo edito in Italia dell’attore e comico Flemming Jensen (Iperborea, occorre dirlo? Con traduzione di Ingrid Basso): un giallo assai particolare, strano, scritto con tutta evidenza da un autore-non giallista che al genere è arrivato da un’altra strada – quella comica, appunto, la cui vena (di stampo molto nordico) infarcisce l’intera narrazione rendendola parecchio originale, come detto…

Leggete la recensione completa di Il blues del rapinatore cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

Simone Fanni, “Sguardo da mucca”

Da bravo appassionato di letteratura e lettura – oltre che, ovviamente, da diretto interessato ma comunque sempre con la passione come mio “motore” principale – giro spesso per fiere e rassegne letterarie, e più lo faccio più constato come nella piccola e media editoria si pubblichino libri di altissima qualità, che invece nella grande editoria trovo sempre meno – anche proporzionalmente al preteso valore degli autori di essa e a quanto vengano mediaticamente strombazzati… D’altro canto è vero che, con la “moda” del fare gli scrittori così in voga oggi, e così tanto alimentata da certi editori nostrani non troppo onesti e cristallini nonché da quanto offre nel merito la tecnologia contemporanea (e mi riferisco al self publishing, al print on demand e altro di simile e di deleterio, se posso permettermi), può capitare che arrivino alle stampe e vengano diffusi testi francamente imbarazzanti, di autori ai quali si dovrebbero indicare con una certa fermezza altri modi per guadagnarsi la (da essi, a quanto pare) agognata celebrità!
Poi ci si ritrova di fronte un libro come Sguardo da Mucca, dello scrittore veneto (ma di origini sarde) Simone Fanni (Senso Inverso Edizioni), e si ha la piacevole impressione che, nonostante le suddette imbarazzanti uscite editoriali di altri, la qualità letteraria può ancora contare su validi difensori…

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David Sedaris, “Holidays on ice”

Mi sono avvicinato con non poche aspettative a questo libretto di David Sedaris, come mi accade ogni volta che, da buon cultore della letteratura umoristica moderna e contemporanea, posso “scoprire” un nuovo autore, e anche per la fama della quale m’era giunta voce dello scrittore americano, ritenuto tra i migliori, più feroci e dissacranti umoristi delle sue parti.
Holidays on ice (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, traduzione di Matteo Colombo), contrariamente a quanto raccontano molte cronache – e a quanto viene pure da pensare leggendo il risvolto di copertina – non racconta dell’esperienza vissuta da Sedaris come elfo di Babbo Natale in un grande magazzino, il cui esilarante resoconto radiofonico è stato il suo trampolino di lancio quale umorista. E’ invece un libricino (un’ottantina di pagine in tutto) composto da quattro racconti incentrati sul tema del Natale – o meglio, sulla decadenza e la corruzione della festa religiosa (o ritenuta tale) in caciara consumistica, nella quale l’americano medio (ma non solo lui e non solo laggiù, sia chiaro) sovente riesce a dare il peggio di sé. Il degrado del senso festivo natalizio diventa dunque per Sedaris l’arma tagliente per colpire e sferzare la società americana, tutte le irrazionalità e le idiozie messe in campo in quei momenti, le quali poi sono spesso il sintomo chiaro e inequivocabile d’un degrado non solo limitato al periodo natalizio, ma ben steso lungo l’intero anno e per tutta la vita quotidiana…

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Le banche? Meglio i rapinatori! (Flemming Jensen docet)

Ovviamente, se non parlo di me è anche perché nella società c’è uno strano pregiudizio nei confronti dei rapinatori di banca. Ma sono convinto che si arriverà a poco a poco alla fondamentale ammissione che quel che fa un rapinatore non è peggio di quel che fanno le banche. Anzi!
Ciò nonostante, la stima di cui godono i rapinatori nella società non è particolarmente alta.
Alle prime a teatro, per esempio, sono sempre invitati molti più direttori di banca che rapinatori. I direttori di banca, anzi, sono addirittura benvisti, anche se vi posso garantire che, a conti fatti, alle banche costano molto ma molto di più di quanto non costino i rapinatori.
Se uno di quei direttori manda a picco una banca per diverse centinaia di milioni, gli ficcano sotto il braccio un bel paio di milioni extra perché prenda la porta, mentre noialtri dobbiamo essere contenti se abbiamo abbastanza spiccioli per tornare a casa in taxi.

Flemming Jensen, Il blues del rapinatore, Iperborea 2011, pag.16.

Espressa in chiave ironica molto nordica, un’evidenza che ormai abbiamo tutti quanti sotto gli occhi, alla quale c’è ben poco da aggiungere, no?! Anzi, è lo stesso scrittore danese a far rimarcare al protagonista del suo romanzo: Sono un rapinatore di banca. Ecco, è detta. Sempre bene sapere con chi si ha a che fare, giusto per non scoprire di essere finiti tra le grinfie di qualche canaglia. Tipo un direttore di banca.
Tutto il mondo è paese, verrebbe da dire! Già, un “paese-mondo” nelle mani di poteri economici truffaldini, che però sono riusciti a imporsi come “filantropici”… Ma cosa diceva Henry Ford un secolo fa (mica l’altro ieri, eh!), al proposito? È un bene che il popolo non comprenda il nostro sistema economico e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.
Ecco.
E presto, qui sul blog, la mia recensione de Il blues del rapinatore. Nella speranza che una risata li possa seppellire…