Arto Paasilinna, “Le dieci donne del Cavaliere”

cop_lediecidonnedelcavaliereAvendo letto praticamente tutto quanto è stato pubblicato in Italia di Arto Paasilinna – probabilmente il più celebre e celebrato scrittore nordico contemporaneo nonché, per lo scrivente, tra i 5 più “ispiranti” – e avendone regolarmente scritto, per ciascuna di quelle letture, le relative recensioni, prima di affrontare questo romanzo ho temuto di correre il rischio di dover ripetere cose già scritte e affermate, su di lui e i suoi libri. Sarebbe peraltro quasi inevitabile non rimarcare nuovamente le evidenze fondamentali al riguardo, come il fatto che l’autore finnico sia in senso assoluto forse il più rappresentativo del peculiare stile letterario scandinavo (si intenda qui la Scandinavia nella sua versione “allargata”, dacché sovente i finlandesi, popolo assai fiero delle proprie origini e tipicità nazionali, non amano essere inclusi nell’accezione geografica comune di quel termine, o meglio amano rivendicare la propria “originalità” anche rispetto ai vicini/cugini nordici), come in esso fortuna e tragedia si possano fondere in tutta pacatezza e senza eccessi linguistici iperbolici da letteratura mainstream, o ancora come non manchi mai la presenza attiva, spesso da vera e propria protagonista, della Natura…
Tuttavia, in questo Le dieci donne del Cavaliere (Iperborea 2011, traduzione di Marcello Ganassini; orig. Kymmenen riivinrautaa, 2001), penultimo romanzo in ordine di tempo pubblicato in Italia, devo ammettere che Paasilinna ha saputo nuovamente offrirmi non pochi spunti di dissertazione e ciò fin dal principio, ovvero dalla primaria considerazione che Le dieci donne del Cavaliere presenta delle caratteristiche piuttosto inconsuete rispetto alla produzione “classica” dell’autore finnico…

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Paul Torday, “Pesca al salmone nello Yemen”

cop_pescaalsalmonenelloYemenVerrebbe mai in mente a voi, chesso’, di andare a sciare su un isola dei Caraibi? Oppure di giocare a golf nel bel mezzo del deserto del Sahara, o ancora di cercare funghi porcini nell’entroterra groenlandese? Credo proprio di no, e lo crederei anche se doveste immaginare di pescare salmoni – un pesce tipico di corsi d’acqua freddi e impetuosi, generalmente molto nordici – in un polveroso uadi tra gli infuocati canyon delle montagne dello Yemen, o sbaglio? Sarebbe una cosa fuori da ogni logica, senza alcun senso, priva di qualsivoglia razionalità, scientifica, biologica e pure ludica – appunto come pensare di creare una stazione sciistica ai Caraibi. Un’assurdità, insomma.
In effetti è la stessa opinione che matura il professor Alfred Jones, idrobiologo dell’ENPI – l’ente per la tutela e lo sviluppo del patrimonio ittico nei fiumi britannici – e protagonista di Pesca al salmone nello Yemen di Paul Torday (Elliot Edizioni, 2012, traduzione di Annamaria Raffo; orig. Salmon fishing in the Yemen, 2007.) Lo pensa fin da subito, ne andrebbe peraltro del proprio onore scientifico imbarcarsi in una assurdità del genere e non lo ritiene proprio il caso…

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Patrick McGrath, “Grottesco”

cop_grottesco_McGrathLeggo sul dizionario: “Grottésco agg. e s. m. [der. di grottesca] (pl. m. -chi). – Stranamente e bizzarramente deforme, riferito in origine alle pitture parietali dette grottesche, e poi in genere a tutto ciò che, per essere goffo, paradossale, innaturale, muove il riso pur senza rallegrare: figura g.; aspetto g.; una situazione g.; un tipo, un personaggio g.” E di seguito: “In letteratura, è uno degli aspetti del comico, che nasce da uno squilibrio, da una sproporzione voluta fra gli elementi rappresentativi (per es., la morte di Morgante nel poema del Pulci), o dal contrasto fra la drammaticità, la grandiosità della rappresentazione obiettiva di un personaggio e lo spirito parodistico o satirico nel quale lo scrittore lo immerge o con cui risolve inaspettatamente una situazione non comica (come, per es., in taluni episodî del Don Chisciotte, o dei poemi cavallereschi italiani).”
Poi leggo cosa afferma al proposito Hugo Coal: “E odo alle mie spalle soltanto un mormorio di voci basse, smorzate, magari un frusciare di seta, un respiro rattenuto, o anche uno sbuffo di gioia, la scena che mi raffiguro è una scena di depravazione erotica: sesso in poltrona nel cuore del pomeriggio. E’ questo che intendo quando parlo di grottesco: fantasticherie, bizzarrie, assurdità incongrue. Sì, perché quando una volta Cleo è entrata nel salotto e con un grido d’indignazione mi ha rigirato la carrozzella, ho scoperto che i due, Harriet e Fledge, stavano… giocando a scacchi!” (pag.79). Hugo Coal è il protagonista di Grottesco, romanzo di Patrick McGrath (Adelphi, traduzione di Claudia Valeria Letizia, 1° ed. Marzo 2003; orig. The Grotesque, 1989) dal titolo quanto mai programmatico e significativo; Cleo è la figlia prediletta, Harriet la moglie, Fledge il maggiordomo…

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Douglas Adams, “Praticamente innocuo”

cop_praticamente_innocuoEd eccomi qui, all’ultimo capitolo della “trilogia in cinque parti” creata da Douglas Adams e universalmente nota come la serie della Guida Galattica per Autostoppisti, il titolo del primo libro che non mi stancherò mai di definire una delle più fenomenali letture che si possano affrontare, e non solo dal punto di vista prettamente umoristico…
Prima di disquisire su Praticamente innocuo (Piccola Biblioteca Oscar Mondatori, con traduzione di Laura Serra) dovrei gioco forza rimandare chi sta leggendo questo articolo ai precedenti dedicati agli altri libri della serie (e a Douglas Adams in generale); in essi si trova già la peculiarità che ne caratterizza lo sviluppo nei suoi cinque capitoli, ovvero l’andare in calando della meravigliosa, geniale, probabilmente irripetibile carica umoristica della Guida Galattica…, per fare spazio ad una costruzione narrativa più strutturata ovvero meno immediata, e a una più marcata natura surreale e, per certi versi, più classicamente fantascientifica delle vicende dei protagonisti della saga…

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Douglas Adams, “Addio, e grazie per tutto il pesce” (Mondadori)

Quarto “capitolo” della più folle saga fantascientifica che la letteratura possa vantare (dopo la celeberrima Guida Galattica per Autostoppisti e i seguenti Ristorante al termine dell’Universo e La Vita, l’Universo e tutto quanto – guardate qui i post relativi sul blog) e per la quale lo scrivente ha eletto Douglas Adams al rango di maestro del più geniale, raffinato e irresistibile humor, Addio, e grazie per tutto il pesce (sempre Mondadori, con traduzione di Laura Serra) rappresenta in realtà una certa digressione al di fuori della incredibile rotta cosmica percorsa dalla serie, come una sorta di “parentesi” aperta dall’autore nel mezzo del bizzarro fluire degli eventi vissuti dai vari protagonisti della saga – la quale peraltro, come già rimarcato, ha la caratteristica di calmarsi lungo i capitoli successivi al primo, insuperabile come vulcanicità narrativa…

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