Ecco perché diffido dei bandi pubblici a sostegno della cultura

La gestione poco trasparente ha creato molte polemiche e litigi.

Ne diffido nonostante lavoro molto su progetti e iniziative culturali, per la montagna e non solo e in particolar modo per la conoscenza di territori, borghi, luoghi dotati di peculiarità tanto particolari (questo, ad esempio) quanto poco note o apprezzate ma non solo per questi, già. Negli anni ho già accumulato parecchia esperienza in merito a questi bandi pubblici, alla loro “fumosità”, agli adempimenti burocratici intricati e sovente irrazionali che richiedono, ai criteri di assegnazione dei fondi, all’arbitrarietà di certi meccanismi che in tali bandi non dovrebbero esistere e invece spesso ne rappresentano i meccanismi principali – il bando a cui si riferisce l’articolo de “Il Post” che potete leggere cliccando lì sopra è solo l’ultimo degli esempi al riguardo.

Ben vengano, questi bandi, e ben felice per chi se li aggiudicherà ma, personalmente, salvo necessità ineluttabili, preferisco esplorare altre vie di sostegno economico ai progetti elaborati, probabilmente più esigue nella “sostanza” ma meno fumose, più certe, più consone a quei progetti e con maggiori possibilità di concretizzazione immediata e nel futuro, senza che venga meno la trasparenza delle iniziative, anzi, salvaguardando anch’essa maggiormente.

Dunque, a voi che parteciperete al bando in questione: tanti auguri! Che possiate avere successo e non grattacapi, malumori o irritazioni di sorta, ecco.

Diffidate, gente, diffidate!

690x340-805bdeee73a5c2b7431039a19e33a64f.e30virgoletteHumbug ha la facoltà di rendere tutto ciò che tocca lucroso per sé e deleterio per quasi tutti gli altri. E sempre con quella invariabile espressione, appunto, quel sorriso beffardo costantemente offerto al mondo che pare tanto uno slogan di sé stesso, un “non mi frega nulla di nessuno ma solo di me”, la pingue pappagorgia esposta quasi a mo’ di vanto, i capelli brizzolati oleosamente lisciati sul capo e più arruffati dietro, la pelle abbronzata che rende quei suoi denti bianchissimi ancor più simili a una sega affilata… Ma pure con gli occhi perennemente nascosti da un paio di occhiali dalle lenti fumé, che sembrano fatti apposta per lasciar passare lo sguardo tagliente senza che in esso si possa di contro leggere qualcosa che vi stia “dietro” – lo diceva sempre il nonno paterno, ricorda Moped: diffidare sempre di chi porta un paio di occhiali da Sole anche quando il Sole non c’é, anche di sera, anche al chiuso! E’ gente che sta nascondendo qualcosa, quella, così come nasconde lo sguardo che è sempre rivelatore dell’animo autentico di un individuo! (In verità il nonno sosteneva pure, e per motivi diversi ma simili nel principio, che si dovesse parimenti diffidare degli astemi, dei miopi, dei calvi, di chi in inverno si vestisse troppo, di chi usava l’ombrello oppure indossava il cappello, di chi fumava la pipa, di chi andava tutte le domeniche in chiesa e di chi non vi andasse nemmeno a Natale, dei preti – di qualsiasi confessione, di chi usasse i mezzi pubblici, di chi vestiva troppo elegante e delle donne troppo castigate, dei militari in servizio e dei pacifisti, dei dentisti, dei fruttivendoli, di chi disprezzasse il formaggio, di chi masticasse chewing-gum, di chi fosse stato allattato al seno troppo a lungo, di chiunque vedeva uscire da una farmacia e di chiunque vedeva entrare in una banca, dei politici che non avessero mai conseguito qualche pendenza giudiziaria, dei mendicanti, dei fotografi, degli idraulici, degli astrologi e degli astronauti – anche se Moped ritenga tutt’ora piuttosto difficile che il nonno ne abbia mai conosciuto uno, e ben più facile che confondesse queste due ultime categorie.)
In ogni caso, e anche senza le indicazioni del nonno, Humbug gli ha suscitato diffidenza fin da subito, ovvero fin da quando ha avuto a che fare con lui, dal principio dell’indagine.

(E’ un estratto da un testo inedito, ancora in lavorazione, di genere giallo – anzi no, di genere opposto al giallo, se così si può dire. E se non si può dire, allora dico che è/sarà un romanzo ollaig, ecco. Beh, probabilmente tra qualche tempo ne saprete di più, qui e in libreria.)