Non capisco perché leggo e sento parlare da più parti di Olimpiadi invernali… Quali “Olimpiadi invernali”? Non mi sembra che ve ne siano, né in corso e né a breve.
Le prossime saranno – per fortuna o purtroppo – quelle di Milano-Cortina 2026, e tant’è. Non capisco proprio.
[Immagine tratta da kongnews.it, da questo articolo.]Devo acquistare un paio di pantaloni estivi da escursionismo.
Mi reco in un grande negozio di articoli sportivi, trovo gli scaffali che ospitano quei capi, osservo, considero colori, tessuti, dettagli, finiture, poi valuto e alla fine scelgo tre capi: uno veramente molto bello, uno quasi altrettanto bello ma che costa di più, uno più ordinario ma anche più economico. Li provo: il primo è perfetto, il secondo anche, il terzo pure.
Alla fine ho acquistato il secondo, bello ma non così tanto come il primo e di prezzo un po’ più alto. Il motivo è molto semplice: il primo era di una marca italiana assai prestigiosa ma “Made in China”, il secondo di un’altra marca altrettanto stimata ma “Made in Moldova”.
Ecco: questa, per me, è una regola fissa e indiscutibile che ormai seguo da tempo, per ogni cosa acquistata. Niente più cose prodotte in Cina, per quanto possibile (e so bene che in assoluto sia impossibile ma è un altro problema, questo).
Insomma, sono “soddisfazioni”. Personali, minime, ingenue, magari stupide e forse inutili, ma forse no.