Un grazie di cuore al Ministero per le Infrastrutture!

Bisogna ringraziare SENTITAMENTE il Ministero per Infrastrutture, e in particolar modo il “ministro” in carica, per aver tagliato del 70% le risorse destinate alla manutenzione delle strade provinciali – che in quanto tali servono soprattutto le aree rurali e montane – allo scopo di finanziare i costi del Ponte sullo Stretto di Messina, cavallo di battaglia del ministro e opera notoriamente fondamentalissima per le sorti del paese.

Grazie per questa ennesima manifestazione di attenzione per le aree interne e per le montagne italiane!

Posto ciò, non si può dunque che rinnovare anche la gratitudine per quegli enti pubblici, regioni in primis, che nel frattempo spendono centinaia di milioni per finanziare impianti sciistici e opere annesse in zone montane dove ormai non nevica più e fa troppo caldo per sciare, al fine di alimentare gli affarismi locali a scopo elettorale. Zone montane presso le quali nessuno più arriverà, ora, visto che le strade che vi giungono, private di manutenzione, saranno troppo dissestate per essere percorse in sicurezza!

Ma grazie di cuore, proprio!

Un vostro punto di vista sul turismo

Cari amici, vi sottopongo un quesito al quale chiedo di rispondere (se ne avete voglia, ovviamente) rimarcandomi il vostro punto di vista al riguardo:

Esiste il turismo sostenibile?

O, per dirla in altra forma:

Il turismo può essere realmente sostenibile?

So bene che prima dovremmo stabilire cosa intendere con l’aggettivo «sostenibile», ma è pur vero che il naturale parametro di riferimento sono le circostanze della realtà che riscontriamo intorno a noi le quali in effetti “definiscono” il valore corrente dell’aggettivo, nel bene e nel male nonché al netto di accezioni tanto “ideali” quanto poco o nulla diffuse.

Grazie di cuore per le risposte che vorrete fornire!

Milano-Cortina, Olimpiadi proprio trasparentissime, eh!

[Immagine tratta da www.simico.it.]
Se si visita il sito della Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (quella che deve gestire la costruzione delle opere olimpiche, in pratica), nelle pagine dedicate alla “amministrazione trasparente” (e a “Open Milano Cortina 2026”, la piattaforma a ciò dedicata) si può leggere questo:

Open Milano Cortina 2026 rappresenta un elemento di legacy delle Olimpiadi invernali 2026: il suo obiettivo, infatti, non è solo quello di assicurare la trasparenza sul Piano delle Opere, ma anche quello di promuovere una cultura della trasparenza sostanziale – e quindi accessibile e fruibile a tutti – e della legalità in ambito di appalti e investimenti pubblici.

Ottime e importanti dichiarazioni, non c’è che dire.

Poi, se al Politecnico di Milano, che ha siglato una partnership di fornitura con Simico da cui sono derivati accordi e incarichi vari, si chiede conto al riguardo attraverso una specifica documentazione, ecco cosa si ottiene:

Ne scrive Duccio Facchini su “Altreconomia” in un articolo (l’ennesimo) molto significativo su come si stanno organizzando le Olimpiadi di Milano-Cortina – articolo la cui lettura è assai consigliata.

«Promuovere una cultura della trasparenza sostanziale – e quindi accessibile e fruibile a tutti», scrive Simico. Eh, proprio vero!

Ribadisco: Milano-Cortina 2026 sarebbe un’ottima occasione di rilancio e rinascita delle nostre montagne e dei territori ad esse collegati, invece si profila ogni giorno di più come la solita faccenda all’italiana: un gran casino dal quale difficilmente ne uscirà qualcosa di buono. Anzi, prepariamoci al peggio. Ecco.

Se il turismo non rafforza i territori ma ne sviluppa le diseguaglianze

Progettare un futuro equo richiede il contrasto degli interessi dei potenti e la redistribuzione le risorse, togliendole a coloro che hanno beneficiato del sistema per generazioni; il perseguimento di un modello di crescita economica guidata dal turismo è, al contrario, il percorso di minore resistenza e permette ai potenti di mantenere i propri privilegi. Infatti la pianificazione del turismo tende a rafforzare proprio queste disuguaglianze.

[Sarah Gainsforth, Oltre il turismo, Eris Edizioni, 2020, pagg.60-61.]

In questo passaggio del suo bel libro, del quale vi dirò presto, Gainsforth cita Samuel Stein, geografo e urbanista americano autore di alcuni ottimi libri sui temi della pianificazione territoriale (come Capital City: Gentrification and the Real Estate State, purtroppo non tradotto e pubblicato in Italia ma che ad esempio a Milano dovrebbero leggere tutti) e, attraverso le sue parole spiega bene perché da un lato la politica sostenga e investa molto sul turismo e, dall’altro, perché non sia affatto una risorsa tanto fondamentale come molti luoghi comuni sostengono ma, anzi, se gestito male o non gestito affatto (ciò che generalmente accade in Italia) finisce per provocare disequilibri e danni economici e sociali ai territori che ne sono oggetto.

Questo, ovviamente, non significa che il turismo non rappresenti un’economia estremamente importante per un adeguato sviluppo territoriale: lo è ma, come tutte le cose, è tale se viene integrata armonicamente nel tessuto socioeconomico locale e, appunto, gestito con adeguate competenze e avveduto buon senso. Altrimenti è un maglio che può rapidamente distruggere luoghi e comunità prima che queste se ne rendano conto – anche di esserne complici: e di casi al riguardo ormai ce ne sono molti.

 

Qualche parola a quelli che vorrebbero ridimensionare (e magari poi dissolvere) il Parco dell’Adamello

È parecchio significativa la proposta della “Lega” della Valle Camonica (provincia di Brescia) che vorrebbe ridimensionare i confini del Parco Regionale dell’Adamello, una delle aree di tutela italiane che meglio funzionano in un territorio di straordinaria bellezza e valenza naturale (nonché raro caso di area di tutela controllata da una comunità montana e non da un consorzio specifico), perché «il Parco per come è costituito oggi non è sostenibile e negli anni è venuto meno al principio per il quale è nato: lo sviluppo socioeconomico del territorio.»

[Scorcio della Val Adamé, una delle zone più mirabili del Parco dell’Adamello.]
Posto che ciò che quanto di mio state per leggere non prende spunto da nessuna posizione politico-ideologica di alcuna parte (giammai!), innanzi tutto trovo necessario rimarcare a chi ha elaborato quella “proposta” che il principio vero per il quale è nato il Parco dell’Adamello è

La tutela e la corretta gestione di natura, ambiente e paesaggio costituiscono gli obiettivi fondamentali del PTC del Parco Adamello; tali obiettivi vanno perseguiti soprattutto attraverso il recupero di un corretto rapporto, culturale ed economico, dell’uomo con l’ambiente.
In coerenza ed a corollario di tale principale obiettivo, seguono quelli relativi alla ricerca e applicazione di forme di sviluppo economico, sociale e culturale delle comunità locali, compatibili e sostenibili con particolare riguardo alla fruizione didattica, ricreativa e sportiva dell’ambiente naturale. Tali obiettivi vanno perseguiti attraverso la costante ricerca di nuovi comportamenti umani, compatibili con la tutela delle risorse naturali.

È scritto nel piano del Parco, non lo sostengo io.

Inoltre, trovo parecchio bizzarro – o ridicolo, o grottesco, o tragicomico, vedete voi – che una formazione politica che dice di fare della tutela dell’identità locale uno dei suoi baluardi indiscutibili, con queste sue iniziative – ormai numerose un po’ ovunque – contro i territori rurali/montani, i loro paesaggi e il patrimonio naturale, non capisca che così agendo va a colpire la base fondamentale dell’identità dei luoghi, quella da cui nasce pure la loro identità culturale che poi viene assunta dalle comunità che abitano quei luoghi. Perché il paesaggio è fatto di elementi naturali, della componente umana e della cultura da essa elaborata e depositata nei luoghi: infatti il paesaggio è cultura, come sancisce la relativa Convenzione Europea. Probabilmente è una cosa troppo difficile da comprendere per certe persone: infatti lo stesso parametro contenuto nella proposta di ridimensionamento del Parco dell’Adamello, cioè di spostarne i confini al di sopra dei 1600 metri di quota, è frutto dell’incapacità di comprensione delle leggi vigenti in tema di vincoli paesaggistici nelle aree naturali, in particolar modo del Codice dei beni culturali e del paesaggio altrimenti detto “Legge Urbani”, dal nome del Ministro per i beni e le attività culturali (peraltro della stessa area politica dei soggetti sopra citati) che lo promulgò nel 2004.

[Cliccate sull’immagine per visitare il sito web del Parco.]
Posto ciò, e come rimarca il Piano del Parco, lo sviluppo socioeconomico del suo territorio è un aspetto sottostante la sua tutela ambientale, non viceversa. Se si sostiene il contrario i casi sono due: o non si sa bene cosa sia un “parco” oppure, più biecamente, si sta solo alimentando la sua potenziale distruzione istituzionale, parimenti a quella geografica e ambientale.

In fondo spero che sia più vera la prima ipotesi; la seconda sarebbe ben più inquietante, ma temo sia una speranza vana.

[Fioriture primaverili nel Parco dell’Adamello.]
In generale, da tempo e con frequenza crescente le aree italiane di tutela ambientale vengono continuamente attaccate, depotenziate, private di forza politica, di risorse finanziarie e umane e di contro trasformate negli ennesimi ambiti di strumentalizzazione ideologica, messe nella condizione di non poter operare al meglio oppure, come nel caso del Parco Nazionale dello Stelvio con la vicenda del Lago Bianco al Gavia, poste nelle mani di figure nominate dalla politica (vedi sopra) che fanno cose totalmente antitetiche a ciò che un parco dovrebbe fare e pericolose per i territori “tutelati” (virgolette necessarie). Si tratta di un’ennesima grave mancanza istituzionale del nostro paese, quanto mai ignominiosa oltre che, ed è peggio, pericolosa per la salvaguardia del paesaggio italiano. Che è un patrimonio inestimabile di tutti e non la proprietà di pochi, è bene ricordarlo.