Le Olimpiadi a Livigno saranno un flop (?!)

So bene di rischiare di diventare noioso, a parlare così spesso di Milano Cortina, ma qui le cronache sconcertanti al riguardo si susseguono a ritmo incalzante; d’altro canto restare zitti di fronte a certe cose trovo che sia civicamente e moralmente discutibile.

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Uno dei fatti più recenti: il governo del cantone svizzero dei Grigioni da tempo chiede garanzie (e i fondi promessi) all’Italia – alla Lombardia nello specifico – per la gestione del traffico che si dirigerà a Livigno al fine di assistere alle gare olimpiche in programma lì, molto del quale passerà dalla Svizzera, senza ottenere risposte e per ciò dicendosi «irritato» con le autorità italiane.

Poi, finalmente, giovedì la Lombardia, per voce del proprio Assessore alla Montagna, ha risposto ai Grigioni sostenendo che «i costi per gestire la viabilità durante le Olimpiadi di Livigno saranno inferiori al previsto a causa di un minor afflusso di visitatori.»

[Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo. La foto è tratta dalla pagina Facebook “I love Livigno“.]
Come come come?!

L’Assessore lombardo cosa sta dicendo, in concreto? Sta affermando di sapere già che le Olimpiadi a Livigno saranno un flop, e che non ci andranno a vederle così tante persone come la propaganda istituzionale olimpica continua a sostenere?

Oppure sta cercando di ingannare i grigionesi, peraltro in maniera parecchio maldestra, per cercare di sfuggire dalle responsabilità a carico della Lombardia e di non pagare quanto promesso e dovuto ai Grigioni per le spese di gestione del traffico olimpico?

Al momento, salvo mie sviste, la notizia della risposta dell’Assessore lombardo agli svizzeri non compare su nessun organo di informazione italiano.

Sconcertante. Per non dire altro. Sarebbe bene che la Lombardia fornisca ben più ampie e adeguate spiegazioni pubbliche, per evitare una figuraccia colossale.

Povere Olimpiadi, messe nelle mani di siffatti soggetti e così trasformate in un disastro per i territori coinvolti!

La Giornata – anzi, LE Giornate Internazionali della Montagna

[L’ormai fin troppo noto Ghiacciaio di Fellaria con il suo lago proglaciale, in Valmalenco. Immagine di Marco Servettini/A spasso con l’orso.]
Sì, lo so bene che la Giornata Internazionale della Montagna era ieri.

Ma, restando sempre piuttosto scettico su tali “celebrazioni” una tantum, io credo che le realtà delle nostre montagne, con tutte le sue potenzialità e le criticità che presenta nonché gli attacchi che subisce da chi ne preferisce la mercificazione invece che la tutela, imponga che le “Giornate per la Montagna” debbano essere 365 in un anno e non solo una.

In ogni caso, il 2025 è (era) anche l’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai – “conservazione” che tuttavia anche quest’anno non è avvenuta, posto l’evolversi costante della crisi climatica e dei suoi effetti, particolarmente pesanti proprio sulle montagne ed evidenti nella riduzione delle superfici glaciali.

Dunque, rilanciando qui sotto per l’occasione le slide riassuntive del Report 2025 della “Carovana dei ghiacciai” di Legambiente, auspico che veramente ogni giorno dell’anno diventi un’occasione di impegno per la tutela dei territori montani e dei loro paesaggi. Le montagne ne hanno sempre più bisogno, e noi con loro.

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Comunque no, non solo le Olimpiadi IL problema delle “Olimpiadi” di Milano Cortina

[Immagine tratta da www.valdidentroturismo.it.]
È bene chiarire una volta ancora il nocciolo della questione olimpica: le Olimpiadi non sono il problema, anzi, sono un evento importante e meraviglioso. Semmai è come vengono concepite e, soprattutto, come sono state realizzate qui in Italia per Milano Cortina 2026. Cioè in modi tanto superficiali quanto inquietanti in primis da una classe politica evidentemente non in grado di realizzare un evento del genere ricavandone una reale opportunità di sviluppo per i territori. Tutt’altro, invece.

[Veduta dall’alto del cantiere della nuova telecabina Apollonio-Socrepes e della frattura franosa soprastante, coperta dai teli gialli. Immagine tratta dalla pagina Youtube di “TeleBelluno”.]
Così, mentre assolutamente inquietante è, ad esempio, la cabinovia Apollonio-Socrepes a Cortina, costruita su terreno risaputamente franoso e della quale si è occupata “Report” lo scorso 7 dicembre (ma anche “Il Post” qui) e di contro l’unica opera olimpica più o meno conclusa è la più inutile, cioè la pista di bob (120 milioni di Euro per qualche decina di praticanti), in Valtellina sta assurgendo a potenziale disastro olimpico assoluto la nuova tangenziale di Tirano, altro progetto da molti contestato appena venne presentato per le numerose criticità geologiche e tecniche che palesemente presentava, che per mesi i politici responsabili hanno giurato e spergiurato che si sarebbe comunque realizzata e poi terminata in tempo per l’inizio dei Giochi Olimpici e che invece non solo forse non verrà conclusa ma già ora, prima di essere aperta, vede emergere quelle criticità geotecniche annunciate da molti (e vede pure già volare gli stracci tra politici che con supponenza invocano una “tregua olimpica” alle polemiche e classe dirigente che invece comincia a non poterne di più di parole e promesse che non diventano fatti concreti). [1]

[Articoli e immagine tratti da “SondrioToday“.]
D’altro canto Milano non è da meno: la costosissima nuova Arena di Santa Giulia, che deve (dovrebbe?) ospitare le gare di hockey, è in forte ritardo e ancor prima di essere finita già presenta problemi tecnici, costerà molto di più di quanto previsto e pure la viabilità esterna non è ancora conclusa e i suoi costi se li dovrà accollare il Comune di Milano – cioè noi contribuenti, insieme agli extra-costi delle altre opere olimpiche. Senza contare i problemi (e la bruttezza architettonica) del nuovo Villaggio Olimpico di Porta Romana.

[L’articolo de “Il Post” sui guai dell’Arena di Santa Giulia. La foto mostra il cantiere lo scorso luglio 2025 ed è di @fabio.marsico via @cqmsg, tratta dalla pagina facebook “UrbanFile”.]
Queste citate peraltro non sono che alcune delle tante questioni aperte riguardanti le Olimpiadi di Milano Cortina, nei riguardi delle tante opere che non saranno terminate per i Giochi (nonostante le consuete promesse) e per le quali non si sa nemmeno quando verranno realizzate, oltre ai moltissimi altri aspetti olimpici discutibili, per non dire di peggio in certi casi, ben evidenziati in Oro Colato, il libro-inchiesta di Duccio Facchini e Luigi Casanova, pubblicato qualche giorno fa da Altreconomia. D’altro canto io penso, e temo, che le opere sopra citate verranno effettivamente concluse in tempo per l’inizio delle competizioni olimpiche, e che si canterà vittoria per questo, ci si loderà con le solite frasi di circostanza e propaganda, si darà contro agli «uccelli del malaugurio» eccetera. Ma come saranno concluse quelle opere, pur di terminarle in tempo? Con che qualità costruttiva, deroghe tecniche, finiture provvisorie, garanzie di durata nel tempo? E se così andranno le cose, quanti soldi pubblici dovranno essere spesi a breve per le manutenzioni straordinarie ovvero per sistemare le magagne che inesorabilmente si manifesteranno, e tutto ciò solo perché non si è operato con il dovuto buon senso ma con un’inopinata inettitudine gestionale e in modi del tutto strumentali a una bieca propaganda olimpico-politica?

Ecco perché, ribadisco, il problema non sono le Olimpiadi in sé, ma come vengono realizzate, come vengono strumentalizzate e chi le realizza. Altri paesi evidentemente dotati di maggior senno e onestà politica hanno rinunciato a organizzarle (Canada, Svizzera, Austria), mentre per le prossime del 2030 la Francia ha pensato bene di utilizzare impianti esistenti anche se posti al di fuori dai propri confini, come l’Oval Lingotto di Torino per le gare di pattinaggio. L’Italia invece, con la pista di bob di Cesana costruita per Torino 2006 e costata 110 milioni di Euro che sta andando alla malora, ne ha spesi altri 120 per una nuova pista a Cortina.

Capite qual è il problema vero delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026?
Le gare sono sicuro che andranno benissimo, tutto il resto no.

Intanto mancano 94 giorni. No, non all’inaugurazione dei Giochi Olimpici ma alla loro fine, quando le molte magagne – altro che “legacy olimpica”! – salteranno fuori e, temo, deflagreranno in tutta la loro dannosità per i territori che le avranno dovute subire.

[1] Aggiornamento delle ore 12.00 del 12 dicembre: la tangenziale aprirà per le Olimpiadi solo per un tratto e non risolverà per nulla il grosso problema del traaffico nel centro di Tirano, anzi, probabilmente lo peggiorerà ulteriormente.

 

I voli turistici in montagna, oggi (non) come un secolo fa

[Foto di Banff Lake Louise Tourism & Travel Alberta.]
Il “Corriere del Ticino”, quotidiano della Svizzera italiana, nella sua rubrica “Cent’anni fa” ove ripropone alcune notizie pubblicate sul giornale un secolo esatto fa, ricorda che l’11 dicembre 1925 «La Compagnia aerea Ad Astra ha l’intenzione di organizzare anche nella attuale stagione invernale, a St. Moritz, un servizio di escursioni aeree e che dislocherà a questo proposito un aeroplano Junker a St. Moritz

Dunque già cent’anni fa si proponevano esperienze turistiche attualmente ancora “in voga” sui monti e spesso promozionate – oggi con l’elicottero (ai tempi sostanzialmente non ancora inventato), che siano voli turistici, eliski o altro di affine. Non si è inventato granché di nuovo, insomma, nonostante a volte i voli attuali vengano ritenuti una pericolosa devianza contemporanea del turismo montano.

[Uno degli Junkers F 13 della compagnia aerea svizzera Ad Astra Aero. Fonte: commons.wikimedia.org.]
Ma se nel 1925 si può immaginare che non si fosse in grado di comprendere il portato e le conseguenze (non solo ambientali, ovviamente) di tali esperienze turistiche, è sorprendente che oggi, con tutte le conoscenze, le vicende, le consapevolezze sia sui temi della tutela ambientale che della frequentazione turistica responsabile dei territori montani, ancora si abbia il coraggio e la faccia tosta di proporre cose come, appunto, l’eliski, i voli turistici ai rifugi o in occasione di eventi montani o altre esperienze di volo di matrice ludico-ricreativa e non legate a necessità proprie dei territori.

[Veduta dell’alta Engadina. Immagine tratta da www.engadin.ch.]
Per qualcuno non è bastato un secolo e più, insomma, per maturare un buon senso consono a cosa sono le montagne, al loro valore specifico e a come si possono (e devono) vivere con il miglior equilibrio possibile, sia da abitanti che da visitatori, per il bene di tutto e tutti. Cosa ci vorrà, poi, per capire un’evidenza così palese?

Domenica 14, tutto l’Oro (colato) delle Olimpiadi di Milano Cortina a Campsirago

[Campsirago con lo sfondo del Resegone. Foto di Angelica Perego tratta dal sito web dell’Associazione Monte di Brianza.]
Domenica 14 dicembre prossimo, nell’ambito di Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, la grande azione performativa per la quale artisti e pubblico stanno percorrendo a piedi la distanza che separa Cortina e Milano (250 Km, 12 giorni di cammino consecutivi dal 5 al 16 dicembre: ne ho scritto qui) per raccontare il territorio che per la prima volta sarà messo sotto i riflettori internazionali grazie ai Giochi Olimpici 2026, sarò a Campsirago, meraviglioso borgo prealpino nel comune di Colle Brianza (Lecco) insieme a Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, per dialogare sul tema olimpico intorno al suo ultimo libro, “Oro Colato, da poco pubblicato per Altreconomia.

Un libro (il cui co-autore con Casanova è Duccio Facchini, direttore di Altreconomia) semplicemente imperdibile, in grado di far comprendere approfonditamente e compiutamente non solo cosa ha comportato l’organizzazione dei Giochi di Milano Cortina ai territori e alle comunità coinvolte ma pure, e soprattutto, cosa lascerà ad essi a Olimpiadi concluse e dimenticate – a ciò fa riferimento, in modo da subito chiaro, il sottotitolo del libro: L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina.

Già, perché l’evento olimpico norditaliano doveva essere il miracolo a “costo zero”: sostenibile, trasparente, con una “legacy” capace di rilanciare le montagne e fermare lo spopolamento. E Milano, capitale dei “grandi eventi” e dei palazzinari, il cuore pulsante dei Giochi perfetti. Invece, l’oro olimpico promesso si è sciolto come neve al sole, colando tra le mani delle comunità per finire nelle tasche di pochi. Tra il luccichio dei cinque cerchi e il cemento dei cantieri, il sogno olimpico si è trasformato in una scia di spese folli, infrastrutture inutili e promesse tradite.

A meno di due mesi dall’inizio dei Giochi, parlerò con Casanova, con i camminatori di “Errando per antiche vie” e con il pubblico presente di come sarà possibile (se sarà possibile) “metabolizzare” l’evento, ricostruendo “come è andata” fino a oggi e fornendo idee e strumenti per un modello diverso di tali “grandi eventi”, innanzi tutto nei territori montani ma non solo in essi.

Dunque, appuntamento alle ore 19.00 presso Campsirago Residenza (si trova qui), ovviamente con ingresso libero; a seguire ci sarà una cena vegetariana comunitaria a buffet e la musica del Jazz Cafè. Se vorrete intervenire, sarà un vero piacere incontrarci e chiacchierare insieme!

(Le immagini di Campsirago soprastanti sono tratte dai siti web di Campsirago Residenza e dell’Associazione Monte di Brianza.)