Trump non ha negato la crisi climatica, ma l’ha confermata

Molti sono rimasti inevitabilmente sconcertati e irritati dalle parole del Presidente USA in carica, il quale ha definito la crisi climatica in corso «la più grande truffa mai perpetrata ai danni del mondo».

In verità, e ovviamente senza mettere in dubbio la pericolosità delle sue parole o sminuirne la portata, io credo che il Presidente Trump, pur in tutta la propria incoerenza e ipocrisia, sia perfettamente conscio della gravità della crisi climatica, e nel proferire quelle parole non stia facendo altro che recitare una messinscena funzionale alla propria parte attoriale sul palcoscenico politico contemporaneo.

Per tale motivo, ancor più di quanto la scienza e i dati climatici oggettivi smentiscano le affermazioni del Presidente USA, è egli stesso e la figura che rappresenta a smentirsi da solo e a rendere le proprie parole una battuta teatrale, ancorché tragicomica. Dichiarando l’inesistenza della crisi climatica Trump, proprio in quanto Trump, non ha fatto altro che sancirne la definitiva verità; non avesse avuto egli stesso la certezza di quanto sia reale ciò che sta accadendo al clima, non si sarebbe impegnato in tal modo per smentirla. Ma, appunto, egli non sta smentendo nulla, semmai sta recitando nuovamente il copione relativo alla sua parte teatrale.

Con buona pace del pubblico che lo applaudirà e prenderà a ripetere pappagallescamente le sue parole come fossero “verità”, facendo così la figura dello sciocco che assiste a una palese fiction e crede che sia tutto vero, e invece che crede falsa, magari perché determinata a distanza da chissà quale “potere oscuro”, pure la temperatura che indica il suo termometro di casa.

Ancor più di prendere sul serio le sconsiderate parole del presidente americano, dovremmo seriamente considerare ciò che sta accadendo al nostro pianeta sottoposto alla crisi climatica, e finalmente con ben maggiore consapevolezza. Sarebbe un azione tanto semplice quanto efficace – nonché intelligente, da veri Sapiens che diciamo di essere – che, tra le altre cose, avrebbe anche il potere di smorzare qualsiasi teatrale stupidaggine trumpiana. Già.

[Foto di Tumisu da Pixabay.]
P.S.: posto tutto quanto ho affermato qui sopra, è ovvio che sia ben conscio del fatto che uno showman di tal risma detenga tutto il potere deputato al Presidente degli USA è semplicemente e tragicamente spaventoso. Naturalmente non voglio sminuire affatto questa realtà, anzi: mettere in evidenza la tragicomicità delle esternazioni trumpiane accentua la pericolosità degli effetti del potere conseguente, contro la quale, appunto, oltre alla opposizione istituzionale è efficace (anche più della prima) la consapevolezza e l’azione civica della società e delle persone di buon senso. Ecco.

Un nuovo ripetitore sul Grignone: utile, forse, ma pure necessario?

[Alba estiva sul Grignone, visto dalla vetta della Grignetta. Immagine tratta da lariusway.com.]
La Grigna Settentrionale, o Grignone, è una montagna che non ha bisogno di presentazioni, tanto per la fama che la caratterizza quanto per la bellezza dei suoi paesaggi alpestri, apprezzati da tutti e non a caso tutelati dal Parco regionale della Grigna Settentrionale.

Bene: leggo sulla stampa locale (qui ad esempio) che sulla cresta sommitale del Grignone, proprio dove passa la via “normale” di salita dalla Valsassina, stanno costruendo una nuova antenna per telecomunicazioni. Sarà posizionata qualche metro sotto il filo di cresta così «da non intaccare lo skyline delle Grigne», ciò non toglie che si tratta di un manufatto che viene inserito in un contesto alpestre peculiare, tanto più che, oltre all’antenna, pare verrà aggiunta una volumetria di circa 20 metri cubi per un nuovo bivacco con defibrillatore e kit di pronto soccorso, a poca distanza dall’attuale Bivacco Merlini, in realtà malmesso da tempo, e soprattutto del rinomato Rifugio Brioschi, posto appena sotto la vetta del Grignone.

Augurandoci che venga almeno eseguita in maniera impeccabile, visto che ormai i lavori sono partiti, l’opera rappresenta in ogni modo una ulteriore antropizzazione forzata dell’ambiente naturale montano ed è comprensibile che molti la stiano criticando. D’altro canto bisogna pure augurarsi che sia corretto che l’antenna venga piazzata proprio lì sulla cresta e non altrove e che, dunque, lo scopo della sua realizzazione sia realmente ammissibile.

Di frequente, nella gestione culturale e materiale del paesaggio, quindi nel caso in cui vi si realizzi qualcosa, i termini “utile” e “necessario” vengono sovrapposti. Ciò che è indubbiamente utile ma non strettamente necessario lo diventa d’ufficio, al fine di giustificarne la realizzazione; a volte accade anche il contrario, e qualcosa di necessario diventa semplicemente “utile” così da non renderlo indispensabile e, magari, procrastinarne l’esecuzione.

Eppure “utile” e “necessario” sono due concetti solo apparentemente simili ovvero assimilabili, mentre in realtà i loro significati sono parecchio diversi (sembra ovvio rimarcarlo, ma forse no): il necessario è ciò di cui non si può fare a meno, un elemento indispensabile, mentre l’utile è qualcosa di opportuno e vantaggioso, che apporta un beneficio, ma da cui si potrebbe potenzialmente fare a meno. È un tema sostanzialmente economico, e non a caso si parla di “utile” per riferirsi specificatamente al guadagno di un’impresa – cioè di questa impresa, non di altre, mentre l’indispensabile può e deve (dovrebbe) avere un’accezione ben più ampia nei suoi effetti.

Un esempio eclatante al riguardo è quello dei nuovi impianti sciistici, utili ai comprensori, a chi li gestisce e ai turisti ma non indispensabili per altri soggetti, tuttavia presentati come “indispensabili” (ad esempio per lo sviluppo dei territori o per contrastare lo spopolamento delle valli alpine: due delle “motivazioni” più utilizzate in questi casi) al fine di giustificarne la realizzazione.

[Le Grigne – la Grignetta a sinistra, il Grignone a destra – viste dalla Val San Martino. Foto di Alessia Scaglia.]
Dunque, tornando alla nuova antenna sulla cresta del Grignone: bisogna credere ovvero augurarsi che sia veramente utile, ma è altrettanto necessaria? Posta la sua utilità, potevano essere valutate altre posizioni ove installare il ripetitore meno critiche e opinabili e magari non lo si è fatto solo per mera convenienza (spero non per noncurante superficialità o per altri più opinabili fini)? Inoltre: se una maggiore attenzione e sensibilità verso il paesaggio montano e la sua tutela fossero più diffuse e attive nella nostra società civile, le cose sarebbero andate diversamente?

Purtroppo il nostro paese ha maturato una lunga tradizione di scarsa tutela dei propri territori e dei paesaggi, anche nelle zone montane: senza voler accusare preventivamente nulla e nessuno, è tanto utile quanto indispensabile (qui sì entrambi i termini valgono pienamente) restare attenti e vigili al riguardo e a favore della salvaguardia dei nostri territori, anche nel caso di opere piccole e apparentemente innocue. Ciò, sia chiaro, non significa che non si possa fare nulla, ma vuole indubbiamente dire che ogni cosa che si fa la si deve fare bene in ogni suo aspetto materiale (la qualità del costruito, ad esempio) e immateriale (l’impatto e il portato nel luogo coinvolto per dirne una). Purtroppo questo non sempre è accaduto e accade; sfortunatamente, l’utile continua a diventare spesso più indispensabile del necessario senza che molti se ne rendano conto.

In conclusione, mi piace ricordare ciò che al riguardo scrisse il mai troppo compianto Eugenio Turri, probabilmente il massimo esperto italiano di paesaggio:

Il problema della tutela e del rispetto per il paesaggio è un fatto intimo, da riportare alla coscienza individuale, anche se rientra tra i grandi fatti territoriali, collettivi e addirittura planetari. Non servono prediche, indicazioni disciplinari pesanti, ma solo la lieve carezza di uno sguardo verso il maggiore dei doni che ci sono stati dati sulla Terra e che quindi deve essere amato e rispettato, come bene sacro, troppo spesso tradito in cambio di beni puramente materiali.

Milano è (ancora) una “città alpina”?

Cari amici, vi pongo una domanda – definirlo “sondaggio” mi pare anche troppo – che rivolgo a tutti ma in particolar modo, inevitabilmente, ai milanesi:

MILANO SI PUÒ (ANCORA) CONSIDERARE UNA “CITTÀ ALPINA”?

Un tempo veniva ritenuta regolarmente tale: per la vicinanza geografica ai monti, per l’assidua frequentazione di essi da parte dei milanesi di città, per i conseguenti legami variamente sociali economici, culturali con i territori alpini e prealpini contigui, eccetera. Con le prossime Olimpiadi invernali si vorrebbe rimarcare, o reinventare (in maniera poco o tanto discutibile, non è questo il problema ora) quel legame: ma ci sta? Milano è ancora una città alpina, o non più? Oppure non lo è mai stata nemmeno prima?

Come sempre, grazie di cuore fin d’ora per le risposte e le considerazioni che vorrete esprimere.

OT: un gesto tanto semplice quanto efficace per aiutare la gente di Gaza? Dissetarsi!

Tra le varie azioni che si possono mettere in atto per passare dalle parole (importantissime, sia chiaro, ma a volte sterili) ai fatti e aiutare in concreto il popolo palestinese, ce n’è una particolarmente semplice, efficace e… gustosa: bere la Gaza Cola!

Come il nome fa intuire, è una bevanda il cui gusto si ispira a quello della Coca Cola la cui produzione è al 100% di proprietà palestinese. Nasce nel 2023 dalla Palestine House di Londra, centro culturale e spazio per co-working gestito da giovani palestinesi nel centro della capitale britannica, con l’intento di sostenere progetti umanitari a favore della popolazione di Gaza. In particolar modo Gaza Cola intende supportare la ricostruzione dell’Ospedale Al-Karama a Gaza Nord, gravemente danneggiato dai bombardamenti israeliani, il quale rappresentava un punto di riferimento essenziale per la comunità locale offrendo servizi ospedalieri cruciali come maternità, chirurgia generale, cure pediatriche e ortopediche.

Tutte le altre info sul progetto e sulle sue finalità le trovate nel sito della bevanda, dove ovviamente potete anche acquistarla.

La Gaza Cola c’è in versione “Classic” e “Sugar Free” e costa pochissimo: solo 32 Euro per un cartone di 24 lattine da 250 ml, spese di spedizione incluse. Il mio cartone “Sugar Free” – di gusto un poco più dolciastro dell’originale americana – è appena arrivato: sarà il primo di tanti e me li assaporerò al meglio perché si tratta di un gesto semplice tanto privo di ideologia quanto ricco di bontà, nel senso più ampio e soprattutto umano del termine.

L’orribile svincolo della Sassella di Sondrio, il menefreghismo e la condiscendenza

Bene: appurato che gli amministratori di Sondrio, in combutta con quelli “olimpici”, se ne fregano della bellezza, del valore culturale e della conseguente salvaguardia del loro paesaggio, e operano con impegno per degradarlo nonostante le parole inequivocabili della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

L’intervento è tale da incidere negativamente, in misura che rimane molto sensibile, sui valori paesaggistici espressi dalle presenze antropiche e naturali […] L’introduzione del nuovo insieme di manufatti comporta un pesante aggravio della situazione esistente, in quanto produce la saturazione di un’area posta tra l’edificazione e il versante che ne mortifica le visuali e la percezione.

…ora la domanda è: veramente i cittadini sondriesi e valtellinesi sono disposti a lasciare che un luogo così bello, importante e identitario per il proprio territorio venga cementificato, mortificato, degradato e sostanzialmente distrutto pur di risparmiare qualche minuto di traffico?

[Immagine tratta da www.stefanoardito.it.]
P.S.: suggerisco ai suddetti amministratori pubblici sondriesi e olimpici, se veramente vorranno realizzare lo svincolo alla Sassella e già che saranno in ballo con i lavori, di apporre sulla rupe ove sorge il Santuario la scritta permanente a caratteri cubitali ben visibile dal nuovo viadotto «ME NE FREGO!», a ideale e consono suggello dell’opera.

P.S.2: viste le circostanze, non posso non (ri)citare uno altro valtellinese, Antonio Cederna, figura ben più grande e nobile di quelle suddette:

La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l’affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti.

[In Salvaguardia dei centri storici e sviluppo urbanistico, “Casabella” n° 250, 1961.]