“La società letteraria dei nostri giorni mi sembra di natura accidentale ed ha carattere mondano. Si riunisce per qualche ora quando gli eventi indicano le Kermesse. Può essere di mutuo soccorso o mossa da curiosità, come una corsa ciclistica o una partita di calcio. Insomma un’adunanza (ho scritto adunanza e non adunata). In altri tempi un gran ballo aveva la stessa funzione; ma era una funzione esplicitamente mondana, che portava magari al matrimonio una coppia; e il libro non c’entrava per nulla. Voglio dire che non era chiamato per arruffianare la festa.”
Da una lettera dell’editore Neri Pozza scritta quasi 35 anni fa (esattamente il 26 Aprile 1984), citata da Gian Paolo Serino sulla propria pagina facebook.
In questi trentacinque anni, e partendo da una situazione già allora piuttosto alterata, come appunto denotava Pozza (seppur ai tempi ancora immune da TV, web, social e altri media oggi iperpervasivi), quanto la natura accidentale della società letteraria e dell’editoria nostrane è andata aumentando? E quanto, di contro, in esse è ancor più diminuita l’importanza del libro, inteso come opera letteraria e oggetto culturale?
Che in Italia ci siano troppi pochi lettori è una questione sicuramente seria ma non è certo l’unica a gravare sul panorama letterario ed editoriale nazionale. Anzi, forse, non è nemmeno la più grave. Ai gran balli dell’editoria contemporanea tanti si presentano vestiti con abiti di gran lusso ma poi, dietro, c’hanno le pezze al sedere. Già.