Standing ovation per Gian Lorenzo Ingrami, in arte Cecigian, vignettista di notevole arguzia e riconosciuta fama, che nella vignetta qui sopra riprodotta riesce a spiegare lo stato dell’arte dell’informazione contemporanea come parole e parole in gran quantità non potrebbero fare meglio.
Perché è così: oggi, per la stragrande maggioranza degli organi d’informazione (in Italia, a mio modo di vedere, per quelli da salvare bastano le dita di una mano), non conta più alimentare la mente ma la pancia. Narrare le realtà del mondo è ormai come sfornare a gogò alimenti da fast food: la genuinità (dell’informazione) non esiste più, le capacità nutritive (culturali) men che meno; c’è solo il gusto, artificialmente creato, che dura il mero tempo della “deglutizione” e che pur in così poco tempo riesce a rovinare il metabolismo (intellettuale). La pancia è contenta, la mente deperisce.
Inutile dire, poi, dove rapidamente finirà ciò che è stato così superficialmente ingoiato, palesando la propria reale natura, vero?
Cliccate sull’immagine per visitare il blog di Cecigian; questa, invece, è la sua pagina facebook.
Devo dire che è una vignetta bellissima e mi ha fatto pensare a come, nell’era social, basti leggere un titolo per farsi un’idea, quasi sempre alterata, dei contenuti che non contano più, sono bucati appunto, per poi dare l’avvio a interminabili discussioni sul ‘nulla’
Verissimo. Ed è un autentico paradosso: nell’era dell’informazione immediata, globale e massimamente accessibile, al posto delle verità accertate si diffonde sempre più il nulla, come dici bene.
Non siamo messi bene, eh… proprio no.
Ciao, Nemo! 😉