Tu quoque, lector, emptor mi! (Della serie: “I librai? S’attaccano!”)

Ex libraio cerco lavoro
Dobbiamo difendere i librai”… “Le librerie indipendenti sono un patrimonio da tutelare”… “La filiera editoriale è un comparto prezioso e insostituibile”… “Quello dei libri non è un mercato ma è un ambito culturale” eccetera eccetera eccetera… Bla bla bla… Blablablablablabla.
Si leggono così spesso dichiarazioni del genere, sui media e sul web, che se un centesimo di esse venisse effettivamente messo in pratica, vivremmo nel Bengodi dei libri e della lettura!
Eppoi, in mezzo alle suddette lodevoli dichiarazioni, si legge pure altro. Quanto di seguito, ad esempio (da La Stampa del 22 Agosto scorso):

La Feltrinelli ha lanciato sul suo sito un sondaggio on line (“Angeli o diavoli?” è la domanda) dedicato ai giganti del web. Gli scrittori italiani tacciono, d’accordo, ma i lettori no. A quanto pare (la fonte è Antonio Prudenzano sul sito “Cado in piedi”) i lettori votano i massa a favore di Amazon, dei suoi servizi e dei suo prezzi bassi, fregandosene dei rischi di un universo monopolista alle porte, quasi un totalitarismo del consumo. Meglio la gallina oggi. Domani è un altro giorno. 

Va bene.
Dunque, se i lettori medi vogliono questo, e a quanto pare lo vogliono senza molti dubbi, vorrà dire che – supponendo di dare ragione alle visione più pessimistiche (o forse solo più pragmatiche) sul tema – quando l’oligopolio editorial-finanziario si sarà definitivamente installato sul mercato, potremo comunque trovare i soldi per comprare libri ed ebook vendendo qualche anello prezioso di famiglia nei “Compro Oro” che avranno preso il posto delle librerie indipendenti e/o di quartiere fallite, oppure sfidando la fortuna nelle sale slot similmente impadronitesi dei locali commerciali di paesi e città. Nessun problema, no?

Ok, ok, sono troppo catastrofista, e in fondo non ce l’ho affatto con Amazon – lo sostengo sempre, quando vado dal mio libraio di fiducia, nella sua minuscola libreria, chiacchierando con lui del più e del meno editoriale e letterario. Amazon è assolutamente utile: se non ci fosse, come potrei più facilmente trovare le migliori edizioni dei libri che poi al suddetto librario ordino con assoluta precisione?
Ribadisco: lode e gloria al gigante del commercio on line statunitense, tuttavia resto convinto che il libro, sia di carta o digitale, non è un oggetto acquistabile come qualsiasi altro. Che poi lo si possa acquistare anche on line mi sta benissimo, ma che possa divenire (suo malgrado) uno strumento di imposizione d’un ennesimo monopolio commerciale come tanti altri ben più futili beni di consumo, per di più sopprimendo un elemento di così alto valore culturale e pure sociale quale è una libreria… beh, no. Non esiste proprio.
Insomma, sarò un povero idealista, ma per quanto mi riguarda la gallina può stare tranquilla, sia oggi che domani. Di mangime da darle ne ho alla grande, e il mio librario di fiducia non mangia nemmeno carne. Ecco.

P.S.: per capire il titolo di questo post (“Anche tu, lettore, cliente mio!“), prima che mi prendiate per un mentecatto con squilibri latinisti, cliccate QUI.

9 pensieri su “Tu quoque, lector, emptor mi! (Della serie: “I librai? S’attaccano!”)”

  1. senza offesa ma mi pare che le tue argomentazioni non seguano un processo logico. O almeno io non lo vedo, mettiamo cosi. Parti con l’assunto standard come se fosse il paradigma di vita al quale il mercato deve santificarsi. Un dogma assoluto. “Dobbiamo difendere i librai!”
    certo
    come occorre difendere qualsiasi altra cosa che abbia una valore. Uomini su tutti. Il concetto che la cultura si possa passare solo attraverso essi è opinabile ma transeat, va ancora bene accettarlo.
    Il principio di cui sopra incorpora tuttavia il fatto che qualcuno (il governo) dovrebbe mettere in piedi iniziative che siano in grado di sostenere la vita agra di coloro che hanno deciso di vivere di libri. Ora tralasciando che non abbiamo soldi neanche per tener di conto opere come Pompei, di questo parla quell’assunto.
    Se tu a esso ci aggiungi “quanto è brutto che ci sia amazon” (anche se poi capendo da solo che ti eri spinto troppo oltre ritracci rendendo il discorso di base ancora più farragginoso – sarebbe stato più efficace a quel punto un attacco frontale all’acquisto in rete – stupido si ma più efficace) beh scusami ma non ci appiccica proprio niente.
    Un po’ come dire: esiste un dogma “salviamo i librai” il mercato se ne fotte (perchè signore mio è cosi da sempre per ogni cosa, conta il mercato, a meno che tu non adori l’idea di vivere in un soviet) quindi mi strappo le vesti perchè tutto questo è ridicolo. Anzi no è ridicolo ma solo un po’. ..
    Ho estremizzato il tuo pensiero me ne rendo conto, ma quello che passa è questo.
    Se è ciò che volevi dire ci sei riuscito.
    Se invece forse era altro magari ti conviene riformulare il tutto.

    1. Caro harrison, riformulare un pensiero che ha già preso corpo e forma, che è in itinere e riceve parecchi spunti di osservazione forse per ognuno di noi è un tantino difficile e rischioso. E’ un pochino come dire “Io sono una cretina e non dovete prestarmi ascolto” e dopo sette giorni dire”No scusate, mi sono sbagliata, sono cretina a giorni alterni”. Se hai tempo e voglia di leggere qualcosa di attinente anche se non c’entra con i librai in senso stretto, ti invito a leggere il mio articolo di ieri nel mio sito. E naturalmente invito Luca e tutti gli altri attenti e scrupolosi lettori. Fabiana Schainchi.

      1. Ciao Fabiana!
        Beh, un pensiero pur determinato si può anche riformulare, ci mancherebbe! L’importante è che una eventuale riformulazione non lo stravolga, altrimenti beh, sì, è il caso di valutare un TSO!!! 😀 🙂
        Grazieeee!!! 😉

    2. Ciao Harrison!
      Figurati, non offendi nessuno! 🙂
      Può essere che non abbia reso come volevo la mia opinione, che probabilmente è molto più semplice (nel post ho giocato molto sul sarcasmo, il che forse l’ha reso meno lineare), e che si appoggia, ad esempio, anche a fatti come quello riportato ieri dall’Ansa, http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2014/09/29/guerra-dei-libri-partono-cannonate-dei-nobel-contro-amazon_247cd2a8-9ada-4bc4-8ce8-096cb9803b4e.html (vi dedicherò anche un post, a breve), o su iniziative come quella francese (http://www.tafter.it/2014/06/26/editoria-in-francia-approvata-la-legge-anti-amazon/) che non dico siano testo sacro, ma che certamente seguono una linea che da noi non è nemmeno abbozzata, e in nessun senso.
      Insomma: molto semplicemente: nulla contro la vendita on line, in primis, e nemmeno contro Amazon. Tuttavia se Amazon, in quanto tale ovvero colosso industriale e finanziario, acquisisce sempre maggiori fette di mercato con prezzi “libidinosi” per il pubblico ma di contro da strozzinaggio per editori (che non sono affatto santi, sia chiaro!) e autori, con ciò riducendo anche i margini e le possibilità di sopravvivenza di tutto il resto della filiera editoriale – con i librai in testa, o in fondo – allora no. Perché ciò, una volta ancora e in modo quasi irrimediabile, rende anche la cultura diffusa – quella che il libro rappresenta bene – puro e bieco mercato, legato a tutto ciò che di orribile lo stesso ha palesato negli ultimi anni.
      Insomma: ben venga Amazon, ma in un mercato ove certe regole di equità possano essere rispettate e osservate da tutti, dal piccolo librario di paese alla mega-multinazionale con bilanci da manovra economica nostrana. Tu hai ragione: conta il mercato, ma un mercato capitalisticamente sano e coerente, non certo quello che, appunto, ci ritroviamo oggi a rovinarci la quotidianità.
      Però ammetto che il mio pensiero sia pure un poco idealista – e infatti l’ho scritto. Dunque accetto le tue confutazioni e ci medito sopra, anzi, chiedo la tua opinione in proposito – in modo più articolato, intendo. Il confronto è sempre fondamentale per affinare, oppure modificare – comunque per far evolvere – le proprie idee, no?
      Grazie di cuore delle tue osservazioni, per ora! 🙂
      Luca

      1. Allora premesso che mi piace molto che almeno tu tiri fuori problemi simili, ti dirò qualcosa che penso in merito.
        E lo dico avendo chiaro che fare il libraio era (è) il sogno della mia vita.
        Insomma prima o poi aprirò una libreria.
        Se ancora non l’ho fatto è perchè non è possibile onestamente camparci a meno che non la rendi all’americana. Barnes & Nobles su tutte (se non conosci gli Usa è difficile spiegare comunque qualcosa con caffetteria e dischi annessi e spazi per rimanere a leggere.)
        I margini dei librai sono bassissimi (si fa dal 20 al 30 percento) e devono tirare fuori soldi subito per poi vedersi rendere i quattrini a distanza di molto tempo (i famosi invenduti). Molte case editrici importanti sfornano in continuazione libri anche di bassa qualità proprio per farsi pagare subito soldi che comunque dovranno ridare a distanza di tempo per avere un cash flow sufficiente per tirare avanti.
        In tutto questo sta entrando a piedi uniti il mercato digitale e per quanto io sia vecchio e ami ancora la carta e i suoi profumi è chiaro dove stiamo andando: la sparizione dei prodotti di cellulosa dalle nostre vite, Gia a scuola si comincia a studiare con gli IPAD.
        Ora non voglio fare un trattato di economia sulla filiera dei libri e degli editori anche perche non sono tutti uguali, dipende cioe se stiamo parlando di una major o di case indipendenti. Tuttavia è chiaro che:
        si legge sempre meno, i libri costano cari e che il digitale prima o poi distruggera la carta.
        Queste sono cose sulle quali non si può far niente.
        Un po’ come pensare di poter arginare i barconi dalla Libia.
        Possiamo urlare lo sdegno e tutto il resto, ma prima o poi verremo invasi da tutti coloro che scappano da là.
        Ci sono troppi libri e troppo pattume. occorre che tutto venga riconvertito in qualcosa che sia sostenibile. Un po’ come avviene per il resto della società. per anni abbiamo tutti vissuto sopra le nostre possibilità. Anche le case editrici

        E comunque le uniche aziende floride sono le case editrici a pagamento
        E questo la dice lunga su tutto

  2. Come, Harrison? Vuoi aprire una libreria???
    Ecco, un altro aspirante kamikaze! 😦 😀
    Scherzi a parte, ti auguro di tutto cuore di riuscire a realizzare un tale sogno, e se riuscirai, dammene notizia!!! (Peraltro, giro spesso per il Nordeuropa, dunque le librerie in stile B&N le conosco bene: quasi tutte lassù sono così!)
    Grazie della tua opinione. Concordo che il futuro dell’editoria sia digitale, senza dubbio. Ma che il libro venga cancellato del tutto, questo non lo credo. Almeno per ciò dovranno passare ancora non poche generazioni, senza contare il fatto che l’oggetto-libro conserva una suggestione che va ben al di là delle convenienze del progresso, siano esse tecnologiche o meno.
    In verità, fai bene a focalizzare quello che forse è il vero problema dell’editoria contemporanea: la qualità di ciò che viene messo in vendita – o i libri-pattume, come li chiami giustamente. Si può discutere quanto si vuole su tale decadenza della qualità letteraria – e del gusto dei lettori, incapaci di capire quando un libro è di valore ovvero è una schifezza – ma di sicuro, se il trend sarà questo, nemmeno l’ebook potrà salvare le sorti della letteratura e dell’editoria!
    Inoltre, non capisco perché non si possa fare in modo che un libraio “reale” possa vendere un ebook come gli shop on line. Mi pare sia solo una questione di volontà, e di relativi, ovvi accordi commerciali. A meno che l’obiettivo finale delle major non sia proprio quello di spazzare via ogni elemento nocivo al proprio monopolio commerciale – librai, distributori, editori (i quali, come dici anche tu, molto spesso subiscono gli effetti di ciò che loro per primi hanno causato!)… Cosa che è del tutto possibile, visti certi comportamenti (non solo in questo campo!): allora sì, si arriverebbe a una situazione da soviet (come dicevi tu stamani) dalla parte opposta ma con identico risultato. Altro che libero mercato parità di condizioni commerciali! Ma se così fosse, diverrebbe una questione di disubbidienza civile, inevitabilmente.
    Di sicuro – scusa se insisto – le nostre città con meno librerie sono città molto più povere, culturalmente. E lo sarebbero anche se via Amazon (o chi per essa) si vendessero molti più libri, ne sono convinto. E’ una questione socio-culturale, a ben vedere. Se mi consenti la metafora, è come se si potesse giungere in vetta all’Everest con il teletrasporto: ci saresti stato e te ne potresti vantare, ma avresti perso la vera bellezza dell’arrivarci, ovvero il viaggio e la salita con tutta l’esperienza e l’emozione relative.
    Grazie ancora per la tua testimonianza, e VOGLIO SAPERTI (o vederti, chissà!) NELLA TUA LIBRERIA! 😉 🙂
    Luca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.