La nuova centrale idroelettrica di Chiareggio, in Valmalenco, sarà un’opera sostenibile oppure uno scempio ambientale?

[Il torrente Mallero nella piana di Chiareggio. immagine tratta da www.flickr.com/photos/renagrisa.]
La Valmalenco, all’altezza dei suoi principali centri abitati di Chiesa, Caspoggio e Lanzada, si biforca in due rami. Quello orientale è percorso dal torrente Lanterna che riceve le acque di fusione dei principali ghiacciai del versante italiano del Bernina, e alla sua testata ospita i grandi bacini idroelettrici di Campo Moro e di Gera, realizzati negli anni Sessanta del Novecento, il secondo sbarrato dalla più alta diga a gravità d’Italia.

Il torrente Mallero percorre invece prima il ramo occidentale e poi il solco principale della Valmalenco fino alla foce nell’Adda nei pressi di Sondrio. Nasce dai ghiacciai del versante Nord del gruppo del Disgrazia e dalle sorgenti poste in prossimità del Passo del Muretto; lungo il suo percorso presenta numerose derivazioni idroelettriche (tra le quali una di prossima realizzazione a monte dell’abitato di Chiesa, oggetto negli scorsi anni di diffuse proteste ma poi definitivamente concessa) mentre vi è una sola diga propriamente detta, quella che forma il Lago Pirola, piccolo bacino di circa 1,9 milioni di m3 posto a 2255 metri di quota sopra la frequentata località di Chiareggio, famoso per le sue acque color blu cobalto.

[Il Lago Pirola. Foto di Gaggi Luca 76, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Proprio il bacino di Pirola è oggetto di un ulteriore nuovo progetto di impianto idroelettrico atto a sfruttare le acque di scarico del lago, gestito da Enel Green Power come bacino di accumulo atto a garantire il funzionamento nei periodi di magra degli impianti Enel posti a valle. Del progetto, invero poco noto anche in zona, ne hanno dato notizia Alfredo Lenatti, di lunga discendenza familiare locale e residente in valle, e Michele Comi, nota guida alpina malenca oltre che geologo, dunque persona oltre modo competente nel merito, con una “lettera aperta” inviata alla stampa locale in forma di denuncia riguardo la «oscura delibera comunale» con la quale lo scorso 25 novembre 2024 il Comune di Chiesa in Valmalenco ha approvato all’unanimità il progetto. Il quale prevede la realizzazione lungo l’erto versante a valle dello sbarramento del lago Pirola, sovente battuto dalle valanghe, e di fronte all’abitato di Chiareggio, di una nuova condotta forzata, in superficie e in galleria, con alla base la relativa centrale di produzione e relative opere di restituzione, al costo stimato di oltre 2,3 milioni di Euro. «Otto mesi di lavoro nel cuore della perla della Valmalenco – scrivono Comi e Lenatti, – con un cantiere permanente e relative strutture per confezionare calcestruzzi in fregio al Mallero, guadi temporanei per il passaggio dei camion, linee di trasporto lungo le pareti rocciose, trasporti con elicottero, stazioni a medio versante tra i pascoli e il lariceto per l’esecuzione dei tunnel in roccia, deposito materiali, ricovero del personale, con adattamento del terreno. A fronte di tale sfregio, va ricordato che l’intera area è collocata nell’area di protezione della rete natura 2000 Il SIC/ZPS “Disgrazia-Sissone” IT2040017.» Comi e Lenatti non esitano a definire il progetto un «enorme sacrificio» chiarendo la propria netta contrarietà a tale «ennesimo assalto alla montagna» e alle sue acque, come detto ampiamente sfruttate già da tempo, e al territorio di Chiareggio, bene comune la cui bellezza «non ha prezzo, non può più essere sacrificata, nemmeno sfiorata, con interventi privi di senso, privi di visione, senza alcun beneficio per le comunità, residenti e non.»

[La valle di Chiareggio in primavera. Immagine tratta dalla pagina Facebook “Amici di Chiareggio“.]
Alla “denuncia” di Comi e Lenatti ha dato rapido seguito il sindaco di Chiesa in Valmalenco Renata Petrella, con una “precisazione” piuttosto piccata diffusa dalla stampa locale nella quale fin dalle prime righe denota «la preoccupazione destata nella popolazione a causa di informazioni che ritiene false, tendenziose e strumentalizzate» e la necessità «di ristabilire la verità dei fatti e mettere in guardia l’opinione pubblica da chi, per fini non chiari e sconosciuti, ma sicuramente non nobili, ama seminare il panico ed infangare l’altrui operato».

Petrella, rimarcando che la vicenda della centralina del Pirola ha origine nel 2001, ritiene infondate le preoccupazioni espressa nella “lettera aperta” di Comi e Lenatti sostenendo che «la centralina sarà un impianto a bassissimo impatto ambientale: l’amministrazione comunale in carica ha preteso, sia nei confronti dei soggetti realizzatori sia verso gli altri enti autorizzativi, che l’opera sia pressoché invisibile. Infatti, la condotta forzata, del piccolo diametro di 40 cm, verrà completamente interrata e la superficie di scavo ripristinata. Il manufatto della centralina, sarà anch’esso, salva la mera porticina di accesso, interrato. L’impianto funzionerà solo per due mesi l’anno, nel periodo autunnale, in concomitanza allo storico e fisiologico svuotamento delle acque del lago Pirola da parte di Enel.» Ciò a fronte della corresponsione al Comune di Chiesa in Valmalenco da parte della società incaricata dei lavori la quale poi assumerà la proprietà del nuovo impianto, indicata come «valtellinesi sensibili al territorio» di «una somma, forfettaria “ una tantum” pari ad € 200.000,00» e non senza mancare di lanciare “agli ambientalisti” contrari all’opera e «fautori dell’utilizzazione dell’energia pulita» alcune frecciatineDiamo un umile consiglio: se è vero, cosa di cui non dubitiamo, che ci tenete così tanto al territorio, ci sarebbero da fare tante opere di bonifica nei boschi, compresa la manutenzione dei sentieri, che farebbero risparmiare soldi e risorse umane alla comunità, purtroppo non in grado di sopportarne neanche il peso economico. Tali azioni vi renderebbero coerenti con le idee che professate…sempre e non solo quando vi fa comodo.»)

Di pochi giorni più tardi è la replica di Comi e Lenatti… [continua su “L’AltraMontagna”, qui o cliccando sull’immagine sottostante.]

Valmaleggo 2025 (altro che Sanremo!)

Carlo Conti è in crisi.

Sì, lui, il popolare anchorman, nonostante il successo della sua direzione dell’ultimo Festival di Sanremo e i preparativi della prossima. Già.

È in crisi – senza poterlo dire pubblicamente, ovvio – perché non si capacità di come un evento così eccezionale come “VALMALEGGO”, con il suo programma ricco di appuntamenti affascinanti in luoghi bellissimi, non l’abbia saputo concepire lui.

Al confronto, Sanremo è una sagretta da paese. Considerando poi la ben scarsa qualità della musica pop italiana attuale… Ovvio che Conti sia in crisi.

Tuttavia, il noto personaggio televisivo potrebbe risollevarsi il morale salendo in Valmalenco e partecipando agli eventi della rassegna, che quest’anno sono ben sette: li potete vedere insieme a Conti nella locandina. Tutti interessanti, affascinanti, attraenti, ne converrete, anche grazie alla curatela di una dea ex machina d’eccezione: Marina Morpurgo. Ci sono pure io: il 3 agosto al rifugio Del Grande Camerini con il leggendario Alberto Paleari.

Dunque, scaricatevi la locandina (anche in pdf, qui), segnatevi gli appuntamenti e, se potete, non mancate. Vi divertirete e ci divertiremo parecchio, garantito!

Anche il Sasso Nero, in Valmalenco, rischia di essere devastato da una nuova (e assurda) seggiovia

[Veduta panoramica e “didattica” del Sasso Nero, tratta da www.paesidivaltellina.eu.]
Il Sasso Nero è una delle montagne più particolari della Valmalenco. Non è affatto tra le più alte (“solo” 2921 m mentre a poca distanza ci sono il Bernina e il Disgrazia con le loro alte quote e le più spettacolari imponenze morfologiche) ma ha un corpo parecchio articolato, poliedrico, con un’alternanza di pendii rocciosi e di ganda, canaloni di varia foggia, pianori erbosi, la cui sommità, facilmente raggiungibile, offre uno dei panorami più ampi e grandiosi della Valmalenco e delle Alpi lombarde, anche in forza della sua posizione centrale nell’arco dell’alta valle.

È una montagna (il cui oronimo deriva dal colore scuro delle sue rocce) poco appariscente rispetto a molte altre circostanti ma che offre bellezze e fascini notevoli, a volte inaspettati e per questo sorprendenti. E che rischiano di essere persi per sempre, visto che pure quassù si vuole imporre con la forza un nuovo impianto sciistico del comprensorio di Chiesa Valmalenco: una nuova seggiovia quadriposto «destinata al freeride, cioè allo sci fuoripista su neve fresca, in un versante dove la neve fresca, semplicemente, non c’è» come si legge in un comunicato di Mountain Wilderness Italia che trovate qui.

[Una porzione del rinomato panorama visibile dalla vetta del Sasso Nero, qui verso nord sulle cime più alte del Bernina. Immagine tratta da lemontagne.net.]
Ne scriverò anch’io a breve perché, da quanto se ne può ricavare, si palesa un ennesimo intervento illogico (come accennato, il versante sul quale verrebbe realizzato è rivolto a sud in pieno Sole e non potrà mai garantire quantità e qualità dell’innevamento, nonostante le quote) e assurdamente impattante sul paesaggio della montagna e sulla sua bellezza peculiare. Doti che, al solito, a quelli che propongono tali progetti – e che sovente si propongono come “valorizzatori” dei territori sui quali intervengono – non interessano nulla.

Nota finale al riguardo: sulla croce di vetta del Sasso Nero è posta una targa con la scritta «Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono». Si tratta di una frase del celebre poeta inglese William Blake, che visse tra Settecento e Ottocento: parole che forse allora avevano un senso e un valore mentre oggi, in numerosi casi, quando le montagne e certi uomini s’incontrano accadono cose parecchio brutte. Purtroppo.

Una piccola/grande lezione di cultura civile di montagna

[L’inconfondibile sagoma del Pizzo Scalino, montagna simbolo della Valmalenco, vista dall’Alpe Lago, sopra Chiesa Valmalenco. Foto di Gaggi Luca 76, CC BY 3.0, fonte https://commons.wikimedia.org.]
Michele Comi, rinomata guida alpina malenca e formatore culturale di montagna (il che l’ha reso vincitore nel 2023 del prestigioso Premio Meroni), così risponde sulle sue pagine social a quelli che lo hanno attaccato e di frequente insultato per aver reso pubbliche alcune considerazioni personali sull’opportunità di svolgere gare di rally nei territori propriamente montani, come è accaduto di recente nella sua Valmalenco.

Al netto di ciò che si possa pensare sull’evento in sé, la risposta di Michele è una lezione di garbo, rispetto, educazione civica e al contempo di autentica, profonda cultura di montagna. Cioè di quelle virtù che qui come altrove spesso non si riscontrano, e ciò finisce per degradare e incancrenire questioni che, viceversa, potrebbero essere risolte in modi molto più proficui per tutti, oltre che più civili. D’altro canto, sono reazioni tipiche di chi sa di essere nel torto e non ha altri modi per difendersi e sostenere le proprie ragioni.

Cari amici del rombo e del fumo,
vi ringrazio sinceramente per l’energia che avete dedicato alle mie parole — all’articolo sui rally in montagna — che, a quanto pare, ha acceso più i vostri animi che le candele dei vostri bolidi.
Alcune reazioni (nelle pagine social dei giornali locali) lo ammetto, erano così infuocate da far impallidire un motore in fiamme.
È curioso: ho parlato di paesaggi, silenzi, animali selvatici, della delicatezza del vivere alpino. Voi, in molti, avete risposto con insulti personali, livore e un lessico da grigliata di scarichi e testosterone.
Evidentemente la mia riflessione ha toccato qualche nervo scoperto, non capita tutti i giorni che qualcuno si prodighi con tanto ardore per difendere l’idea che i tornanti di una valle alpina siano più adatti ai cavalli-vapore che ai voli d’aquila.
Riconosco, in fondo, una certa coerenza: difendere l’invasione a motore della montagna insultando chi propone un’alternativa civile e trasformare un dibattito culturale in una sagra dell’aggressività. Un rally verbale, insomma.
Ma tranquilli: non vi ho squalificati, nonostante abbiate tagliato tutte le curve del rispetto.
Nel frattempo continuo a salire a piedi, magari più lentamente, ma con una vista più nitida e l’aria più pulita nei polmoni.
Quando vorrete discutere seriamente, senza clacson né livore, vi aspetto in cima.
Ci sarà silenzio, neve sui crinali e nessuno a giudicarvi.
Tranne forse una marmotta, sorpresa da tanto rumore per nulla.

[Immagine tratta dalla pagina Instagram di Michele Comi.]

Mauro Lanfranchi, mirabile narratore per immagini delle nostre montagne e custode della loro fragile bellezza

Se si studia il lavoro dei grandi fotografi, si scopre che hanno trovato un luogo o un soggetto particolare e poi ci hanno scavato a fondo, scolpendo qualcosa di speciale. Questo richiede molta dedizione, passione e impegno.

Sono parole di Steve McCurry, il celebre fotografo statunitense, il cui senso ritrovo compiutamente nel lavoro fotografico di Mauro Lanfranchi, grande narratore per immagini delle montagne, soprattutto quelle lombarde. E «dedizione, passione e impegno» sono elementi che, tra mille altri, traspaiono dalle sue fotografie e danno un senso e un valore mirabili alla duplice storia che narrano: quella del soggetto o del paesaggio ritratto e quella del lavoro che ha portato alla creazione dell’immagine. Un lavoro che per Lanfranchi non è solo di mente e di animo, con il quale alimenta la tecnica e l’arte, ma pure di piedi e di spirito, per come le sue immagini siano sempre la manifestazione di lunghe esplorazioni alpestri durante le quali il fotografo lecchese elabora altrettante relazioni speciali con i luoghi che poi immortala, evidenza che rende così emblematiche le fotografie realizzate.

Per questo sono sempre felice quando leggo o vengo a sapere che il grande valore dell’arte fotografica di Lanfranchi – che è precipuamente legata alle montagne, ribadisco – viene riconosciuto e premiato in contesti importanti e prestigiosi: come è successo qualche giorno fa a Biella, nell’ambito del prestigioso concorso fotografico “In Montagna”, tenutosi nella splendida cornice di Villa Gromo Losa e con una giuria della quale il presidente era proprio Steve McCurry.

Il concorso ha visto la partecipazione di oltre quattromila fotografie suddivise in tre categorie: “Paesaggio”, “In Viaggio” e “Ritratto”. Nella prima categoria l’opera vincitrice è lo scatto in bianco e nero di Lanfranchi dal titolo Mare in burrasca – Presolana (la vedete qui sotto): «Un’immagine intensa, costruita su un gioco di luci e ombre e caratterizzata da forti contrasti, capace di trasmettere la forza della natura e la potenza emotiva del paesaggio».

Immagine che dal mio punto di vista assume un valore ancora più potente e evocativo: la suggestiva zona del “Mare in burrasca”, posta sul versante settentrionale della Presolana in Val di Scalve e il cui valore geomorfologico e paesaggistico è più unico che raro, in questo periodo è posta sotto la minaccia di devastazione (già in parte avvenuta) dal progetto di collegamento sciistico tra Colere e Lizzola, sul quale da tempo si sta dibattendo. Lo scatto di Lanfranchi, fissandone da par suo tutta la spettacolare bellezza, rappresenta anche un monito contro chi avrebbe il coraggio di devastare la zona e un appello alla sua salvaguardia, come patrimonio di inestimabile importanza non solo per quel territorio e i suoi abitanti ma per qualsiasi autentico appassionato di montagna.

Una salvaguardia, qui e altrove, che ha bisogno a sua volta di dedizione, passione e impegno nonché tantissima sensibilità verso le nostre montagne e i loro paesaggi: doti che Lanfranchi manifesta da lungo tempo e palesa nelle proprie fotografie, invitandoci ad apprezzarne il valore anche riportando nella propria realtà e concretizzando fattivamente il loro appello alla difesa della bellezza. Dei nostri monti e di tutto il mondo in cui viviamo, l’unico che abbiamo a disposizione.

L’opera di Mauro Lanfranchi e le altre fotografie vincitrici saranno esposte per un mese presso Palazzo Ferrero, insieme ad alcune delle immagini più iconiche di Steve McCurry tra cui il celebre ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi, una delle opere fotografiche più simboliche e celebri mai realizzate.

N.B.: le immagini dell’articolo e parte delle informazioni riportate sono tratte da “LeccoNotizie”.