Quando alle “Parole” dovrebbero seguire i fatti – in una Fiera letteraria, e altrove…

Sono reduce – come intuirà chi segue il blog – da La Fiera delle Parole di Padova, e in particolare dalla parte dell’evento dedicata alla piccola e media editoria, nell’ambito della quale esponeva anche Senso Inverso Edizioni, il mio attuale editore. Tale parte è stata ospitata in una location notevole, il Centro Culturale Altinate San Gaetano: veramente un fiore all’occhiello della città e un vanto del suo panorama culturale, peraltro a pochi passi dal centro storico – ovvero dalle vie del più classico passeggio cittadino – e comunque facilmente raggiungibile dai grandi parcheggi ai margini di esso. Un gran bel posto, insomma, per farci una fiera dell’editoria e qualsiasi altra cosa simile.
Posto ciò, lo spazio dedicato ai piccoli e medi editori era ospitato all’interno de La Fiera delle Parole, appunto, rassegna multiforme che ha portato nella città veneta numerosi grandi nomi del panorama letterario nazionale, in diverse location – librerie, auditorium, sale di rappresentanza varie – sparse per il centro. Una manifestazione molto bella, che tuttavia non è riuscita ad evitare l’errore (grave, sotto molti aspetti) di relegare la piccola e media editoria ad evento collaterale – mooolto collaterale! – e sostanzialmente al di fuori del flusso di pubblico attirato qui e là dai vari appuntamento con i grossi nomi. Confinata in un posto bellissimo, come detto, ma in questa caso, nella sostanza, parecchio sprecato, con momenti di assenza di pubblico pressoché totale che una manifestazione del genere non dovrebbe e potrebbe permettersi.
Purtroppo questa è una pecca che ho notato anche in altri eventi di simile genere, con gli stand dei piccoli e medi editori lasciati alla berlina in mezzo a tante altre cose, assai poco considerati dal pubblico e sovente – ben più grave! – dagli stessi organizzatori, dunque con un interesse generale verso di essi che peraltro non giustifica le spese sostenute per essere presenti con i propri libri – e ciò vale per gli editori ma anche per i loro autori. A volte, volendo pensare male, viene il sospetto che il tutto sia stato per così dire agevolato, che si offra lo spazio alla piccola editoria solo per darsi motivo di sostenere che “Visto? Il nostro evento ha dato spazio anche agli editori meno popolari e conosciuti!” per poi, nel concreto, tenerli in disparte, appunto, come qualcosa che non deve troppo interferire con il clou dello stesso evento – con lo scrittore famoso che presenta il suo ultimo libro e per il quale non ci può permettere che l’auditorium che lo ospiterà non sia adeguatamente affollato, ad esempio, o con la grossa (e influente, industrialmente, economicamente e politicamente…) casa editrice che rivendica tempi e spazi consoni al suo bel nome, a discapito di chiunque altro, ovvero, come spesso accade, dei piccoli editori e dei loro autori…
Insomma: posso comprendere che gli organizzatori di un evento letterario che comprenda grossi nomi e al contempo piccoli editori abbiano un occhio di riguardo in più per i primi – dai quali potrebbero giungere gratificazioni e ritorni d’immagine che i secondi difficilmente potrebbero garantire, almeno nel breve periodo. Tuttavia, ancora una volta, si dimentica che molta parte della vera, buona, nuova e innovativa letteratura, quella che magari dopo qualche anno diventa best seller sotto l’ala protettrice del grande editore, viene proprio dalla piccola editoria! L’unica che, per sua natura, può e sa fare ancora un autentico talent scouting (quando ormai i grandi gruppi editoriali mirano quasi solo al soldo, al guadagno immediato, all’operazione commerciale in bieco stile “finanza bancaria”!) e che, altrettanto spesso, pubblica libri di valore letterario eccelso i quali tuttavia pochi potranno scoprire perché il tutto sarà stato funzionalmente messo in disparte e/o nell’ombra dei grandi editori e dei loro showmen della letteratura, oggi sempre più mediatica e mediatizzante (infatti non a caso ho usato quel termine, “showmen”!).
Ribadisco: starò fin troppo pensando male cose sull’argomento, d’altro canto a pensar male si fa peccato ma si indovina, come recita il noto motteggio popolare: e purtroppo, constatando la brutta piega e l’altrettanto bieco modus operandi di buona parte del panorama editoriale nostrano, ultimamente si indovina fin troppo spesso, su queste cose! Peccato: è un’occasione persa, un’altra delle tante nelle quali ci si può imbattere qui in Italia, terra di concorsi letterari, fiere, rassegne ed eventi sovente un po’ troppo di facciata, belli fuori ma parecchio vuoti dentro. E peccato soprattutto perché nuovamente si ignora l’importanza fondamentale della piccola e media editoria per la vita (o bisogna inevitabilmente dire la sopravvivenza, ormai?) del panorama letterario nazionale, per la sua qualità, il suo valore e, ancor di più, per la sua capacità “genetica” di portare la cultura del libro e della lettura dove spesso i grandi editori non arrivano e non vogliono arrivare per mera scelta strategica commerciale. Addirittura “sua maestà” il Salone del Libro di Torino si è pubblicamente impegnato a dare più spazio e attenzione alla piccola e media editoria, drammaticamente assente (o quasi) nell’ultima edizione: ne diedi notizia anche io qui nel blog, all’epoca. Ecco, serve una nuova consapevolezza in tal senso, e forse, una simile consapevolezza, di segno opposto e convergente, sarebbe utile anche negli editori, sì che sappiano vincere l’eventuale propria soggezione e/o l’inevitabile sottomissione al volere di chi è infinitamente più grande e potente e facciano sentire la propria voce, rimarchino il proprio valore e l’importanza che hanno, facciano capire che, senza di loro, il sistema è zoppo, e la zappata sui piedi se la tirerebbero pure i grossi editori, i quali diventerebbero in toto dei venditori di merci e oggetti a forma di libro, non di letteratura. Letteratura, ok? Non si dimentichi che di ciò stiamo disquisendo!
E infatti, ahinoi, il mondo dei libri contemporaneo assomiglia parecchio e ogni giorno di più a quello del più banale – cioè più quotidiano – commercio al dettaglio: ci sono gli immensi ipermercati che offrono di tutto e di più attraverso strabilianti e allettanti promozioni, sconti, reclame patinate che di più non si può per marche e prodotti che lo sono anche di più; ma dove si deve andare per trovare il prodotto di qualità, la specialità sopraffina e di qualità garantita, se non ancora nei piccoli negozi, dove c’è ancora un gestore che tiene alla bontà delle sue offerte come fosse una questione di onore e che ti consiglia (esempio a caso) quel formaggio della piccola e sconosciuta latteria che egli stesso ha provato e consuma, talmente sublime che mai e poi mai la grande industria casearia con gli spot a tamburo battente in Tv potrà eguagliare, nemmeno lontanamente?
La Fiera delle Parole di Padova è una evento molto bello, logisticamente ben organizzato e dall’appeal potenziale veramente grande, ma lo è – diciamo… – al 70%. Poteva esserlo al 100%, e mi auguro che per le prossime edizioni si possa migliorare il più possibile quella percentuale, rimettendo nel giusto ordine di valori le varie componenti, e dunque veramente facendo il miglior servizio possibile alla letteratura, agli editori, ai lettori e ai libri tutti. Non solo ad alcuni, ma a tutti.

Dunque, appuntamento a Padova, domenica 14, alla Fiera delle Parole, con “Cercasi la mia ragazza disperatamente”!


Mi raccomando, eh! Se potete, se vi gira, se passate di lì, se non avete null’altro da fare di meglio – ma, mi permetto di denotare, una fiera letteraria ovvero il poter stare in mezzo a così tanti libri, credo sia qualcosa rispetto al quale poche cose possano essere meglio… Insomma: Padova, domenica 14 Ottobre, La Fiera delle Parole presso lo stand di Senso Inverso Edizioni nella sede espositiva del Centro Culturale Altinate San Gaetano! Io ci sarò, e ci saranno Cercasi la mia ragazza disperatamente, l’ultimo mio libro, e La mia ragazza quasi perfetta, il romanzo predecessore. E se ci sarete anche voi, appunto – se avrete voglia di fare un giro, passate a trovarmi!
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web ufficiale de La Fiera delle Parole, e avere ogni utile informazione nel merito. Dunque ci vediamo a Padova, ok?

La ricerca riprende! “Cercasi la mia ragazza disperatamente” con Senso Inverso alla Fiera delle Parole 2012 di Padova, domenica 14 Ottobre!

Dopo la pausa dei mesi estivi (perché anche gli innamorati più disperati hanno pur bisogno di un po’ di ferie…!!!), riparte la ricerca!
Cercasi la mia ragazza disperatamente e lo scrivente – il quale per il momento si pregia ancora di esserne autore e ne va pure piuttosto fiero, già! – saranno a Padova, alla sesta edizione de La Fiera delle Parole presso lo stand di Senso Inverso Edizioni nella location del Centro Culturale Altinate San Gaetano, per l’intera giornata di domenica 14 Ottobre!
Sarà un’ottima occasione per incontrarmi e incontrarci, chiacchierare, conoscere meglio (per chi ancora non lo conosca) il mio ultimo romanzo, acquistarlo (se sarete così magnanimi da acconsentire a ciò!) oltre che a stare in mezzo ai libri, che è sempre una gran bella cosa: e La Fiera delle Parole consente di farlo in modo assolutamente gradevole e interessante!

Giunta quest’anno al suo sesto appuntamento, La Fiera delle Parole torna a travolgere Padova con proposte culturali di altissima qualità dislocate nei luoghi più belli, suggestivi e prestigiosi della città: Palazzo della Ragione, Palazzo Bo, Palazzo Moroni, Palazzo del Liviano, Centro Culturale Altinate San Gaetano, Teatro Ruzante, Auditorium Pollini, Scuole, Librerie, Caffè, negozi e le Piazze cittadine.
Dal 9 al 14 ottobre 2012 Padova ospiterà uno tra i più interessanti appuntamenti con la letteratura, il giornalismo, la poesia, l’arte, la musica attivi sul territorio nazionale. La Fiera delle Parole è una manifestazione generalista premiata da un pubblico numerosissimo che giunge da tutta Italia per ascoltare e, soprattutto, confrontarsi con centinaia di autori di grande rilievo nel panorama culturale nazionale, avendo il pregio di stimolare la partecipazione al dibattito su grandi temi di attualità, di Storia, di Filosofia e Scienza, ma anche di ascoltare le Parole della Letteratura, della Poesia, talvolta accompagnate dalla magia della Musica.
Come già rimarcato, Senso Inverso Edizioni sarà presente con il proprio stand nei giorni di sabato 13 e domenica 14 presso il Centro Culturale Altinate San Gaetano.

Cliccate sul libro per conoscerne ogni dettaglio – cos’é, com’é, dove lo si può trovare, come lo si può acquistare, cosa ne ha detto e scritto… – oppure cliccate sull’immagine del logo della Fiera per visitare il sito web ufficiale e avere ogni informazione su come visitarla.
Dunque, appuntamento a domenica 14 Ottobre! Non mancate!

Anno 2012: fuga da Torino (?)

Sia chiaro da subito: lode eterna, lunga vita e prosperità al Salone del Libro di Torino, evento che a prescindere da qualsivoglia considerazione e opinione si possa averne, rappresenta indubitabilmente un prezioso volano per l’intero panorama letterario italiano.
Posto ciò, girando per i vari altri eventi legati al mondo dei libri in Italia nei mesi scorsi (fiere, rassegne, conferenze, incontri e quant’altro) e avendo modo di chiacchierare direttamente con molti editori piccoli, medi e/o indipendenti (nonché parafrasando nel titolo di questo post un noto film di John Carpenter, che molti di voi ricorderanno), ho potuto constatare quanti di essi quest’anno non saranno presenti a Torino, compresi alcuni che ormai del Salone erano diventati habitué. E le motivazioni addotte sono sostanzialmente simili per tutti quanti: il Salone è ormai sempre più “tagliato” sui grandi editori, diventando una sorta di fastosa kermesse del libro sostanzialmente più spettacolare che culturale, peraltro troppo costosa per chi non abbia le spalle coperte da gruppi industriali economicamente (e politicamente) rilevanti.
E’, sotto certi aspetti, qualcosa di simile a quanto accade con la musica: il Salone è un po’ come il Festival di Sanremo, al quale partecipare significa, per un musicista, far parte ancora “del giro”, nel quale suonano grandi pop/rockstar internazionali e che molti, nonostante tutto, finiscono per guardare alla TV, partecipando al relativo rito massmediatico nazional-popolare, quando poi la vera musica, quella che ancora è sinonimo autentico di “arte”, viene suonata altrove.
Nei tanti anni di partecipazione personale al Salone del libro di Torino – partecipazioni sempre belle e gradevoli! Lo ribadisco: lode eterna, lunga vita eccetera eccetera… – ho visto tanta gente e lunghe code agli ingressi, al punto di generare l’illusione (pia) che di gente in Italia che legga ve ne sia e pure parecchia… Ho notato affollamenti incredibili nei scintillanti stands delle grosse case editrici, ma anche il padiglione destinato agli editori piccoli/medi e indipendenti sempre fin troppo sfollato. Ho visto gente uscire con trolley ricolmi di libri acquistati nel Salone che potevano benissimo acquistare nelle librerie sotto casa – e queste che languono e sovente chiudono, tra i pianti di quegli stessi visitatori-trolleysti; ho ascoltato autori stranieri grandi ma non da top ten di vendita in presentazioni semi-desertiche, e conferenze debordanti di folla di star della TV col loro bel libro luccicante in mano. Ho notato libri di narrativa e di saggistica favolosi, scritti da autori sconosciuti per piccoli editori, vere gemme di preziosa letteratura ignorate dai più e languenti sui tavoli degli stand dei citati editori confinati lontano dal maggior passaggio di visitatori, ovvero dalla zona occupata dai grandi editori e dai loro volumi-best seller. Ho visto titolari di case editrici sorridere felici a chi si accostava al proprio stand e poi, discorrendo con loro in disparte, ho ascoltato le lamentele e il pessimismo ormai quasi cronico…
E ho notato, forse in primis, il bisogno e/o la necessità comune di esserci, a Torino. Dal punto di vista del visitatore, perché partecipare a eventi di massa del genere genera un’esperienza, ovvero qualcosa da raccontare agli amici (perché dire “ah, questo libro l’ho acquistato al Salone del Libro di Torino” fa’ comunque figo, certo più che dichiarare di averlo comprato dallo scalcagnato libraio sotto casa…), qualcosa che assume elevata valenza sociologica, per dirla aulicamente. Dal punto di vista dell’editore, essere presente a Torino e’ un po’ come ritagliarsi una propria piccola porzione di “importanza” editoriale, e perché, anche per l’editore, fa’ sempre figo dire “veniteci a trovare allo stand XY del Salone del Libro di Torino”. Come essere ammessi (forzatamente, dacché pagando costi assai salati) in un club esclusivo, potendosene poi vantare…
Ma, appunto, secondo molti il gioco appena citato non vale più la candela. E un Salone che ammicca sempre più ai grandi editori (e ai loro portafogli) e sempre meno all’altra editoria, quella piccola e indipendente (che per rientrare dalle spese sostenute per uno stand può solo sperare in un miracolo di vendite e si sa, i miracoli con tutta probabilità non esistono…), diventa un palcoscenico meno ambito, anche perché meno “democratico”, sul quale voler stare.
Ribadisco ancora: il Salone del Libro di Torino è un evento (una istituzione, direi) fondamentale, anche per chi (come il sottoscritto, oltre al proprio diretto interesse letterario/editoriale) vuole cogliere il polso del mondo letterario nazionale, cercare di capirne lo stato, intravedere i trends, le mode, gli orientamenti, e il futuro prossimo della produzione editoriale in Italia. E mi auguro che, ancora in futuro, resti tale, il più importante punto di riferimento per il mondo dei libri dalle nostre parti, cercando di mantenersi totalmente e democraticamente aperto a qualsiasi espressione di esso, piccola o grande, aulica o nazional-popolare, mainstream o rivoluzionaria.
Nel caso, da lunedì prossimo vi saprò dire cosa avrò effettivamente visto, quest’anno a Torino: soprattutto, se avrò visto “solo” tanta gente e tanti libri, oppure anche (spero) tanta letteratura.

Cliccate sul logo del Salone in testa al post per visitare il sito web ufficiale, e conoscere ogni dettaglio sull’edizione 2012.