“Nei Sentieri Selvatici” con Davide Sapienza per riconnettersi alla montagna, e a se stessi

Sabato prossimo, 18 luglio, prende il via l’edizione 2026 di “Nei Sentieri Selvatici, la rassegna di pratica geopoetica che il Parco dell’Adamello ha chiesto di realizzare ad hoc a Davide S. Sapienza, con il coordinamento dell’Officina Culturale Alpes e la presenza di guide escursionistiche della Valle Camonica.

In questa edizione, la terza della storia breve ma già corposa della rassegna, Sapienza guiderà i partecipanti in tre esplorazioni geopoetiche della parte meridionale del Parco dell’Adamello e dell’Area Vasta Valgrigna, zone poco frequentate dagli escursionisti e dai visitatori della Valle ma di alto pregio paesaggistico e dense di tracce e di storia. Lo accompagneranno la guida camuna Giuseppe Bernardi e, in una delle uscite, il geografo, scrittore, esploratore Franco Michieli.

Trovate tutte le informazioni sugli appuntamenti della rassegna e su come parteciparvi qui, e il personale invito a farlo è come non mai fervido: per quanto di profondo e poetico queste esperienze nei paesaggi naturali montani con Davide Sapienza sanno donare e, dunque, per se stessi.

Ma qui voglio andare oltre l’invito alla partecipazione, per rimarcare quanto sia importante una figura come Sapienza per la Natura e le montagne italiane, ovvero per la relazione che chiunque voglia conoscerle e frequentarle deve saper elaborare e coltivare. Ormai da qualche lustro, con i propri cammini letterari in Natura e poi con la pratica geopoetica, oltre che con i suoi libri e le altre attività autorali che ha firmato, Sapienza racconta e rivela una dimensione di equilibrio necessario e intimo tra uomo e Natura che il divenire della realtà corrente rende quanto mai indispensabile, e lo fa intessendo, con le proprie illuminanti narrazioni geopoetiche e con ciò che egli definì tempo fa l’intelligenza dei piedi, i tanti fili di quella relazione che lega noi Sapiens con il mondo che abbiamo intorno e con il quale interagiamo. E sono fili che Sapienza intesse attraverso trame non solo geografiche e paesaggistiche, come elementi attivi dello spazio naturale vissuto quale siamo insieme a ogni altro organismo vivente, e non solo biologiche e ecosistemiche, attraverso le quali si manifesta materialmente la nostra connessione con l’ambiente, ma pure in senso mentale, emotivo, spirituale: la pratica geopoetica assume aspetti psicogeografici, il paesaggio esteriore si fa interiore, la lettura della geografia dei luoghi, delle scritture lasciate nel tempo dalla presenza umana, si fa metodo e esperienza di ri-conoscenza di se stessi. Un ruolo attivo che, grazie alla guida di Sapienza, ogni partecipante alle uscite assume al fine di porsi domande che coinvolgono gli aspetti più intimi di come ha interiorizzato la geografia: come percepisco il paesaggio? E la montagna, come entra in me? Cosa mi raccontano le letture di testi letterari in un ambiente così avvolgente? Cosa mi dice la montagna della mia vita?

Tra le risposte a tali domande che potranno scaturire dalle lunghe giornate in cammino, dall’immersione fisica, mentale e spirituale che indica le tracce da seguire, nutre la mente e lo spirito e dona benessere psicofisico, dal selvatico che si rigenera e va a rintracciare percezioni e visioni riflesse dal proprio modo di essere, sono certo che vi sia anche quella che rimarca – come dicevo – l’importanza fondamentale di una figura come Davide Sapienza per la nostra relazione culturale con le montagne e gli ambienti naturali. Per questo, anche, vi invito a partecipare a “Nei Sentieri Selvatici” così come agli appuntamenti dell’ottava edizione di “Nel cuore della Montagna” l’altra rassegna guidata da Davide Sapienza e curata da Alpes per il Sistema bibliotecario della Valle Seriana, già partita e che durerà con numerose uscite sulle Alpi orobiche fino a fine settembre.

In fondo la montagna è un unico grande “sentiero selvatico” e quando ci poniamo in ascolto, siamo in sintonia. Parafrasando la celebre affermazione di Pessoa, «I viaggi sono i viaggiatori», quando siamo in sintonia, quando siamo connessi con la montagna, i sentieri sono chi li cammina. Siamo noi, che ci facciamo “sentiero selvatico” per lasciare la nostra traccia nello spazio della Natura e nel tempo della Terra.

Un progetto che valorizza in modo sostenibile e integrato montagne e comunità della Valle Camonica

Non è vero che la montagna può vivere solo con il turismo massificato o venendo trasformata in luna park da attrazioni meramente ludico-ricreative che ne banalizzano l’anima e la condannano ad una inesorabile decadenza. La montagna è bellezza, cultura, benessere, socialità, libertà – innanzi tutto libertà da quei modelli con i quali si dice di «valorizzarla» puntando invece a sfruttarla a più non posso. Ci vuole altro, i monti meritano altro.

Ecco, ad esempio meritano un progetto come “Val CamUnica”, che nasce con l’obiettivo di valorizzare la Val Camonica (in provincia di Brescia, uno dei territori in assoluto più importanti e emblematici delle Alpi italiane) attraverso un calendario strutturato di più di 40 escursioni, distribuite nel periodo da aprile a ottobre.

L’iniziativa coinvolge una rete di partner locali – tra cui accompagnatori di media montagna, strutture ricettive e produttori del territorio – creando un ecosistema collaborativo capace di offrire esperienze autentiche e di qualità.

Le attività proposte spaziano dal trekking naturalistico a brevi esperienze enogastronomiche, fino a percorsi storici e artistici, pensati per diversi livelli di preparazione e interesse. Ogni escursione è progettata per favorire un’immersione completa nel territorio, con un’attenzione particolare alla scoperta di luoghi meno conosciuti e alla valorizzazione delle tradizioni locali.

Val CamUnica promuove un modello di turismo sostenibile, attento al rispetto dell’ambiente e alla crescita delle realtà locali, incentivando pratiche responsabili e consapevoli e il coinvolgimento dei più giovani. Il progetto mira a rafforzare l’identità della valle, creando sinergie tra operatori e generando valore condiviso per la comunità.

Le esperienze saranno guidate da professionisti qualificati e arricchite da momenti esperienziali distintivi, capaci di rendere ogni uscita unica. L’iniziativa si rivolge sia a turisti che a residenti, con l’obiettivo di stimolare una nuova forma di fruizione del territorio.

Val CamUnica si propone infine come un modello replicabile di turismo integrato, basato su collaborazione, qualità e valorizzazione autentica del patrimonio locale.

Quale ulteriore valore aggiunto al progetto, la stagione 2026 delle escursioni gode anche della partnership con l’Officina Culturale ALPES, che conferisce un ulteriore marchio di indubitabile qualità all’iniziativa. E domenica prossima, 19 aprile, la stagione si apre con una giornata in cammino insieme a Franco Michieli, figura di grande prestigio internazionale da tempo parte di ALPES, che guiderà i partecipanti tra gli alpeggi di Villa Dalegno, per conoscere da vicino il progetto di recupero culturale del luogo e del suo paesaggio peculiare che circonda a nord la conca di Ponte di Legno.

Il percorso si propone, anche mediante l’app creata per la localizzazione dei toponimi, di rivisitare i luoghi del passato con la preziosa compagnia di Franco Michieli, geografo, alpinista, esploratore, divulgatore culturale e garante di Mountain Wilderness International, che i partecipanti potranno conoscere meglio nelle pause ristoratrici attraverso i suoi racconti e i preziosi aneddoti sulle sue spedizioni e i libri, con nozioni circa l’ambiente che circonda il percorso e la sua lettura e interpretazione del paesaggio.

Per informazioni sull’escursione e iscrizioni, oltre alle locandine sopra pubblicate potete dare un occhio qui, mentre in generale l’invito che vi caldeggio è quello di supportare e seguire il progetto “Val CamUnica” nonché, ovviamente, di partecipare alle iniziative proposte. Lo meritano senza alcun dubbio!

N.B.: le foto in testa al post sono tratte da https://sentiericamuni.wordpress.com (altro bellissimo sito, da visitare e frequentare) e si riferiscono al percorso dell’escursione guidata da Franco Michieli.

MONTAG/NEWS #2: notizie interessanti e utili da sapere dalle terre alte

In questo articolo a cadenza domenicale trovate una selezione di notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete nella settimana precedente che trovo interessanti e utili da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così che ognuno possa approfondirle a piacimento. Di notizie del genere sulle montagne ne escono a bizzeffe: questo è un tentativo di non perdere alcune delle più significative. Durante la settimana le più recenti di tali notizie le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.


LA FELICITÀ (IN MONTAGNA) NON SI PUÒ PRENOTARE

Su “montagna.tvPaolo Paci ragiona sull’obbligo sempre più diffuso di prenotazione per la fruizione di molti luoghi montani al fine di contrastare l’overtourism. «Tutto comprensibile, tutto ragionevole. Ma (posso dirlo?): che tristezza! Dolomiti in vendita a chi ha lo smartphone più veloce, e il resto delle Alpi non è messo meglio» sostiene Paci. La soluzione? «Cambiare meta. Valorizzare le valli minori, la mezza montagna, i luoghi spopolati che paradossalmente, in tempi di overtourism, costituiscono il grosso delle Alpi (e degli Appennini).»


SULLE OLIMPIADI GLI SVIZZERI NON SI FIDANO DELL’ITALIA?

Pare che la Svizzera si fidi poco dell’organizzazione di Milano-Cortina 2026. Il quotidiano “Il Berninainforma che il Cantone Grigioni prevede una spesa di 5,5 milioni di franchi per gestire il traffico durante i Giochi olimpici, e che al riguardo è previsto un contributo dall’Italia. Tuttavia la granconsigliera cantonale Anita Mazzetta non è ancora totalmente convinta dalle promesse italiane: «Dato che i costi dei Giochi olimpici stanno già sfuggendo di mano, non sono ancora ottimista», ha emblematicamente dichiarato.


CLIMA, MONTAGNE E GHIACCIAI: SERVE LA RESPONSABILITÀ DI TUTTI

In un recente passaggio a Bolzano, il climatologo Luca Mercalli ha rilasciato alla testa “Salto.bz” un’intervista breve ma densa di cose significative su crisi climatica e territori montani (cliccate sull’immagine per ascoltarla). «Quali conseguenze ci saranno per le nostre montagne e i nostri ghiacciai? Il turismo estivo e quello invernale dovranno adattarsi.» E si è appellato alla responsabilità diffusa, individuale e collettiva: una cosa che in effetti appare ancora assai carente, nella nostra svagata e deresponsabilizzata società.


UNA BELLA VITTORIA “DAL BASSO” A TUTELA DEL PARCO DELL’ADAMELLO

Il progetto della centralina idroelettrica costruita in Val Adamé, nel Parco dell’Adamello (già sotto attacco da altre parti), si è scontrato con i vincoli naturalistici dell’area: le opere eseguite non autorizzate e non conformi dovranno essere demolite. È una bella vittoria del Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello e la dimostrazione di come l’azione civica “dal basso” sia efficace e indispensabile per la tutela delle nostre montagne ove la politica non sia in grado di (e/o non voglia) garantirla.


GLI ULTIMI A POTER AMMIRARE I GHIACCIAI ALPINI

«È possibile preservare i ghiacciai delle Alpi e come farlo?
I ghiacciai alpini sono difficili o quasi impossibili da preservare, altri potrebbero esserlo. Ma non preoccupatevi, la natura si adatterà rapidamente e stabilirà un nuovo equilibrio. Non si può dire lo stesso dell’uomo, soprattutto con il nostro attuale stile di vita e la necessità di una continua crescita economica. Su un pianeta con risorse naturali limitate, una crescita continua e illimitata non è possibile, e noi sembriamo aver superato la maggior parte dei limiti e delle restrizioni in questo senso.»
(È un passaggio di una interessantissima intervista al geografo ed etnologo sloveno Miha Pavšek che trovate nel sito della CIPRA, qui. Da leggere e meditare.)

Capire veramente la montagna

[Immagine tratta dal sito web del Rifugio Gnutti, “il” rifugio della Val Miller.]

Siamo in tanti su questo pianeta e moltissimi in questa regione – dieci milioni per la precisione. Ma l’orientamento politico resta sempre quello: “crescita” infinita, profitto, investimento in strutture inutili, dannose, dalle prospettive di corto respiro (inaccettabili i contributi pensati per gli impianti di risalita con la crisi climatica in corso e la conseguente necessità di creare la energivora neve artificiale). E così sindaci e assessori a ogni livello si abbeverano ai numeri del profitto – le presenze record – e alla retorica delle zone di montagna depresse economicamente. Un’immagine, questa, falsa per molte aree alpine e prealpine, che non tiene conto della geografia di questa regione, dove dal suo capoluogo – Milano – alle montagne della stessa regione si accede in meno di due o tre ore.
Resta l’aspetto più complesso, però: quello culturale, poco amato dalla politica (a meno che per “cultura” non intendano i Mondiali di Enduro o altre attività aggressive verso la Terra), poiché per la politica l’identità della montagna è un concetto appiattito sul solo parametro del profitto. E il “guadagno” ecologico, interiore, di salute, di rapporto armonico con la montagna, di sentirsi parte di quel tutto così variegato e struggente?

Da qualche tempo Davide S. Sapienza cura per «L’Ordine», inserto culturale de «La Provincia», lo spazio intitolato Questo nomade, nomade mondo, una serie di articoli dedicati al racconto del rapporto tra scrittura, geografia, natura umana, attraverso incontri e riflessioni.
Quello uscito la scorsa domenica 14 settembre, il nono della serie, si intitola Capire la Montagna, maestra di libertà e, senza nulla togliere ai precedenti (anche perché, in quanto “serie”, sono articoli connessi gli uni agli altri), trovo sia tra i più belli e importanti da leggere e meditare.

Lì sopra ne ho riportato alcuni brani; l’intero testo lo potete leggere cliccando sull’immagine qui sopra.