E’ on line il numero 108 – Maggio 2013 – di InfoBergamo!

E’ uscito il numero 108 – Maggio 2013 – di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione, ovvero la più diffusa e letta web-rivista di genesi orobica, indubbiamente (fin dal nome, appunto!), ma di respiro, spirito e interessi assolutamente nazionali, se non di più!
Un nuovo numero al solito ricchissimo di contenuti di alto livello e di assai varia e assortita tematica, tra cultura, politica, società, arte, musica, libri, motori e molto altro. E’ ben difficile non trovare nel sommario letture interessanti e conseguenti ottime informazioni, nozioni e spunti di riflessione, cop_InfoBergamo_mag2013prova ne è il costante gradimento dei lettori, che nel corso del mese di Aprile sono stati quasi 90.000 – il miglior bollino di garanzia, questo, per un mensile che offre contenuti “importanti” e non certo articoli da mero e leggero svago mentale!
Come sempre, per InfoBergamo mi occupo di argomenti legati al mondo dei libri e dell’editoria, cercando di illuminarne certe evidenze e realtà contemporanee e, se possibile, offrine un punto di vista obiettivo e alternativo. In questo numero 108, ho (ri)acceso una indispensabile luce su una delle normative di legge vigenti nell’editoria tra le più travisate – in bene e in male – degli ultimi tempi: la cosiddetta Legge sul prezzo del libro ovvero Legge Levi, dal nome del deputato che ne è stato primo firmatario. C’è chi la sostiene a spada tratta considerandola una buona medicina per i mali che affliggono l’editoria nostrana, c’è chi la aborrisce come se viceversa ne fosse la pala che scaverà la fossa finale… Ma forse, il vero nodo della questione è altrove, come probabilmente hanno già capito in alcuni paesi esteri dove di normative regolamentanti il mercato editoriale ve ne sono già da tempo e, a quanto pare, funzionano anche bene. Nell’articolo, dal titolo I LIBRI COSTANO TROPPO, ANZI NO, TROPPO POCO! Il dibattito incessante intorno alla legge italiana sul prezzo del libro e le conseguenze sul futuro dell’editoria e di noi lettori, cercherò appunto di illuminare e riassumere al meglio il tema, sperando in tal modo di dare ai lettori la possibilità di comprenderlo meglio e di farsene una propria opinione libera tanto quanto consapevole.
Cliccate sul titolo sopra riportato dell’articolo oppure QUI per leggerlo direttamente ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile, cliccando sull’immagine della copertina lì sopra ed entrando nel sito del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!

P.S.: tra l’altro, iscrivendovi a InfoBergamo (se non l’avete già fatto, chiaro!), oltre a ricevere la newsletter e, ogni mese, una discreta e-mail che vi informerà della nuova pubblicazione del periodico, potrete inviare alla redazione i vostri racconti, novelle e poesie o le vostre immagini digitali, che verranno pubblicate con il numero successivo del mensile…

“Per chi scrivono di fatto i poeti? Per l’unico loro simile su centomila?” (Arno Schmidt docet)

Dei nuovi poeti: è così raro che un uomo afferri se all’orizzonte sia una finestra d’ufficio a brillare, o se lì stia per sorgere un grande corpo celeste. (E quando quest’ultimo poi orbita in alto, essi riposano nelle loro alcove coperte, e rantolano, e sognano dei grassi zamponi delle segretarie; o che non hanno superato gli esami di maturità): per chi scrivono di fatto i poeti? Per l’unico loro simile su centomila? (Perché anche quei pochi su diecimila, che potrebbero semmai essere interessati, i contemporanei non li scoprono affatto, e sono fermi nel migliore dei casi a Stifter). – Noo!: io scrittore mai!

Nella scrittura avanguardistica di Arno Schmidt, la maledizione – sempre più letale, oggi – della poesia: i “poeti”. O meglio: quelli che si credono tali. Coloro che sono altrove quando il sublime si manifesta, per poi pretendere di poterlo comunque descrivere e vanagloriosamente spacciarlo al pubblico come autentica testimonianza di esso. Risultato: la poesia soffoca, con al collo le mani della vacuità di tanti pretesi “poeti” i quali in verità, se scrivessero per sé stessi (ma non ne hanno la capacità e il coraggio), smetterebbero subito di “poetare”, mentre quei pochi (e ce ne sono, certo!) che invece per sé stessi in primis scrivono (cit. R.W.Emerson), non li scopre quasi più nessuno.