“Nevediversa”, il dossier imprescindibile per capire la montagna invernale italiana, a Milano mercoledì 11 marzo

Il dossier di “Nevediversa”, la campagna annuale di Legambiente dedicata all’analisi del turismo invernale e degli effetti della crisi climatica sulle montagne italiane, è ormai diventato uno strumento – potrei dire LO strumento – indispensabile alla conoscenza dello stato dell’arte della montagna invernale italiana, il report che più di ogni altro monitora lo stato di salute delle Alpi e degli Appennini, da un lato denunciando l’insostenibilità del modello turistico monoculturale basato esclusivamente sullo sci di massa e sull’innevamento artificiale (anche grazie al censimento costantemente aggiornato degli impianti sciistici chiusi, semichiusi e quelli che faticano a restare aperti) e, dall’altro, analizzando le esperienze alternative e le buone pratiche che sempre più località montane mettono in atto per diversificare l’offerta turistica, rendendola resiliente ai cambiamenti climatici e all’evoluzione socioculturale del pubblico che frequenta le montagne italiane.

Da quest’anno partecipo anche io alla redazione del dossier: nei miei contributi ho analizzato la situazione attuale dell’industria dello sci in Lombardia, con un focus sull’ammontare complessivo dei finanziamenti pubblici regionali alle stazioni sciistiche, e ho cercato di capire se veramente lo sci e la sua economia sono in grado di contrastare lo spopolamento dei territori montani, che è una delle giustificazioni più citate da parte di politici e impiantisti a sostegno dei finanziamenti suddetti.

Il dossier “Nevediversa” 2026, che ogni anno diventa più dettagliato e ricco di analisi interessanti e illuminanti, sarà presentato il prossimo mercoledì 11 marzo a Milano, dalle 9.30 presso La Stecca degli Artigiani (a pochi passi da Piazza Gae Aulenti, qui in pdf) come da programma che vedete lì sopra. In quella sede, insieme agli altri prestigiosi relatori, a mia volta racconterò i miei contributi di cui vi ho detto con ulteriori considerazioni significative sui temi toccati. Non mancheranno a seguire le tavole rotonde di approfondimento con esponenti della politica, del comparto turistico invernale e dell’associazionismo ambientale e di montagna.

Inutile aggiungere che l’invito che vi porgo a partecipare alla presentazione, per l’importanza dell’evento e soprattutto dei contenuti che vi verranno esposti, è più che caloroso. Per partecipare occorre iscriversi qui.

Dunque, appuntamento a Milano, 11 marzo ore 9.30, “Nevediversa” 2026: non mancate!

P.S.: se proprio non ce la farete a essere presenti, sappiate che la presentazione sarà trasmessa in diretta Instagram e Facebook sulle pagine di Legambiente Alpi.

Soldi pubblici, ricavi privati

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Ma poi, parliamoci chiaro: lo stato – ministeri, regioni, province, eccetera – finanzia gli impianti sciistici (o le infrastrutture turistiche in genere – siano logiche o meno, non è questo il punto ora) cioè elargisce denaro pubblico a soggetti privati che fanno lucro e, dunque che da quei soldi pubblici – milioni e milioni di Euro, non bruscolini – ricavano guadagni propri (che significa anche coprire propri debiti, in molti casi). È normale tutto ciò?

In pratica: io, gestore di comprensorio sciistico, costruisco una nuova seggiovia, me la faccio pagare dallo stato, dunque da noi tutti, poi l’impianto (che è mio) lo usano gli sciatori con uno skipass che comprano da me, non dallo stato, e che dunque fa guadagnare me, non lo stato. E se a fine stagione ho generato debiti perché ha nevicato poco o fatto caldo oppure non sono stato così bravo a gestire la mia attività, chi mi paga almeno in parte quei miei debiti? Di nuovo lo stato, ma ovvio!

Alzino la mano gli imprenditori locali che, per acquistare un bene funzionale alla propria attività e dunque ai propri utili, o viceversa per coprire debiti generati, si sono visti elargire dalla politica così, d’emblée, denaro pubblico! [1] Tutt’al più essi possono fruire di crediti fiscali o garanzie sui mutui, non altro.

«Ma c’è l’indotto!» dicono gli enti pubblici. Embé? Perché, tutte le altre attività economiche non fanno indotto? «La lotta allo spopolamento!» rilanciano. Ma dove, che quasi ovunque vi siano comprensori sciistici i paesi perdono abitanti?! «Lo sviluppo dei territori!» Ah, quindi le altre attività in loco non fanno nulla e i loro lavoratori passano il tempo a guardare per aria?

A questo punto si prendano tutti quei soldi (centinaia di milioni di Euro, nel complesso) e, invece che darli a un singolo imprenditore per (spesso) un solo intervento, li si elargiscano in modi proporzionali e ben ponderati – non ad mentula canis come avviene con il turismo di massa – a tutti i soggetti economici e imprenditoriali del territorio che si vuole sviluppare e sostenere, che non si vuole far spopolare, nel quale si vuole generare un reale e diffuso indotto economico.

Questa è una politica logica e coerente per i territori montani e le aree interne, non ciò che avviene ora. E, ribadisco: è normale che avvenga?

[1] Lo so bene che a volte è accaduto, ma per grandi realtà industriali alla cui attività veniva riconosciuto un “interesse nazionale”, ma è una pratica che, lo sapete, è stata variamente criticata e sovente non ha portato a nulla di buono, tanto per quelle realtà industriali quanto per l’interesse nazionale. E comunque non mi pare proprio sia il caso, questo, dei comprensori sciistici/turistici, entità industriali e economiche medio-piccole nella gran parte dei casi.

Cosa fare con lo sci?

Lo sci, la sua industria turistica e la realtà montana attuale: che fare?

Da un lato lo sci rappresenta ancora un’economia importante per molte località se non quella preponderante, assicura posti di lavoro, genera indotto locale; dall’altro lato, sciare diventa sempre meno sostenibile sia dal punto di vista climatico-ambientale e sia da quello economico, il suo mercato è maturo e non cresce più, il suo sostentamento drena risorse pubbliche che nelle stesse località potrebbero essere impiegate in altri campi.

Poste tali evidenze, secondo voi quale atteggiamento in senso generale bisogna/bisognerebbe assumere nei confronti dell’industria dello sci?

Fatemi sapere le vostre libere e franche opinioni, qualsiasi esse siano: favorevoli, contrarie, dubbiose, propositive, radicali, risolutive…

Grazie di cuore da subito a chiunque lo farà!