Trump e Biden, di nuovo

Fatto sta che io da otto anni e più resto letteralmente basito nel constatare come quello che a tutti gli effetti, nel bene e nel male, è ancora lo stato più influente e importante del mondo possa accettare di eleggere alla propria massima carica istituzionale un teppista delinquente e ignorante oppure un vecchio ottenebrato e irresoluto. E che i due schieramenti politici a cui i soggetti citati fanno riferimento, a loro modo i maggiori e più importanti partiti di “destra” e di “sinistra” del mondo occidentale, non sappiano far altro che adeguarsi a quelle due figure talmente sconcertanti e fuori dal tempo. Siano pure rappresentative dei rispettivi elettorati, determinano un’immagine e una considerazione del loro paese – la massima superpotenza mondiale, ribadisco – drammaticamente miserrima e problematica. Ecco.

P.S.: quattro anni fa al riguardo scrivevo questo, ma se cercate nel blog trovate molti altri post dedicati all’America degli ultimi anni.

“Viva” Trump!

Bisogna proprio ammetterlo: tra tutti i presidenti della storia degli Usa, Donald Trump è veramente il migliore.

Per gli antiamericani, già.

I quali non possono che sperare che venga rieletto: perché, se ciò accadrà, ci sono ottime probabilità che entro la fine del suo secondo mandato l’America sul piano internazionale non conti quasi più nulla, e che su quello interno finisca per implodere in preda al caos sociale.

In fondo, resta assolutamente valido quel pensiero di Ezra Pound di almeno mezzo secolo fa:

Come mi sono trovato in manicomio? Piuttosto male. Ma in quale altro posto si poteva vivere in America?

(Da Aforismi e detti memorabili, a cura di G. Singh, Newton Compton, Roma, 1993.)

N.B.: l’immagine in testa al post è tratta dalla pagina facebook di quel genio di Terry Gilliam – un Python, d’altronde.  Cliccateci sopra per leggere il post originario.