Le inaugurazioni delle opere pubbliche (attenzione: è un post “populista”!)

Le imminenti Olimpiadi invernali di Milano Cortina, con il loro strascico di opere realizzate o da realizzare (sempre se verranno effettivamente realizzate) contribuiscono ad aumentare come non mai, almeno nei territori interessati dall’evento, la conseguente quantità di cerimonie istituzionali di inaugurazione – peraltro una pratica da sempre assai diffusa e praticata con fervente impegno, in Italia.

Il copione è sempre lo stesso: arrivo delle autorità tra giornalisti (molti) e pubblico (poco, spesso costretto a presenziare perché in qualche modo sodale alle istituzioni presenti), strette di mano e sorrisi a favore di obiettivi fotografici e telecamere, discorsi ufficiali solitamente assai enfatici, taglio del nastro (magari con bambino/i a rimarcare «lo sguardo rivolto al futuro» dell’opera inaugurata), folcloristica benedizione religiosa (nemmeno le opere possono essere laiche, in questo paese!), altri discorsi eventuali, eventuali interviste ma solo se rapide e gradite alle istituzioni (più lunghe se le elezioni sono imminenti), fine. Il tutto non di rado concentrato in una mezz’ora o anche meno, visto che i soggetti istituzionali intervenuti – quelli politici, nello specifico – probabilmente hanno da presenziare ad altre recite simili altrove, strategicamente fissate nella stessa giornata. Ecco.

Tuttavia – per fortuna o purtroppo – siamo in Italia, paese nel quale di frequente le opere pubbliche inaugurate con tutta l’enfasi appena riassunta finiscono per manifestare variegati problemi: tecnici, funzionali, finanziari, a volte giudiziari, di efficienza, di utilità non così effettiva come annunciato, di impatto ambientale prima trascurato o negato… Insomma, una situazione risaputa da tutti ma che inesorabilmente – e desolatamente – fa paragonare quelle cerimonie istituzionali di inaugurazione a delle recite teatrali con il loro bel copione da eseguire su un palcoscenico soprattutto mediatico e per fini meramente di propaganda più o meno particolari e di parte. Una dinamica che, come detto, le Olimpiadi di Milano Cortina stanno accentuando e rendendo ancora più palese, vista la forte critica – quando non l’opposizione concreta – diffusa nei territori coinvolti riguardo l’evento olimpico e tutto ciò che vi è affine, e dunque la necessità delle istituzioni promotrici delle Olimpiadi di contrastare quell’ampio fronte critico e/o antagonista con la propaganda, appunto. Quasi sempre inutilmente, vista la realtà storica e i dati di fatto: ma alle istituzioni ciò non interessa molto, a quanto pare. L’importante è portare a casa l’articolo giornalistico e il servizi televisivo, tutto il resto non importa.

[Lunedì 19 gennaio 2026, giorno nel quale pubblico il post che sta leggendo, viene inaugurato alla presenza di tante autorità il nuovo “quarto” ponte di Lecco, opera “olimpica” anche se non direttamente parte del dossier di Milano Cortina: oltre 30 milioni di Euro (più le opere di contorno) per un’infrastruttura che quasi tutti i tecnici ritengono mal congegnata e inutile per risolvere la cronica questione del traffico locale. Immagine tratta da www.leccotoday.it.]
Be’, posta tale situazione, e la matrice ampiamente ipocrita che la caratterizza, penso che forse sarebbe finalmente il caso di smetterla con tali cerimonie enfatiche, le quali semmai dovrebbero essere programmate un anno o più dopo la data di apertura al pubblico delle opere realizzate così da averne verificato tangibilmente l’utilità concreta per il territorio al quale sono state imposte, l’efficienza reale e l’assenza di problematiche importanti d’ogni sorta.

Di più: in Italia cerimonie istituzionali del genere, vista la costante cementificazione dei nostri territori e gli indici di consumo di suolo che non accennano a diminuire, anche in ambiti paesaggistici e ambientali di pregio come quelli alpini (o appenninici) e inframontani, sarebbero da mettere in atto per festeggiare non la realizzazione ma l’eliminazione di quelle (non poche) opere pubbliche rivelatesi inutili o dannose oppure i tanti manufatti di proprietà dello stato in stato di abbandono e degrado che occupano e la conseguente liberazione e rinaturalizzazione degli spazi e del suolo occupato. In tal caso sì che autorità, discorsi, enfasi, lodi, glorie e applausi e interviste sarebbe motivate e apprezzabili!

Ma ve l’avevo detto che questo è un post “populista”. Almeno quanto lo sono tutte queste immancabili, invariabili, inesorabili cerimonie istituzionali di inaugurazione, già.

MONTAG/NEWS #13: non solo Olimpiadi (per fortuna) nelle notizie dalle montagne dei giorni scorsi

Torna anche oggi la mini-rassegna stampa a cadenza domenicale di notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete nella scorsa settimana parecchio interessanti da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così che ognuno possa approfondirle a piacimento.
Le Olimpiadi di Milano Cortina si avvicinano e le notizie relative, soprattutto quelle sui disastri che stanno caratterizzando l’organizzazione dei Giochi, si susseguono; ma le montagne non vivono di sole Olimpiadi (anzi!) e molto altro di interessante vi è accaduto nei giorni scorsi: questo è un tentativo di non perdere alcune delle notizie più significative. Durante la settimana le più recenti le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.

Buone letture!


CORTINA È LA “GROENLANDIA” DEL TRENTINO-ALTO ADIGE?

Mentre gli USA minacciano sempre più di annettere con le buone o con le cattive la Groenlandia strappandola alla Danimarca, in Trentino-Alto Adige la Südtiroler VolksPartei, il principale e più potente partito del Sudtirolo, punta ad ampliare i confini regionali “annettendo” comuni oggi in Lombardia e Veneto tra i quali anche Cortina d’Ampezzo. «È la popolazione stessa a chiederlo» sostiene la SVP, che giustifica la proposta con la riunione dei territori di cultura ladina ora divisi tra Veneto e Trentino-Alto Adige, ma ovviamente il Veneto non l’ha presa affatto bene: «No secco» e «Stiamo attenti a giocare col fuoco» rispondono da Venezia. Come finirà?


LE TEMPERATURE NEL 2025, ANCHE SULLE ALPI

Copernicus, il programma europeo di osservazione scientifica della Terra, ha comunicato che il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato da quando esistono queste rilevazioni, dopo il 2023 e il 2024. E sulle Alpi? Secondo i rilievi di MeteoSvizzera per il versante sud delle Alpi, validi quindi anche per il territorio alpino italiano, l’anno 2025 è risultato il quarto più caldo dall’inizio delle misure nel 1864, con un’anomalia di +1,2 °C rispetto al periodo di riferimento 1991-2020 e per giunta in un contesto nel quale le temperature stanno già aumentando più della media globale. Insomma, la bollitura a fuoco lento di noi “rane alpine” continua inesorabile…


LA SVIZZERA CI RIPROVA CON LE OLIMPIADI

La Svizzera ci vuole riprovare a ottenere le Olimpiadi invernali nonostante negli anni passati vari referendum popolari hanno bocciato le candidature proposte. Ora si è costituito il comitato “Switzerland 2038” per ottenere i Giochi di quell’anno, promettendo gare diffuse in tutto il paese (un po’ come Milano Cortina ma in maniera ancora più ampia), utilizzo delle strutture esistenti, impatto ambientale minimo e un budget di 2,2 miliardi di CHF (pari a 2,36 miliardi di Euro), per oltre l’80% composto da capitali privati. Impegni in certi casi simili a quelli di Milano Cortina, ma in Italia ampiamente disattesi. Come andrà in Svizzera?


ANCHE LE FUNIVIE SONO STRESSATE!

Su “Montagna.tv” Michele Comi commenta da par suo i numerosi guasti che nei giorni scorsi hanno bloccato alcuni impianti di risalita un po’ ovunque sulle Alpi, come fossero anch’essi vittime di una sorta di stress da iperturismo. «Questi intoppi quasi quotidiani sugli impianti hanno qualcosa di poetico, quasi ribelle, dove trefoli, volani, motori e piloni sembrano prendersela con i chili e chili di sciatori, ossa e tendini, inermi trasportati verso l’alto. Torna alla mente Caterino, il robot che voleva dormire di Gianni Rodari […] Sembra che anche le seggiovie e le funivie abbiano il loro momento di ribellione, un piccolo sonno, un sospiro meccanico, e il tempo di riscoprire che la montagna non si lascia mai domare del tutto.»


CENTO LITRI D’ACQUA AL SECONDO PER LE OLIMPIADI, A CORTINA

Come riferisce “Il Gazzettino”, dal torrente Boite, che scorre nella conca di Cortina d’Ampezzo, verranno prelevati 100 litri d’acqua al secondo per innevare le piste della Tofana, sedi delle gare di Milano Cortina 2026. Ciò avverrà attraverso una presa idrica di nuova realizzazione per soddisfare il fabbisogno dei Giochi, «uno dei lavori eseguiti da Simico che rimarranno come lascito dei Giochi trascorso il grande evento sportivo». Dunque sarebbe “un lascito” un’opera che toglie acqua dal principale torrente ampezzano danneggiandone l’ecosistema e privando la comunità della proprie risorse idriche?


LA SINGOLARE GENEROSITÀ DI COLERE VERSO GLI SPIAZZI DI GROMO

L’Eco di Bergamo” ha dato notizia di una possibile partnership tra le società di gestione dei comprensori di Colere e Spiazzi di Gromo «per salvare la seggiovia del Vodala» (di Spiazzi, a fine vita tecnica) e «sbloccare i 6,5 milioni già stanziati dal ministero per rifare il collegamento con il rifugio». Ma la società che gestisce gli impianti di Colere è la stessa del famigerato e criticatissimo megaprogetto di collegamento sciistico con Lizzola: dunque è una collaborazione “disinteressata”, quella offerta da Colere, o c’è sotto l’idea di un’ulteriore ampliamento del comprensorio sciistico verso Spiazzi, ventilata da lustri ma a quote oggi ormai inadatte per lo sci?

Il nuovo “centro per migranti olimpici” di Cortina. Anzi, no!

Il governo italiano in carica prosegue con il suo piano strategico di realizzazione di centri di accoglienza per richiedenti asilo e, dopo quelli in Albania (immagine sopra), a breve ne aprirà uno nelle Dolomiti bellunesi (immagine sotto), nei pressi di Cortina d’Ampez…

Chiedo scusa, ma mi dicono che quello nelle Dolomiti bellunesi non è un centro per richiedenti asilo ma il nuovo villaggio olimpico per gli atleti che gareggeranno nelle imminenti Olimpiadi di Milano Cortina.

Ah.

Come commenta sulla propria pagina Facebook Antonio De Rossi, tra i più rinomati architetti e accademici “alpini”, «Qualcuno per favore vada alla tomba di Edoardo Gellner a sedarlo!» Be’, non ci andranno certo i gerenti olimpici, per come venga da ritenere che Gellner nemmeno sappiano chi sia.

Intanto, i Giochi di Milano Cortina stanno farcendo il proprio “disastro olimpico” anche di opere oggettivamente brutte e raffazzonate. Temo sia l’ennesima dimostrazione dell’estremo dilettantismo con il quale è stata condotta l’organizzazione olimpica, oltre a un’ulteriore brutta figura imposta al paese. Che non ne aveva affatto bisogno, ça va sans dire.

Buoni consigli

Nei prossimi giorni sono in programma alcuni eventi dedicati a cose di montagna molto interessanti e dunque assolutamente consigliabili.

Si va dal “mini-tour” di presentazione del libro “Una Montagna di soldi” di Giuseppe Pietrobelli, dedicato agli sprechi e agli affarismi di Milano Cortina 2026, a quella dell’altro libro fondamentale sulle Olimpiadi, “Oro colato” di Luigi Casanova e Duccio Facchini, al seminario sulla transizione degli sport invernali nell’ambito del progetto “AQUA VITAE” promosso dall’Università Statale di Milano e dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, al ritorno dell’annuale fiaccolata “Luci di Solidarietà” in ricordo dell’alpinista Mario Merelli e a sostegno del “Kalika Family Hospital” da lui fondato in Nepal, alla presentazione a de “Il Pendio Bianco” la prima e bellissima graphic novel dedicata alla storia sociale dello sci disegnata da Manuel Riz.

Trovate le info su ciascun evento nelle locandine stesse oppure nei corrispondenti link.

Lo sguardo di “Report” sulle Olimpiadi di Milano Cortina

La trasmissione di Rai3 “Report”, con la propria consueta capacità di narrazione fattuale e di conseguente approfondimento, domenica 11 gennaio ha dedicato un ampio servizio allo stato di fatto dei Giochi Olimpici invernali ormai imminenti, dal titolo “Milano-Cortina 2026: dalle Olimpiadi “a costo zero” al conto per lo Stato”. Chi non l’avesse visto lo può recuperare cliccando sull’immagine qui sopra, e va dato merito alla redazione di “Report” di aver costantemente dedicato un’adeguata attenzione al tema delle Olimpiadi: cosa che molti altri organi di informazione italiani non hanno fatto e che invece hanno fatto spesso quelli esteri, evidentemente più liberi di offrire tali notizie ai propri utenti.

Così il sito della trasmissione presenta il servizio:

Tra meno di un mese inizieranno le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, le attendiamo dal 2019, da quando l’Italia se l’è aggiudicate con un dossier di candidatura che prometteva Olimpiadi a costo zero. Il 90% degli impianti era già esistente, bisognava spendere pochi soldi per risistermali. Mentre le nuove opere, come il Villaggio olimpico di Milano e l’arena Santa Giulia per le gare olimpiche di hockey, sarebbero state realizzate con capitali privati. Ben presto però i privati hanno iniziato a chiedere un contributo pubblico per coprire gli extracosti. Com’è andata a finire?

Quello di “Report” è un approfondimento doveroso e inevitabile, visto come è andata l’organizzazione dell’evento olimpico e le innumerevoli problematiche – per non dire altro di più obiettivo e eloquente – che si sono palesate. Ovviamente la visione del servizio è altamente consigliata, così da potersi fare un’opinione il più possibile articolata di quanto è successo – e sta accadendo ancora – in merito alle «Olimpiadi invernali più sostenibili di sempre» (cit.).