Solo un quadro capace di resistere a qualsiasi spiegazione è un quadro riuscito

Lucio Fontana, “Concetto spaziale, attese”, 1964.

Non di rado mi ritrovo a chiacchierare di arte contemporanea con amici e conoscenti non troppo avvezzi ad essa i quali sostengono di “non capirla”, oppure di non riconoscerle alcun valore artistico – nel senso “classico” del termine – finché spesso, in quelle chiacchierate, rispunta ciò che si può ormai definire un “luogo comune” sul tema: «Ah, ma quella roba lì la potevo fare anch’io!».

Ecco dunque che io mi ci metto d’impegno* per cercare di spiegare il rivoluzionario superamento della superficie della tela, e del relativo limite espressivo, dei tagli nei Concetti Spaziali di Lucio Fontana, o la geniale e sagacissima critica al mercato della Merda d’Artista di Piero Manzoni, oppure il tanto provocatorio quanto illuminante e indubitabile messaggio al mondo contemporaneo sulle fondamenta della sua società lanciato da L.O.V.E. – la mano tesa nel saluto romano rotta con le dita mozzate a parte il solo solo dito medio – di Maurizio Cattelan davanti alla Borsa di Milano – tre esempi a caso tra gli innumerevoli che potrei citare… ma di frequente è uno sforzo inutile, l’incomprensione e la diffidenza quando non il disprezzo (ovvero la mancanza di volontà d’approfondimento e di riflessione, se posso dire, con tutto il rispetto) restano.

Ma, cari amici che dite di “non capire” l’arte contemporanea: e se provaste a riflettere sul fatto che, se essa vi risulti incomprensibile, ciò sia un preciso fine della stessa, ovvero un elemento di accrescimento della sua attrattiva? Se vi dicessi che, sovente, è lo stesso artista a rendere la sua opera di difficile comprensione, dacché vuole spronarvi a riflettere ancor più del normale su di essa, sul messaggio che porta con sé e sulla sua portata artistico-culturale? Se tale “difficoltà” fosse l’indispensabile elemento di rottura nelle vostre (presunte) certezze e convinzioni, per far sì che possiate farle evolvere verso nuovi ancorché ignorati livelli di comprensione e di illuminazione?

Uno degli scopi fondamentali dell’arte contemporanea è proprio questo, in fondo: offrire nuove quando non rivoluzionarie («L’arte o è plagio o è rivoluzione» disse Paul Gauguin) visioni, letture, concezioni e rivelazioni sul mondo, sulla realtà e sulla vita che, in quanto tali, all’inizio pochi sanno comprendere e apprezzare nonché molti arrivano a disprezzare. Ma fu proprio un grandissimo maestro del “non comprensibile” come René Magritte a sostenere che «Solo un quadro capace di resistere a qualsiasi spiegazione è un quadro riuscito»: una provocazione, per certi versi, ma pure un principio fondamentale dell’arte di maggior valore culturale, e la miglior risposta, da una delle più sublimi fonti possibili, a chi si ostina a non voler capire l’arte contemporanea.

E per quelli che dicono «Ah, ma quella roba lì la potevo fare anch’io!»: be’, allora perché non l’hai fatta tu?

(*: sia chiaro che io disquisisco di arte da mero appassionato e non voglio certo millantare le competenze e la bravura di un critico, che è la figura deputata a fare da mediatrice tra opera d’arte e fruitore. Nell’articolo ho semplificato la questione perché ciò di cui voglio parlare è altro; l’eventuale dibattimento sul ruolo della critica nelle situazioni descritte (peraltro molto attivo nel mondo dell’arte) ne svierebbe il senso finale.)

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12 pensieri su “Solo un quadro capace di resistere a qualsiasi spiegazione è un quadro riuscito”

    1. Buongiorno Emanuele, e grazie per l’interesse che hai dedicato al mio articolo, al punto da riservargli una risposta con apposito posto nel tuo blog. Lo considero un grande onore!
      Mi permetto di fare altrettanto sul mio blog, a breve, così da continuare questa nostra bella chiacchierata e anche per mettere in evidenza le tue osservazioni, a loro volta molto interessanti.
      Grazie ancora! 😉

  1. Qui io ci sguazzo! L’arte contemporanea è spesso se non sempre concettuale, non si “capiscono” i tagli di Fontana se non li si inserisce nel momento storico ecc. C’è un bel libro di Francesco Bonami che si intitola proprio “Lo potevo fare anch’io”, ma la vera risposta è “questo lo potevo RIFARE anch’io”, che è molto diverso

    1. Vero, Paola, quel libro di Bonami è fondamentale in tal senso. Dici una cosa giustissima e fondamentale: l’arte va sempre contestualizzata al momento storico in cui è prodotta, quella classica così come quella contemporanea. E’ il primo e più consono passo per conseguire la comprensione dei lavori artistici: mi vien da dire che chi ben comincia così è già a metà dell’opera (d’arte)! 🙂

  2. “Solo un quadro capace di resistere a qualsiasi spiegazione è un quadro riuscito”
    Ossia: un quadro che è riuscito a trasmettere qualcosa, una emozione, un sentimento di bellezza.
    Magritte questo me lo dà.
    Fontana invece no, mi pone solo degli intertogativi: perché i tagli sono solo in verticale? Perché non si intersecano? Qual è il messaggio “spaziale” che l’autore vuole comunicarmi? Se non lo capisco, non mi piace.
    Piero Manzoni men che meno, anzi, ritengo la sua solo un’abile operazione commerciale.
    Se altri ci vedono arte, liberissimi.
    E come  solito, è una mia personalissima opinione.

    1. Cara Loredana, in quanto tua “personalissima” opinione, ha per me grande valore, perché mai potrei dirti che hai torto nel sostenerla, anzi! Mi viene da pensare che il bello (o uno dei belli) dell’arte contemporanea, svincolandosi dal mero valore estetico e dalla conseguente percezione emozionale, è proprio quello di saper istigare sensazioni assai diverse quando non opposte ma proprio con ciò riuscendo a scuotere l’attenzione dei fruitori di essa oltre il limite ordinario imposto dalla quotidianità e dalle sue tante (troppe) assuefazioni.
      Piero Manzoni per me fu geniale proprio intuendo la deriva commerciale che avrebbe preso l’arte dai suoi giorni verso il futuro – ovvero verso la nostra contemporaneità – e seppe da subito non tanto adattarsi furbescamente a ciò (come molti altri fecero, intuendo facili notorietà) quanto prendersi gioco di essa e di tale sua evoluzione, acquisendo così pure un’accezione critica al riguardo pur in tutto l’evidente sarcasmo messo alla base delle sue azioni. Ma chiaramente anche questa è una mia personalissima opinione! 😉
      Grazie di cuore come sempre, Loredana, per le tue ottime osservazioni e per consentirmi l’onore di dialogare (seppur virtualmente) con te. 🙂

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