Leggere Claudio Vercelli

[…] L’essere cittadini implica senz’altro il chiedere di venire riconosciuti come persone, con la propria specificità, ma anche l’accettare di essere leali nei confronti delle norme e delle regole che garantiscono la vita insieme. Tra di esse, la fedeltà alle istituzioni. Ma bisogna poi vedere quali siano, e cosa comportino, queste regole. Soprattutto, da chi vengano dettate e con quali obiettivi. Poiché non sono il prodotto di qualcosa di astratto, ma di concreti rapporti di forza. Non sempre la legalità, infatti, corrisponde alla legittimità. È legale ciò che è conforme alle regole vigenti; è legittimo ciò che risponde ad imperativi morali non sindacabili.
La questione del potere, ossia di chi ha la forza di decidere e di imporre sugli altri la propria volontà, è allora strategica. In una democrazia liberale e sociale i centri di potere, non a caso, sono molti. Principalmente per evitare che troppa forza si concentri in poche mani. Quando questo invece avviene, le minoranze quasi sempre sono a rischio. Non per capriccio del potente di turno, autocrate, despota, dittatore o capo che sia (anche il “popolo” può essere dispotico, se vogliamo ragionare in questi termini), ma per l’ossessione che si crea rispetto a chi non è omologabile agli interessi e agli obiettivi di una maggioranza che viene completamente schiacciata su un conformismo che è funzionale al potere medesimo. Chi non aderisce a tale principio di “fede” è da subito messo ai margini. Per non dire di peggio. […]

Claudio Vercelli, autore del brano qui sopra – tratto da qui – è uno storico (e intellettuale, uno dei pochi che io riesca a definire tale) che trovo imprescindibile per chiunque voglia analizzare e (cercare di) comprendere la realtà contemporanea, le sue origini storiche – soprattutto moderne – nonché il futuro che probabilmente ci aspetta. Per questo spesso mi trovo a citarlo, qui sul blog, e ugualmente per questo, ovvero per quanto ho appena scritto, voglio segnalare l’uscita, proprio oggi, di un altro suo volume che io credo molto importante: Neofascismi, per le Edizioni del Capricorno (cliccate sulla copertina qui accanto per saperne di più).

Un libro in fondo importante da leggere in primis proprio per chi si dica “di destra”, per capire che se il pensiero e la cultura di destra contemporanei non sanno/sapranno far altro che identificarsi in mere forme di neofascismo (sia pure post ideologico e deculturato come quello attualmente più votato, in Italia), non fanno e faranno altro che firmare la propria autocondanna a morte. Cosa del tutto deleteria, a mio modo di vedere, ma d’altro canto in perfetta par condicio funerea con la parte ideologica (o presuntamente tale/post tale) opposta, peraltro.

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2 pensieri su “Leggere Claudio Vercelli”

  1. Che argomento corposo questo! Io ho l’impressione che spesso alcuni termini (fascista, comunista, razzista, ecc.) vengano utilizzati a sproposito semplicemente per delegittimare qualcuno quando non si hanno argomenti validi con cui controbattere. Di certo esistono ancora fascisti, nazisti e comunisti, ma sono una minoranza.
    Sei a favore dell’immigrazione? Comunista! Sei a favore di un’immigrazione controllata? Razzista!
    Quando subentrano la presunzione di avere ragione assoluta e l’ignoranza ottusa di chi si schiera acriticamente, ci si ritrova al punto in cui un’opinione diversa è da escludere a priori e possibilmente da censurare. Facile così! Più impegnativo è invece argomentare la propria posizione.
    Perché siamo arrivati a questo livello nel dibattito politico? A mio avviso mancano principalmente onestà intellettuale e progettualità.

    1. Buongiorno Emanuele!
      Analisi ineccepibile, la tua. E’ vero, molto spesso i media e (di conseguenza) l’opinione pubblica usano termini dotati di una ben precisa connotazione lessicale e semantica che invece vengo tirati e stesi con elastici pur di semplificare i concetti espressi, col risultato di deviarne il senso e la sostanza. Succede con i termini da te citati ma pure con tanti altri – vedi guerra, invasione, emergenza… Hai ragione, manca onestà intellettuale (perché predomina la superficialità indotta) e manca parecchio una autentica progettualità culturale, circa il presente ma ugualmente in tema di storia passata e di costruzione del futuro. Viviamo di impulsi immediati, di slogan, di sollecitazione momentanee e di assenza di memoria: un’atmosfera generale che di sicuro non agevola alcun cambiamento in meglio, per ora.
      Grazie delle tue ottime osservazioni, Emanuele!

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