La regola aurea

Comunque, in fin dei conti e al di là delle tante parole spese in un senso o nell’altro, l’antica regola aurea è stata nuovamente rispettata:

“Ogni popolo ha i governanti che si merita, ogni governante è emblema del popolo che lo elegge.”

Come disse un tempo il grande Dino Risi (uno che di commedie ne sapeva più di chiunque altro):

Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. E tutti i cretini lo seguirono.

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4 pensieri riguardo “La regola aurea”

  1. Mah…vedendo il comportamento di certe sostenitrici democratiche (una addirittura senza slip che defecava su un giornale in segno di disprezzo), non sono tanto certa che abbia vinto il peggiore 🙂

    1. Ciao Loredana! 🙂
      Attenzione, non fraintendere le mie parole! Non sono dirette a chicchessia, semplicemente riportano ciò che penso da molto tempo e la recente occasione americana me le ha illuminate nuovamente. Ma non sono contro qualcuno, semmai contro qualcosa. Contro un sistema di potere nel quale e per il quale i nomi contano relativamente, spesso rappresentando le due facce, opposte e uguali, della stessa medaglia. Anche perché, come scrisse l’imprescindibile Mark Twain (e lo scrisse più di un secolo fa!), se votare facesse qualche differenza non ce lo farebbero fare. Ecco.
      Grazie, ombrosa (ma sorridente) Loredana! 🙂

      1. Ormai è più una guerra di lobbies : quella ebraica sostenitrice di Trump contro la saudita finanziarie di Clinton, per non parlare di banche e potentati economici. Però Trump ha catalizzato i malumori della gente comune, il che non significa, come molti hanno detto, che lo abbia votato solo una massa di vecchi poco acculturati (stessa frase detta per il Brexit). C’è una marea di disoccupati negli USA, c’è la delocalizzazione, c’è la Cina che econimicamente fa paura.
        Trump ha fatto vari errori nel “politicamente corretto “, parole che hanno davvero fatto il loro tempo e che con quote rosa, pro-gay, pro-colored hanno ammazzato la meritocrazia. Piuttosto mi chiedo come mai tanti attori e cantanti notoriamente pacifisti appoggino la politica che fu di Obama e che la Clinton avrebbe seguito, di ingerenza anche a forza negli affari interni di altri paesi senza accorgersi che dietro non c’è la volontà di portare la democrazia in quelle nazioni, ma solo la voglia di destabilizzare per ottenere vantaggi economici.
        Buona giornata ☺

      2. Mah… sai, Loredana, l’America è un vero e proprio labirinto socio-antropologico che forse non ha nemmeno un’uscita ma solo tanti corridoi che si intersecano eternamente tra di loro. Come dici (indirettamente) anche tu, poco o nulla negli USA è guidato da “semplici” fini politici – nel senso vero e originario del termine, ma ogni decisione è come un peso, piccolo o grande, messo su una bilancia con tanti piatti – e nessuno di questi ha sopra la gente comune. Lo denunciano in tanti da decenni: uno di quelli che lo ha saputo fare in maniera assolutamente chiara e sconcertante è stato Mark Lombardi – ne ho scritto qui di lui: https://lucarota.com/2013/07/30/mark-lombardi-quando-larte-sa-illuminare-la-parte-piu-oscura-e-torbida-della-realta/
        Per dire: l’America è ancora convintamente retta dalla “regola” dello stato di guerra permanente, alla quale nessun presidente si è sottratto: Obama in fondo non ha fatto altro che dimostrare che oggi una guerra non la si combatte solo con le armi ma ci sono altri mezzi, spesso pure più letali. Tutto quello che poi gira intorno all’establishment, di qualsiasi “colore” esso sia, è puro spettacolo – o, per dirla proprio all’ammmeregana, “show business”.
        Buonissima giornata anche a te! 😉 🙂

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