Bohumil Hrabal, “Ho servito il Re d’Inghilterra”

copertina_hrabalEcco uno di quei libri – non troppo noti, di cui magari si è letto critiche positive ma poche, rare, e forse più che da queste ci si fa incuriosire dal non saperne nulla di autore e testo – uno di quei libri, dicevo, dei quali si inizia la lettura, si leggono diciamo un trenta/quaranta pagine (più o meno quelle che qui formano il primo capitolo) e dopo lette ci si trova ad affrontare quei dubbi comuni nella pratica della lettura letteraria: oh, caspita, ma che libro è? Ho sbagliato l’acquisto? Sto forse leggendo una sòla? Ma il buon lettore, pur con tali dubbi, continua la lettura (perché, diciamolo, quelli che leggono le prime pagine d’un libro e poi lo piantano lì, quelli che “uff, non mi ha entusiasmato… non mi ha coinvolto…” e banalità del genere, non sono buoni lettori e nemmeno veri, ma autentici scartabellatori da strapazzo! Può forse un libro suscitare una reazione del genere, ma uno su diecimila – o forse anche più, se per scegliere i libri da leggere guardate le classifiche dei più venduti… eh eh eh!): così, lo scrivente ha continuato la lettura di Ho servito il Re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal (E/O Edizioni, 1a ediz.1986, traduzione di Sergio Corduas), scrittore ceco dallo stile personale e dalla tecnica narrativa assai particolare, e mano a mano che le pagine scorrevano ho scoperto un libro notevole, per certi versi straordinario e comunque effettivamente insolito rispetto alla media letteraria contemporanea, ricco di sfumature e di suggestioni, ironico e insieme anche tragico, apparentemente disincantato e quasi surreale ma d’altro canto illuminante e concreto circa un un’intera epoca della storia recente europea…

Leggete la recensione completa di Ho servito il Re d’Inghilterra cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

L’arte, se non ci sa sconvolgere l’animo, non è tale (Andrej Tarkovskij dixit)

Tarkovsky_small-imageL’arte si rivolge a tutti nella speranza di essere, prima di tutto, sentita, di suscitare uno sconvolgimento emotivo.
(Andrej Arsen’evič Tarkovskij, citato in Francesca Pirani, Tarkovskij. La nostalgia dell’armonia, Le Mani-Microart’S, 2009)

Ha ragione, Tarkovskij: l’arte deve sconvolgerci l’animo, e sovvertire le nostre certezze, e aprirci gli occhi troppo spesso chiusi, e illuminarci la mente e il pensiero. Se ciò non accade, probabilmente non siamo di fronte a “vera” arte. Ma quando accade, allora l’arte è in senso assoluto lo strumento di visione e di comprensione della realtà più potente che l’uomo possegga. Indispensabile usarlo, e abusarne.

The Nordic Photography Experience 2012: uno sguardo sulla fotografia iperborea contemporanea

Per ottenere un’immagine fotografica, la luce è fondamentale. Dunque, dallo stesso scatto con due diverse condizioni luminose, si otterranno inevitabilmente due diverse immagini, due differenti mood visivi. E se in un luogo la luce è assolutamente particolare, unica, di conseguenza le immagini fotografiche saranno particolari come in nessun’altra parte: è proprio ciò che accade al Nord del pianeta, e tale fortunata prerogativa “astrofisica”, sommata alla cultura e al gusto artistico locali, fa’ della fotografia nordica un qualcosa di assolutamente interessante.
Quest’anno, dopo il successo del 2011, si ripete in Russia l’esperimento di ricerca fotografica contemporanea Nordic Photography Experience curato da Nadya Sheremetova. Finanziato anche dall’OCA – Office for Contemporary Art Norway, il progetto ha come principale scopo lo scambio culturale finalizzato a una maggior cooperazione fra fotografi e curatori dei paesi nordici e il nord ovest russo. In secondo luogo, l’evento vuole donare una maggior visibilità della fotografia contemporanea dei vari paesi coinvolti. L’evento si svolgerà nel cuore di San Pietroburgo presso lo spazio d’arte TAIGA. Nove mesi suddivisi in tre sessioni, che si concluderanno a Ottobre 2012. Il programma prevede lectures, workshop e la possibilità di mostrare il proprio portfolio a grandi professionisti che indirizzeranno gli aspiranti fotografi a migliorare la propria visibilità, arte ed espressione. Costante dell’evento è il tema: Tactics for now! (“Tattiche del momento!”). Tutti gli esperti presenti discuteranno e illustreranno il ruolo della fotografia contemporanea documentativa e artistica. Verranno aperti dibattiti e saranno presentate riflessioni personali degli artisti/curatori presenti sul futuro della fotografia, in questa nuova era mediatica e in un contesto di arte contemporanea. I vari artisti Norvegesi presenti sono: il fotografo Morten Andersen, il fotoreporter Jonas Bendiksen, il curatore Ingrid Nilsson, direttore del Preus Fotomuseum e il curatore Jan Erik Lundstrom, direttore del Samisk Kunstsenter. Per maggiori informazioni: www.nphe.ru/en, oppure facebook.com/fotodepartament.

Un ottimo sito web, invece, capace di darvi uno sguardo pressoché completo sulle attività artistiche e culturali norvegesi, con un occhio particolare alla relativa realtà italiana, è Norwegian Way, dal quale ho tratto le infos per questo post.
NOW – Norwegian Way nasce per volontà della Reale Ambasciata di Norvegia con l’intento di promuovere molte tra le più interessanti iniziative culturali Norvegesi nel mondo, e in particolare in Italia. Vuole proporre uno sguardo contemporaneo su ciò che si muove nelle realtà norvegesi: musica, letteratura, arte, cinema, architettura, design, tutto a testimoniare una scena culturale viva e in crescita. NOW è un esperimento, un tentativo nuovo di mettere a sistema un articolato insieme di soggetti e progetti: produrre un’unica narrazione attraverso racconti, articoli, identità visiva, comunicazione coordinata, approfondimenti e diventare un punto di riferimento sul web. Il progetto, realizzato in collaborazione con Snob Production, è stato quindi scelto dall’Ambasciata per raccontare la contemporaneità, i tanti eventi che sostiene e trasmettere l’eco della stessa identità norvegese.
Cliccate sull’immagine del logo e potrete visitare il sito web di NOW. E’ veramente parecchio interessante.