2025.02.07

Niente stelle, stasera. Cielo violaceo, opaco, indeciso, il velo di nubi che lo copre si assottiglia e schiarisce, qui e là, come se non sapesse decidersi se assoggettarsi definitivamente al brutto tempo o concedere ancora qualche apertura.

Il silenzio della tarda sera è disturbato dal suono lontano di un’ambulanza.

Chissà se sta salendo qui o andrà altrove. Speriamo non sia nulla di grave.

Poco prima invece, quando ero fuori con il segretario Loki, c’è stato un momento nel quale, nonostante fossimo ancora vicini alle case del paese, il silenzio è stato pressoché assoluto.

Solo qualche secondo, ma sufficiente a suscitarmi un poco di spontaneo sgomento. Nessun rumore di mezzi a motore, nessuna voce umana, nessun cane abbaiante.

Straniante, in effetti. Magari è successo qualcosa del quale non so nulla, ho pensato – una guerra, una nube radioattiva, un’invasione aliena o qualcos’altro che ha fatto fuggire tutti o che li ha fatti rinserrare nelle proprie case.

Fantasticherie un po’ stupide, lo so. E dopo qualche attimo in fondo alla strada ho sentito avvicinarsi il rumore di un motore. Tutto a posto, allora, non sono rimasto da solo – con Loki – al mondo che è ancora quello di prima. Già.

Sarà che la lettura in anni giovanili – in quinta superiore, credo – di quel sublime romanzo che è Dissipatio H.G. di Guido Morselli ancora oggi condiziona in qualche modo (come ha fatto anche più concretamente in passato) certi miei pensieri?

Probabilmente sì. Per fortuna.

Ciò che “fa” il silenzio e il suo contrario, in ultima analisi è la presenza umana, gradita o sgradita; e la sua mancanza. Nulla le sostituisce, in questo loro effetto.
E il silenzio da assenza umana, mi accorgevo, è un silenzio che non scorre. Si accumula.

(Dissipatio H.G., capitolo IV)

P.S.: nell’immagine in testa al post, René Magritte, Le poison, 1939, immagine sulla copertina dell’edizione Adelphi.

Il bello del “brutto”

Mattina di pioggia, leggera ma costante, la temperatura fresca, le nubi basse che da una certa quota in su nascondono le montagne, nessuna speranza che a breve torni il Sole. La strada, solitamente assai trafficata, non a caso è quasi vuota.

C’è “brutto” insomma. Si dice così, in queste circostanze.

Per me è il momento ideale per una bella passeggiata attraverso luoghi inopinatamente quieti e deserti i quali, per le condizioni del momento, tornano a essere più genuini, più sinceri, più colorati e luminosi, con la pioggia che lucida e rinvigorisce la Natura circostante. Più accoglienti, per come si possa godere di una relazione con il paesaggio meno disturbata e per ciò più attenta.

Fermarsi ad ascoltare il ticchettio della pioggia sulle chiome arboree, il fluire dei torrenti, il canto degli uccelli nel bosco, respirare gli effluvi del sottobosco madido, osservare le forme degli elementi naturali d’intorno, a volte organicamente armoniose, altre volte morfologicamente tese, intuire, immaginare, percepire la generale coerenza ambientale, l’impressione di un antico, peculiare equilibrio ristabilito.

E la speranza che non smetta di piovere, almeno per qualche momento ancora. Per goderne ancora un po’ e dare maggior “volume” alla memoria del qui e ora, dello stare nell’essere e viceversa.

Certe persone non sanno quanto bello si perdono, quando c’è “brutto”. Già.

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