La magia della letteratura (D. F. Wallace dixit)

Il mondo reale è pieno di solitudine esistenziale. Io non so cosa stai pensando o che cos’è che hai dentro, e tu non sai che cos’ho dentro io. Nella letteratura penso che in un certo senso riusciamo a saltare oltre questo muro. Ma questo è solo un primo livello, perché l’idea dell’intimità mentale o emotiva con un personaggio è un’illusione, un meccanismo creato dallo scrittore attraverso la sua arte. C’è anche un altro livello su cui un testo letterario diventa una conversazione. Fra il lettore e lo scrittore si instaura un rapporto che è molto strano, complicato e difficile da descrivere. Un ottimo brano di letteratura non è detto che mi catturi completamente e mi faccia dimenticare che sono seduto in poltrona. C’è della narrativa commerciale che è perfettamente in grado di riuscirci; una trama avvincente è perfettamente in grado di riuscirci: ma non mi fa sentire meno solo.
Invece c’è una specie di: “A-ha! Qualcuno almeno per un attimo la pensa come me, o vede una cosa nel modo in cui la vedo io”. Non capita sempre. Sono brevi flash, fiammate, ma ogni tanto mi capitano. E non mi sento più solo, a livello intellettuale, emotivo, spirituale. La letteratura e la poesia riescono a farmi sentire umano, a eliminare quel senso di solitudine, a mettermi profondamente e significativamente in comunicazione con un’altra coscienza, in una maniera del tutto diversa da quanto riescano a fare altre forme d’arte.

Tratto da Le perle di David Foster Wallace, di Martina Testa, uno speciale sul grande scrittore americano nel sito di Minimum Fax.
Direi con c’è ben poco da aggiungere, se non che Wallace, con queste intense parole, conferma che ove i libri e la lettura siano diffusi e amati, la società è inevitabilmente migliore, dacché chi la vive viene predisposto a sentirsene parte integrante e non un numero tra tanti, parte della massa eppure solo, appunto. E se la natura singolare dell’individuo muta in solitudine, la società ha fallito, annulando qualsiasi buona forma di civiltà. I libri invece possono salvaguardare la singolarità di ogni individuo, eppure connettendola al mondo d’intorno grazie alla condivisione delle storie narrate e lette, quasiasi esse siano: per questo, come sostiene anche Wallace, la letteratura è uno degli apici assoluti dell’evoluzione umana. Ecco perché dove si legge tanto, la società è più avanzata, più civile, più libera. Migliore, in una parola sola.
Ed ecco invece perché, se in un paese, più della metà della popolazione non legge nemmeno un libro… Oh, ma può esistere un posto tanto sfortunato?

L’Imperatore Meditabondo

L’Imperatore da le finestre del suo palazzo osservava –
Dall’alto dell’eminente rupe arrampicata in cielo –
Osservava il suo immenso regno che un nebbioso velo
Fitto e grigiastro alla sua vista invisibile mutava,
Ed ogni cosa, ogni tesoro in vista, ogni bellezza si celava
Là fuori come nella mente assorta nel meditabondo zelo.

E meditava, il supremo Imperatore, in fronte a la svanita
Sua dominazione, oscuri gli occhi di quel fitto niente:
“Ecco, un solo velo di densa nebbia ad un pezzente
Mi rende pari – inesistente la signoria mia infinita –
Ed io, come egli, padrone unicamente de la mia vita…”
Così l’imperatore, lassù dal suo palazzo, meditava intimamente.

Poesia tratta da VERSI IRREGOLARI, Maremmi Editore Firenze-L’Autore Libri (Collana Biblioteca ’80, Poeti, 2007, ISBN 88-517-1242-5).
Versi d’amore, di Passione, di Dolore, di Morte. Così recita la copertina interna del volume: 88 componimenti poetici divisi equamente nelle quattro sezioni sopra citate, una evoluzione stilistica che dagli stilemi classici punta lontano, finanche a forme poetiche avanguardistiche e innovative, attraverso le quali sfuggire alla “regolare” ordinarietà del mondo e lasciando che l’occhio estetico della poesia possa scovare e analizzare nuovi punti di vista sulla vita umana, rivelandone l’essenza più profonda, più vera e pura…
Cliccate sull’immagine del libro per conoscerne ogni altro dettaglio, oppure cliccate qui per conoscere tutti i miei altri libri.

Un concorso letterario onesto, una volta tanto! “Un Monte di Poesia” 2012, Abbadia San Salvatore, Siena

Chi mi conosce lo sa (visto che non perdo l’occasione di rimarcarlo), voi che ora leggete questo post e probabilmente non lo sapete ora lo saprete, che io non amo proprio i concorsi letterari… Anzi, che dico? Li ritengo, nella loro gran parte, una bella e buona fregatura attuata sulle spalle di speranzosi e ingenui (loro malgrado) aspiranti scrittori/poeti, un efficace specchietto per le allodole atto a spillare un po’ di soldi ai suddetti (e nel complesso dei bei gruzzoletti), offrendo di contro un valore artistico e letterario fruibile assolutamente nullo, ancorché spesso sbandierato ai quattro venti. Quando poi mi ritrovo a leggere sui bandi di concorso cose del genere “costo d’iscrizione: € 30,00” (trentaaaa?!?!?!) se non peggio, in tutta sincerità mi ribolle il sangue!
Ma certamente, e per fortuna, ci sono le eccezioni. Non sono tante, a mio parere, ma ci sono. Ad esempio, il Concorso Letterario “Un Monte di Poesia”, organizzato ad Abbadia San Salvatore in provincia di Siena, lo è: non ha rinomanza internazionale, va bene (ma, diciamola tutta, quanti concorsi che indicano pomposamente nel proprio nome “Premio Internazionale…” l’hanno veramente?), ma è ben organizzato, onesto (€ 10,00 di iscrizione “base”, più che ragionevoli!), trasparente, e per di più si prefigge anche lo scopo di dare visibilità ai piccoli comuni della montagna toscana: un modo intelligente di legare la cultura al territorio nella quale si genera e viene accolta, coinvolgendo il territorio stesso nel senso e nella sostanza dell’evento.
Cliccate sull’immagine del logo per visitare il sito web del Concorso, leggere e scaricare il bando di partecipazione, nonché per conoscere ogni altra utile informazione in merito.

Luca Rota e Tiziano Milani, “La Città della Simulazione”, 14 poesie audio-visuali su CD

Come scrivere della città post-moderna, il non luogo per antonomasia della contemporaneità ovvero quell’ambito pseudo-urbanistico conformato(si) in modo da finire per simulare sé stesso, smarrendo ogni proprio senso urbano/sociologico e imponendo un identico smarrimento a qualsiasi cosa vi si trovi all’interno – dunque, potenzialmente, alle stesse parole con le quali di essa si vorrebbe scrivere? La città della simulazione dissimula anche il senso di termini e concetti dai quali si fa’ scrivere, raccontare, rappresentare, e sui quali poggia molto del proprio preteso prestigio urbano? Probabilmente sì, ne travalica e confonde i significati così come, nello stesso modo, supera il confine tra vita e rappresentazione proprio in quel citato atto di simulazione di sé stessa e, per imposizione, di ogni altra cosa sia parte di essa, volente o nolente…

Luca Rota – Tiziano Milani
The City of Simulation | La Città della Simulazione
14 poesie audiovisuali su CDr. Una produzione Setola di Maiale, 2010.
Clicca sulla copertina qui sopra per visitare il sito web del progetto, oppure clicca QUI per acquistare il CD direttamente dal catalogo di Setola di Maiale.

La poesia è una cosa seria! (Adversum versus et poetastrus da strapazzum…)

poesiaFatemelo dire con la massima forza,
Sì che penetri pur ne la più dura scorza:
La poesia è una cosa alquanto seria,
porcaccia di quella lurida miseria!
Non è un mero scribacchiare versi
Per d’essere gran poeti illudersi!
Non è un infilar solo parole amene
Disposte lì come viene viene…
La poesia è dell’animo l’essenza,
La più pura voce della coscienza…
E’ la scrittura che si tramuta in magia,
Tra mente e cuore la massima armonia.
La via più retta che porta alla bellezza,
Di un sogno avveratosi l’ebbrezza.
E’ l’immenso illuminarsi d’un mattino,
Ed è un dolce naufragar marino…
E’ il continuo uscir a le stelle rivedere,
Di parole altro che pur umana voce il risuonare.
E’ pioggia che cade su la solinga verzura,
Ma pure sulla faccia una ferita dura…
E’ la quintessenza della vita fatta lemma,
Giammai di bella scrittura una mera summa!
Ordunque basta, poetucoli da strapazzo,
Col vostro verseggiare vacuo e rozzo
Che è soltanto un’abbellita prosa! –
Una gora lessicale acquitrinosa…
A voi un impiego nelle miniere di Sardegna
Auspico, o quanto meno come taglialegna
Nelle foreste della taiga Siberiana
A raggelar tal vostra fregola kafkiana!
Poesia è suono, tecnica, struttura,
Serve studio denso, di un’arte così pura,
E dell’essenza d’essa consapevolezza,
Per evitar di travisarne la bellezza.
Poeti non ci improvvisa, poeti non ci si crede,
Umili cultori semmai, di tale intensa fede.
E’ una cosa seria la poesia, assolutamente.
Se non sapete farla non fatela, definitivamente.

Avete capito?
Bene, ho finito.