Make Europe Unite!

I popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni. Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

[Preambolo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nota anche come “Carta di Nizza”, 2000-2007.]

Anch’io, da perfetto signor nessuno quale sono ma orgogliosamente europeo, voglio aggiungere la mia voce alle tante che invocano la creazione di una vera Europa unita che, in quanto soggetto politico istituzionale compiuto, sappia finalmente realizzare ciò che è scritto nel preambolo della Carta di Nizza (lì sopra ne ho citato un breve passaggio) e conseguire il ruolo – secondo a nessun altro – che le compete a livello globale. Un’unione realmente tale, unica, non più la mera somma di tante pretese nazionali ma un solo soggetto “ipernazionale” continentale quanto mai necessario nel mondo di oggi così in balìa di autocrazie variamente inquietanti la cui visione geopolitica planetaria sta facendo rotolare il mondo verso un passato tenebroso piuttosto di spingerlo in un futuro viepiù propizio.

In forza delle sue tante virtù e nonostante gli errori commessi, anzi potendo tratte lezione da essi, un’Europa veramente unita può non solo rappresentare la principale superpotenza mondiale ma pure identificarsi come una guida di influenza globale per l’Occidente e parimenti un modello di progresso e di sviluppo virtuoso per l’intero pianeta. Non il migliore in senso assoluto ma sicuramente meglio di ciò che le altre superpotenze sanno offrire nonché capace di evolvere in tal senso.

Un mondo migliore ha bisogno di un’Europa unita. Viceversa, con un’Europa debole perché disgregata al proprio interno e, come detto, con certi potenti in circolazione che definire biechi è poco, il mondo sarà sempre più un posto difficile e parecchio pericoloso da vivere.

N.B.: inutile dirlo, dal mio punto di vista tutto ciò non deve avere nulla di correlato o correlabile ai partiti e agli schieramenti politici, dai quali (tutti quanti, sia chiaro) sono più lontano di Plutone dal Sole. A me piace l’idea e l’appello che ne scaturisce, punto e basta.

The real Michele Serra! (E vedete di avere un libraio di fiducia che vi sappia consigliare al meglio!)

13179329_1026442374100782_6908722523609741955_n(Comunque volevo dire che a me, tutto sommato, Michele Serra sta pure simpatico. E però volevo pure dire che per dare maggior credito a tale personale simpatia e tramutarla in sostanziale e più completo apprezzamento volevo acquistare l’ultimo suo libro, dacché non avevo mai letto nulla del suddetto in qualità di scrittore. Dunque ho fatto ciò che faccio spesso nei casi in cui non abbia acquisite certezze – e relative scelte determinate – su cosa acquistare, ho chiesto consiglio al mio libraio di fiducia – il quale, per la cronaca, è un libraio di quelli di una volta, quelli talmente fuori di testa da leggersi buona parte dei libri che poi mette in vendita nella sua piccola libreria di paese per poi saper che dire ai clienti che gli chiedano consigli e saperlo fare con cognizione di causa e appassionata convinzione, quelli che l’UNESCO dovrebbe proteggerli e che siccome non proteggerà faranno probabilmente la fine che hanno fatto i dodo delle Mauritius, estinti per colpa di animali ben più invadenti e letali ovvero per la conseguente distruzione del loro “ecosistema” – gli ho chiesto consiglio, appunto dicevo, su quell’ultimo romanzo di Serra e, insomma, alla fine ho comprato altro.
Tutto ciò per dire che i librai dovrebbero saper sempre dispensare consigli ai propri clienti, ovvero che questi dovrebbero sempre godere della possibilità e della fortuna di chiederglieli. E, anche, che l’immagine lì sopra è presa dalla pagina facebook di Visiogeist. Ecco.)

Intelligenti e incretiniti. I ragazzi di oggi, la società di domani e il destino di noi tutti.

filling-brainTra gennaio e aprile scorsi ho tenuto numerose “lezioni” di un modulo didattico proposto da alcuni enti culturali alle scuole secondarie delle provincie di Lecco e Bergamo – un modulo, per la cronaca, dedicato a “L’evoluzione tecnica dell’arrampicata e dei materiali” e di interesse prettamente locale, visto come la pratica alpinistica sui monti della zona sia consueta e diffusa nonché ricaduta poi in vari modi nella storia industriale delle suddette provincie, quella lecchese soprattutto. Ma, al di là dei temi trattati, voglio piuttosto disquisire delle impressioni scaturite da questa mia esperienza riguardo i ragazzi – facenti parte di un’età scolare compresa tra la seconda media e la seconda superiore – e maturate attraverso non il punto di vista di un docente, dunque di una persona assuefatta all’ambiente in questione e alle sue dinamiche sociologiche, ma di me come persona esterna all’ambito scolastico e a quella parte di società da esso rappresentata, soprattutto in senso anagrafico, tuttavia attenta ad ogni minimo aspetto dell’interrelazione creatasi nelle classi e con gli studenti nonché a qualsiasi loro reazione, anche e forse soprattutto a quelle slegate dal contesto tematico ad essi esposto.
Bene, partirò dall’impressione finale: la nostra società temo stia perdendo una grossa occasione per essere migliore, in futuro. Ho maturato tale convinzione per essermi trovato di fronte, in maniera piuttosto uniforme nelle varie classi, dei ragazzi estremamente aperti e pronti all’assimilazione di nuove nozioni e informazioni tanto quanto assolutamente distratti, anzi, disturbati dalla caotica valanga di stimoli, molti dei quali insulsi se non deleteri, che il modus vivendi contemporaneo rovescia loro addosso. Spesso si sente dire che i ragazzi di oggi siano più tonti, ingenui, immaturi, viziati, puerili di quelli di qualche generazione fa, che ingenui in altro e più evidente modo lo erano ma molti più dotati di quelle semplici nozioni per affrontare la vita quotidiana (sovente maturate dal fatto che la stessa fosse di certo meno agiata di quella odierna), più indipendenti ovvero meno viziati e capricciosi, appunto. In certi casi è vero, senza dubbio, ma – mi è sembrato di percepire – lo è in quanto i ragazzi di oggi non sono preparati a vivere un mondo che inopinatamente corre più di loro, e che non si fa problemi nel trascinarli anche con una certa veemenza (quando non violenza) in ambiti che difficilmente un adulto comprenderebbe, figuriamoci un adolescente. Eppure essi dimostrano in mille modi, da quelli più evidenti ad altri minimi ma definiti, di avere la volontà di capire, di comprendere, di farsi ancora incuriosire da cose che non siano il mero frutto di devianze consumistiche ideate da adulti idioti: ma è come se dovessero riconoscere i propri migliori amici sparsi nella folla in una grande e rumorosa piazza.
Voglio dire: ho trovato ragazzi irrequieti, apparentemente disattenti, svagati, mai annoiati ma a volte deconcentrati, come se faticassero a seguirmi nonostante cercassi di portare i temi trattati ad un livello assolutamente consono alla loro età, e con un linguaggio di conseguenza, ma poi capaci di propormi quasi sempre domande mai banali, spesso argute e partecipi tanto che non di rado mi è capitato di sentirmi proporre da persone adulte, in altri contesti ed eventi, cose infinitamente più futili e insensate. Sono ragazzi, insomma, che non sono affatto più tonti di quelli d’un tempo, anzi, credo siano ben più intelligenti e intellettualmente vivaci dei loro genitori (causa frequente, essi, del loro stato amebico o sdraiato, per dirla con Michele Serra, nonché di certa maleducazione – non rilevata da me nelle classi frequentate ma certamente presente) e lo possono dimostrare, se messi nelle condizioni di farlo. Purtroppo, invece, non solo la nostra società contemporanea non offre loro tali condizioni, ma anzi pare impegnarsi a fondo per annullare ogni vivacità mentale, ogni curiosità naturale, qualsiasi volontà e desiderio di conoscenza e creare in essi una tabula rasa generale per fare posto alle innumerevoli stupidaggini oggi imposte, diffuse e spacciate per stili di vita cool – ovvero per generare dei perfetti, non-pensanti, docili e malleabili consumatori cronici, il tipo ideale e più gradito al sistema di potere che controlla il nostro mondo.
Per tale motivo temo che la nostra società stia perdendo una grossa occasione per costruirsi un futuro migliore. Loro, questi ragazzi, sono il futuro e lo sono già ora: con le loro capacità potenziali, se ben sviluppate, potrebbe veramente apportare grandi benefici alle nostre comunità sociali, invece si preferisce rincretinirli fin da subito, soffocando qualsiasi loro creatività, qualsiasi estro, per farli diventare già a quell’età degli adulti in miniatura. Provocando di contro, assai spesso, situazioni di disagio notevole, con tutti gli annessi e connessi – si notino ad esempio le statistiche sulla diffusione di alcol, droga o sui comportamenti antisociali e violenti…
Non tutto è perduto, però: si può ancora fare molto, ovvero recuperare e ricostruire quell’ambiente socioculturale ideale a far che un adolescente possa vedere con maggior chiarezza nel suo orizzonte futuro, evitando che si trovi di fronte la riproduzione di un confuso, ingannevole, violento, urlante, psichedelico (in senso negativo) e cacofonico schermo televisivo – ciò che spessissimo sembra il mondo in cui viviamo. Ma lo deve volere, la società, o meglio: deve dimostrare di voler riprodursi ancora, da domani nel futuro il più possibile lontano, in quanto struttura sociale, civica, culturale e antropologica, anziché soccombere ad un sistema che, da meramente politico, è divenuto col tempo economico, finanziario, sociale, (pseudo)culturale e sempre più in modo oppressivo e antiumano. Lo dobbiamo volere tutti, a partire da noi singoli cittadini, fino ovviamente alle gerarchie più alte.
Ecco, è proprio qui che, credo, vi sia l’origine di quel timore più volte rimarcato in questo articolo: in questa volontà, o nella vaghezza di essa, nell’astrattezza se non nell’assenza effettiva. Di contro, mai come stavolta non temo di sbagliare – ne andrei fiero d’essermi sbagliato, insomma. E l’unica speranza per ciò mi viene proprio da quei ragazzi, che mi auguro ancora abbastanza svegli da capire quale rischio viene loro fatto correre, quale trappola è loro tesa, e quanto lontano da essa debbano al più presto fuggire, per tornare a correre in direzione della loro stessa vita.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.