Guerriglia a colpi di (sublime) arte. Gli street artists ORTICANOODLES alla Traffic Gallery di Bergamo, dal 05/10 al 07/12.

A volte segnalo eventi artistici, artisti e relative opere d’arte perché soprattutto mi piace il messaggio di fondo scaturente da esse ovvero la riflessione che generano; altre volte mi piace il contesto, il dialogo tra arte e mondo d’intorno oppure, altre volte ancora, perché sono affascinato dalla ricerca dell’artista, o da altre particolari motivazioni.
Tutto questo può senz’altro valere anche per le opere dello street art duo italiano ORTICANOODLES; tuttavia per presentare qui, ora, la loro prossima mostra personale presso la Traffic Gallery di Bergamo, voglio in primis dire che i loro lavori sono assolutamente meravigliosi. Roba da restare veramente a bocca aperta: uno dei vertici estetici assoluti che la street art ha raggiunto oggi, a mio parere.
Per il resto, lascio dire alla presentazione ufficiale della mostra:

L’estetica graficamente impeccabile, cifra stilistica degli Orticanoodles, si scontrerà con una ambientazione “sporca” attraverso l’uso di oggetti, mobili, rifiuti e resti trovati per strada, in discarica, o casualmente apparsi sulle infinite strade percorse dagli artisti nella loro DIRTY LIFE. Belli e perdenti, artisti bastardi, morti suicidi, sante presunte, inutili icone del fascino. Gli Orticanoodles sono da considerarsi come tra i più geniali interpreti del loro tempo capaci di aver colto e trovato la perfetta sintesi degli insegnamenti in stile cut-up dello scrittore statunitense Williams Burroughs e del pittore Brion Gysin e della teoria in stile pop-art di Andy Warhol. Attraverso lo strumento della Guerrilla Art hanno creato un perfetto mash-up tra tutti gli intenti e tutti i principi presenti nel Dadaismo, nella Beat Generation, nella Pop Art e nella tecnica letteraria cut-up. DIRTY LIFE non è un titolo ad effetto ma rappresenta uno stile di vita, un pensiero, una cultura.

Come a dire: non sono soltanto belle, le opere del duo italiano, ma sono pure esempio intenso di quello che è stata l’arte – non solo visiva – degli ultimi 100 anni nella sua più profonda essenza, pur restando totalmente street art, cioè qualcosa che a molti fa ancora (stupidamente) storcere il naso…

Portrait of Renato Guttuso Emergence Festival, Giardini Naxos, Sicily Curated by Marta Sangre Gargiulo e Giuseppe Stagnitta--
Andate in galleria a conoscerli: resterete sorpresi e affascinati, ve lo assicuro.
Dirty Life, dal 5 Ottobre al 7 Dicembre presso Traffic Gallery, a Bergamo. Opening show sabato 5 dalle 19.00 alle 22.00 con un reading di poesie in omaggio al poeta del realismo sporco Charles Bukowski.
Cliccate sull’immagine o sui link nell’articolo per visitare il sito web della galleria e conoscere ogni ulteriore dettaglio sulla mostra.

Possono delle opere di arte contemporanea stare in un fazzoletto? La risposta allo spazio d’arte “Piscina Comunale” di Milano!

Parecchio originale la nuova mostra presenta presso la Piscina Comunale – Spazio d’arte in Copisteria di Milano: una collettiva curata da Adriano Pasquali che presenta più di cento opere realizzate “in un fazzoletto” – letteralmente s’intende, ovvero create su altrettanti semplici fazzoletti. Non solo una mera reinterpretazione fuori dal comune del supporto artistico, ma pure una sorta di metafora del valore di esso e dell’arte stessa, in grado di offrire un certo valore – estetico, tematico, culturale, sociale persino – al fruitore anche quando “relegata” su di un supporto così apparentemente limitato e limitante… Ma, inutile dirlo, quando l’arte è di valore (e di nuovo intendo ciò in senso artistico, appunto, non certo “commerciale”!), qualsiasi pur ridotta quantità non sarà mai proporzionale alla qualità offerta! E in fondo, appunto, nemmeno al mero godimento estetico di essa…
Fino al prossimo Ottobre, alla Piscina Comunale di Milano, in via Campiglio 13 (zona Lambrate). Cliccate sull’immagine qui sotto per visitare la pagina facebook dello spazio d’arte e avere maggiori informazioni sulla mostra, oltre che per poterne vedere anche qualche interessante video.

Piscinacomunale_set2013

I miracoli non esistono. Anzi no, qualcuno (artistico) esiste! A Milano, zona Lambrate, fino al 18 Luglio prossimo…

Ammetto di non sapere praticamente nulla della mostra che si inaugurerà a breve presso la PISCINA COMUNALE a Milano, però conosco benissimo il valore umano e artistico di almeno due dei tre protagonisti che la proporranno, ovvero Lorenzo Manenti e Marco Mapelli, il che diviene una pressoché automatica garanzia che pure Roberto Pesenti sia del loro stesso livello.
Eppoi il promo dell’evento che gira su youtube devo dire che è veramente intrigante…:

Il Miracolo.
Lorenzo Manenti, Marco Mapelli, Roberto Pesenti
Da mercoledì 26 giugno 2013, ore 20.00, e fino al 18 luglio, presso la PISCINA COMUNALE, spazio d’arte in copisteria, via Campiglio nr.13 (zona Lambrate), Milano. Orari: dal lunedì al venerdì, ore 9.00-18.00.
Insomma: se siete della zona o sarete a Milano andateci, vi assicuro che merita una visita e tutta la vostra attenzione.

Tommaso Santucci: quando la parola scritta diventa segno artistico (finalmente!)

Da buon scrittore (“buon” ovvero appassionato, dacché che lo sia anche per quanto scrivo non posso e non devo essere io a dirlo, eh!) e grande cultore di arte contemporanea, sono sempre particolarmente attratto da quelle opere che, pur essendo di matrice indubbiamente visiva, riescono a fondere in essa anche la parola scritta, dunque presentandosi come forme ibride tra oggetto artistico e letteratura. In verità l’ambito è parecchio ampio e dai confini a volte incerti, marcati in un senso da certe opere d’arte visiva (quadri, sculture, installazioni e quant’altro) con solo una parola o poche di più, e dall’altro a forme letterarie che al testo uniscono immagini di vario genere, come nel caso di certa poesia visiva. Forse anche per questo, i risultati sono spesso piuttosto discutibili, sia dal punto di vista estetico, con immagini troppo predominanti sui testi e viceversa, e sia perché – cosa a mio parere più importante – l’unione di immagine e testo scritto non è logico e coerente come dovrebbe essere, così come non lo è la miscelazione estetica. Cosa ancor più ardua da rintracciare è la trasformazione del testo scritto in vera e propria forma d’arte, con le parole che divengono segno estetico perfettamente armonico alle immagini con le quali l’opera si compone: sono veramente pochi i casi nei quali, a mio parere, quanto sopra è avvenuto con risultati apprezzabili.
Tommaso_Santucci_fotoIn tal senso, un artista che di recente mi ha particolarmente colpito è il pisano Tommaso Santucci, che ho avuto modo e onore di conoscere personalmente durante l’ultima Affordable Art Fair di Milano. Mi pare che la sua produzione artistica sia tra quelle che meglio ha saputo ibridare immagine e testo o, meglio, che è riuscito a trasformare il testo scritto in un segno estetico, facendo di esso la raffigurazione principale dell’opera visiva creata pur senza travisarne il senso – dacché testo scritto dotato di senso resta perfettamente, in modo che la sua predominanza sui tratti prettamente visivi, pur se evidente, non diventa affatto pesante: come avendo di fronte un’immagine astratta eppur linguisticamente tangibile e comprensibile.
In buona sostanza, Tommaso Santucci scrive e disegna con la classica penna bic nera su pezzi di scotch carta, preparati talvolta con una base acrilica, ricomponendo poi il tutto su tavole di legno, materiale di recupero, scatole di latta e vecchie valige, andando così a formare una sorta di personale diario emozionale. Ripropone poi i suoi soggetti e le sue frasi con pennello e acrilico durante performances dal vivo, su grandi supporti di tela, legno e su muro. La parola e il segno si fondono così, attraverso una trama di rimandi simbolici, alla vita stessa dell’artista che disegna e scrive animato costantemente da quello che vive, mentre sull’opera che, nel caso, un appassionato o collezionista potrebbe portarsi a casa, è come se restasse un pezzo di quel diario personale ovvero una piccola parte della vita Tommaso_Santucci_opera_image2dell’artista raccontata da egli stesso. In fondo, è ciò che accade anche con la scrittura letteraria, nelle cui pagine che formano un libro resta non solo la narrazione di una storia fatta dall’autore ma pure quella parte dell’autore stesso attraverso la quale egli ha concepito la storia narrata, come narrarla e quanto in essa lasciare di sé stesso: e proprio in ciò trovo la più grande affinità tra le opere di arte visiva di Tommaso e il lavoro letterario classico, solo generata in modo alternativo – non da pagine scritte ma da opere visive, appunto.
Così l’artista parla del suo lavoro: “…Prendo il mio vissuto e lo ripropongo alla mia maniera, non deve essere niente di elitario e di ermetico, alla fine si tratta di conflitto estetico, ti piace o non ti piace. Ed è una cosa che parte da piccoli: ad esempio le cose che faccio io e che non mi piacciono le rompo… Sono contento del fatto che ciò che realizzo non sia per qualcuno ma per chi vuole.
In effetti chi voglia far propria un’opera di Tommaso Santucci volente o nolente farà propria anche una parte della sua vita, e non è detto che proprio il testo che l’opera presenta possa essere l’elemento di consenso principale per chi la voglia per sé. Creando in ciò una sorta di particolare cortocircuito visual-letterario tra forme espressive (parole e immagini) e tra artista e fruitore dell’opera, il quale troverà di che essere in armonia con il testo di essa ovvero con quel frammento di diario emozionale personale di Santucci, così come lo stesso testo si trova in una armonia estetica con i segni grafici dell’opera tale da suscitare il gradimento del suddetto fruitore.
Un risultato senza dubbio notevole e profondamente artistico, questo, che appunto non è così semplice ritrovare in circolazione, nella pur imponente (forse pure troppo) produzione artistica contemporanea.
Cliccate sulle immagini per visitare il sito web di Tommaso Santucci e conoscere più nel dettaglio l’artista e le sue opere, oppure cliccate QUI per visitare il sito web di Art for Interior, la galleria milanese di riferimento dell’artista pisano.

“Icone. Dal neo-pop al digitale”: in visita alla Galleria Elleni, Bergamo

Giorgio Sorti, “Grendizer”, 2010, C.print su carta fotografica Fuji, cm.100x70. Courtesy Galleria Elleni, Bergamo.
Giorgio Sorti, “Grendizer”, 2010, C.print su carta fotografica Fuji, cm.100×70. Courtesy Galleria Elleni, Bergamo.
Fino al 5 Gennaio prossimo, Galleria Elleni di Bergamo offre nei suoi locali una mostra che mette in relazione e in dialogo alcuni dei propri artisti su un tema parecchio intrigante: le icone, ovvero quei miti (o presunti tali) della cultura pop(olare) moderna e contemporanea che, riuscendo per propria dote o per fortunato caso a far durare di più l’altrimenti classico quarto d’ora di celebrità di Warholiana memoria, sono diventati per l’appunto simboli rappresentativi del modus vivendi odierno, nel bene ma anche nel male, ovviamente. Icone. Dal neo-pop al digitale è un piccolo ma intenso viaggio negli ultimi 30/40 anni di storia, quella fatta di ordinaria quotidianità, di televisione, musica, moda, letteratura, cinema, arte e di tutto ciò che, veicolato dai media e/o dall’opinione pubblica, è diventato immaginario collettivo sovente rappresentativo, se non addirittura emblematico, dell’essenza sociologica che sta alla base del mondo in cui viviamo. Ma è anche una veloce e pur affascinante escursione alla scoperta di opere d’arte parecchio belle e interessanti, che non dimenticano la valenza estetica propria dell’arte e la pongono al servizio di un messaggio veramente pop(olare), dacché dialogante a tutti noi che di quel gran puzzle che è il mondo di oggi siamo (o dovremmo essere…) le pedine fondamentali.
Ecco dunque Bruno di Bello e le sue immagini digitalmente (s)composte, quasi a rimarcare la non solidità effettiva, per così dire, di certi miti di oggi – Michael Jackson, nel caso dell’opera esposta. Ben più solido, paradossalmente, appare invece il Grendizer di Giorgio Sorti, fotografo capace di donare a certe icone del mondo del fumetto un carisma e un fascino che non è solo generazionale ma diviene iconografico nel senso più pieno del termine. Omar Ronda, presente con 2 opere, non lo conoscevo: i suoi frozen, frutto di collage plastici e all’apparenza kitsch, sono invece assai arguti, e riescono a ben rappresentare quello che in effetti buona parte del mondo contemporaneo è: plastica, ovvero materia duttile, malleabile e conformabile a piacimento oltre che artificiale – proprio come certi miti, no? Carlo Pasini, ovvero l’artista delle puntine da disegno, ricompone con questi oggettini banali alcuni simboli della storia dell’arte recente, generando alla visione un bel dubbio: le migliaia di puntine formano l’immagine dell’opera, o forse la nascondono? Dunque, quei miti raffigurati – Marylin ad esempio, presente in mostra – sono veri, autentici, o sono soltanto maschere? Di Marco Lodola, vero e proprio pop-artista-artigiano, sono presenti alcune delle sue ormai celebri scatole luminose: bellissime a vedersi, trasformano alcune icone moderne e contemporanee in sorta di insegne da ordinario negozio di quartiere, quasi volessero denunciare quanto le stesse si possano vendere – in senso commerciale, intendo – e l’arte di rimando: come sul banco di un alimentari o di una profumeria, appunto! Infine Gian Paolo Tomasi: grande fotografo, altrettanto grande manipolatore di immagini e creatore di realtà parallele, oniriche e profonde, argute e irriverenti. Nella sua arte niente è come sembra, o forse tutto è ciò che realmente è, tale e quale…
Bellissima mostra, divertente e parimenti sagace, lo rimarco, che merita senza dubbio una visita. Cliccate sull’immagine dell’opera di Giorgio Sorti per visitare il sito web di Galleria Elleni e conoscere ogni utile informazione sulla mostra.