Lo sconcertante fenomeno degli “ostacoli viventi”

Sarà pure il caso che, prima o poi, la scienza e qualche luminare si metta a indagare il frequente e sconcertante fenomeno degli “ostacoli viventi”, ovvero di quegli individui dotati dell’inquietante capacità di palesarsi sempre nel momento meno opportuno, nel posto sbagliato al momento sbagliato, quelli che ti spuntano tra i piedi, ti disturbano, ostacolano, ti si frappongono, ti bloccano e ti creano problemi proprio in quegli unici istanti nei quali non dovrebbero, e non dovrebbe accadere nulla del genere.
Di diversa specie rispetto agli “iettatori” e niente affatto “imbranati”, questi tizi sono scocciatori genetici e seriali, anzi, vere e proprie maledizioni che camminano: stai facendo qualcosa di delicato che non consente disturbi e impedimenti, oppure di urgente per cui nulla ti dovrebbe ostacolare e causare ritardo o anche solo una semplice azione quotidiana, la più normale possibile che per nulla al mondo o quasi potrebbe andare storta… Ecco, tali individui sono quel “quasi” che in forza della loro maledetta facoltà diventa “quasi sempre”, e sempre (o quasi) senza che li si possa contrastare: la loro comparsa significherà sempre impedimento se non danno, piccolo o grande.

È una fenomenologia che potrebbe essere considerata “paranormale” per quanto sia sgomentante ma, appunto, sono fermamente scientista e dunque credo che non possa che essere la scienza a indagarla, studiarla, metodizzarla e risolverla. Oppure a sancirla provatamente come “fenomeno inesorabile” e irrisolvibile, dando modo di poterla risolvere con metodi meno… speculativi e più sperimentali, ecco!

Se il medico è anche un drammaturgo, e viceversa (Oliver Sacks dixit)

Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse sono anche insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia.

(Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Milano, Adelphi, 2008, p.11)

0,,18682009_303,00Ribaltando quanto scritto dal grande neurologo e scrittore britannico, scomparso la scorsa domenica, nella prefazione della sua opera più celebre, mi viene da pensare che pure il drammaturgo – e mi si passi l’accostamento di tale figura a quella del narratore letterario, ovvero dello scrittore – è e deve essere pure una sorta di medico dei personaggi di cui scrive, analizzandone la condizione umana con uno sguardo inevitabilmente clinico, se vuole veramente costruire e conseguire una narrazione completa e approfondita – in tutti i sensi. E se la malattia è la condizione umana per eccellenza – essendo “malattia” un termine derivante dal latino male habĭtus, “che sta male” – di frequente chi scrive storie letterarie narra di persone che stanno male, ovvero che non vivono nella loro migliore (o più ordinaria, tranquilla, agevole) condizione possibile – per colpa di amori lotte passioni sfortune coincidenze catastrofi sortilegi punizioni eccetera eccetera – capirete il perché, appunto, mi sia venuto da pensare tutto ciò leggendo quel passo sopra riportato.