
La mostra di Lugano accompagna i suoi visitatori nell’esplorazione artistica di questo oggetto così simbolico in un percorso la cui suddivisione obbligata (per la quantità di opere presentate) tra la sede del Museo d’Arte e quella del Museo Cantonale non ne inficia minimamente il fascino, anzi, se possibile lo accresce, quasi invitando il visitatore a percorrere il tragitto tra i due musei (15 minuti a piedi, suppergiù) riproducendo le sensazioni ricavate dalla visita nella propria osservazione del paesaggio luganese, facendo per così dire di sé stessi – o meglio, del proprio sguardo – una finestra personale e particolare sullo spazio-tempo attraversato – in fondo, le prime finestre dalle quali noi vediamo il mondo sono proprio i nostri occhi!
E’ opportuno cominciare la visita dal Museo d’Arte, che ospita opere dal Cinquecento fino alle prime Avanguardie novecentesche, spesso in dialogo tra di loro nella stessa sala con accostamenti temporali a volte arditi ma senza dubbio intriganti, con nomi anche parecchio grandi: da Dürer a Mondrian, Klee, Magritte, De Chirico, Monet – cito tra i tanti a caso… Si prosegue poi al Museo Cantonale, che invece ospita la parte più moderna e contemporanea dell’esposizione, pure qui con pezzi grossi quali Duchamp, Schifano, Rothko, e comunque con un livello generale delle opere e dello sviluppo del tema sempre di notevole valore.
Indubbiamente, per rappresentare una simbologia così diffusa e pregna di significati come quella della finestra nel mondo dell’arte, non sarebbero bastati 10 musei (forse nemmeno 100!), tuttavia, ribadisco, l’esposizione di Lugano offre un excursus espositivo ben fatto, dall’allestimento quasi ovunque curato in modo ottimale (forse da rivedere qualche illuminazione, a mio parere…), e certamente in grado di portare il visitatore a riflettere sul suo nucleo tematico fornendogli una cognizione di causa per quanto possibile completa e affascinante.
Insomma, una mostra che vale assolutamente la visita – avete tempo fino al 6 Gennaio 2013 – e che peraltro dimostra come una città quale Lugano, importante nel contesto svizzero ma in fondo assai piccola, spesso ben più che una città di provincia italiana, con le giuste sinergie di natura pubblica sappia offrire eventi culturali degni di una grande metropoli. Un modello di gestione della cultura e dell’arte senza dubbio da tenere ben presente e imitare, ove possibile.
Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare il sito web ufficiale della mostra, e averne ogni dettaglio utile per la visita.
Tag: arte
E’ on line il numero 102 – Novembre 2012 di InfoBergamo! E ci sono dentro anch’io!
E’ uscito il numero 102 – Novembre 2012 di InfoBergamo, il primo mensile on-line bergamasco di cultura ed informazione. Una web-rivista sempre più diffusa, conosciuta e ricca di contenuti interessanti che, nonostante il nome, vanno ben oltre i meri confini orobici per interessare ambiti nazionali e anche più, con uno sguardo sempre originale su tante realtà contemporanee. Cliccate QUI per leggere il sommario degli articoli pubblicati, come sempre di altissimo livello – grazie all’altrettanto alta qualità dei collaboratori della redazione, guidata da Graziano Paolo Vavassori.
In questo numero, il mio contributo/sguardo sul mondo letterario si intitola, assai significativamente, Processo all’ebook: reo di omicidio (colposo) o assolto per non aver commesso il fatto? Ovvero: l’ebook e la sua rivoluzione digital-editoriale sta effettivamente uccidendo il libro di carta? O forse sta per essere tentato un inopinato contro-omicidio, col quale il (presunto) killer rischia di essere soffocato da chi invece dice di esserne un paladino? Sembra la trama d’un romanzo giallo, ma in verità, in tale questione, di “giallo”, e ancor meno di “romanzo” (!) c’è ben poco…
Cliccate QUI per leggere direttamente il mio articolo ma, ribadisco, non perdetevi nulla dell’intero ultimo numero e di tutto quanto offre la piattaforma web del mensile: InfoBergamo merita sul serio la vostra attenta lettura, e sono certo che non vi deluderà!
Arte sfregiata, o arte sPregiata?
Avrete probabilmente letto, sentito e saputo, dai media, di quel sedicente artista russo che ha imbrattato un murale di Mark Rothko esposto alla Tate di Londra, definendo il suo gesto una “forma d’arte” e così, a suo modo di vedere, giustificandolo. “Persino Duchamp e Hirst hanno firmato opere che non erano le loro”, ha dichiarato a supporto delle proprie convinzioni. Non solo: tal personaggio, Vladimir Umanets, che si identifica come il fondatore d’un presunto movimento artistico chiamato “yellowism” (?!?), nega di essere un semplice vandalo o di essere a caccia di notorietà; ha invece affermato che il suo obiettivo è attirare l’attenzione della popolazione su questo “yellowism”, descritto come “un elemento della cultura visuale contemporanea”, inoltre ritenendo che le sue scritte abbiano incrementato il valore della tela.
Una bizzarra ed estrema performance artistica, dunque, quella di Umanets? Il che riporta in auge la solita, classica, ridondante domanda: ma allora tutto può essere arte? Sotto questo aspetto la questione, a mio modo di vedere, è molto semplice: tutto può essere non arte bensì pubblicità, ovvero sistema rapido per far parlare di sé, e in modo di sicuro più fruttuoso rispetto alle conseguenze che pur si dovranno subire per gesti del genere. D’altro canto sì, tutto può essere arte, se tale concetto venga messo in atto e concretizzato da chi l’arte abbia totalmente e perfettamente capito cosa sia. Per intenderci: Duchamp poteva fare ciò, migliaia di altri artisti (o presunti tali) pur celebri, che di fronte a opere e performance artistiche discutibili hanno per giustificarle dichiarato la stessa cosa no, non potevano farlo. Hanno solo scaltramente sfruttato la sottile ambiguità che corre tra “provocazione” e “idiozia”, dunque hanno soltanto fatto scalpore e pubblicità, punto. E se ciò li ha resi famosi, è forse solo perché l’arte oggi è sempre meno pratica e cultura estetica, e sempre più strategia commerciale. Infatti Umanets sarà pure un emerito idiota per quanto ha fatto ma, paradossalmente, nel dichiarare (con cognizione di causa o meno) che le sue scritte abbiano incrementato il valore della tela ha probabilmente ragione, in senso assoluto. Il murale di Rothko suppongo verrà rapidamente restaurato, ma credo di non sbagliare nel pensare che qualche miliardario (di quelli che, sovente, hanno denari in quantità inversamente proporzionale a cultura artistica) se lo comprerebbe, sfregiato così com’è, ovvero acquisterebbe qualcos’altro di simile. Ma non comprerebbe un’opera d’arte pur in parte rovinata, ovvero non ne comprerebbe il suo valore artistico e culturale o il suo messaggio oggettivo: comprerebbe lo scalpore, lo show. Show business, appunto: solo in rarissimi casi tutto può essere arte; molto può spesso tutto può essere business, affari, merce da vendere. In fondo Umanets, al di là del gesto idiota commesso, questo pare l’abbia capito bene; e che venga (giustamente) arrestato piuttosto che intervistato dalle TV e osannato come uno showman (appunto… Uh? Qualcuno ha detto “Hirst”?) è forse soltanto una questione di nome e relativa fama, ecco. Con buona pace di Rothko e della vera arte.
Consigli / A black mass in Dystown: Jason Gringler e Martin Kobe in mostra alla Brand New Gallery, Milano, fino al 03/11.
Era un cinema parrocchiale, ora è una galleria – anzi, un luogo di propagazione artistica tra i più interessanti di Milano. Quando si dice che l’arte contemporanea è una delle migliori evoluzioni di cui si possa godere!
La nuova doppia esposizione di Brand New Gallery: Dystown, di Martin Kobe in galleria 1, Black Mass di Jason Gringler in galleria 2. Come al solito, non uno ma due ottimi motivi per farci un giro!
Dystown
Martin Kobe
Galleria 1
Dal 26 settembre 2012 al 03 novembre 2012
Opening: 26 settembre 2012, 19.00-21.00
Black Mass
Jason Gringler
Galleria 2
Dal 26 settembre 2012 al 03 novembre 2012
Opening: 26 settembre 2012, 19.00-21.00
Cliccate sulle immagini delle opere per visitare le pagine relative alle due mostre nel sito web di Brand New Gallery.
Consigli / Arte informatica interattiva: “Change the Colour!”, il collettivo BridA alla Traffic Gallery, Bergamo, fino al 08/12.
Una nuova intrigante mostra in una delle migliori Enterprise Gallery in circolazione! – ovvero, come la celebre nave stellare di Star Trek: una galleria d’arte, Traffic Gallery, in costante e fruttuosa esplorazione, dentro e fuori i confini nazionali, delle più nuove/innovative espressioni artistiche contemporanee…

Il Centro Internazionale d’Arti Grafiche di Ljubljana (MGLC), Slovenia in Tour a Bergamo, Italy!
Change the Colour! – BridA / Tom Kerševan, Sendi Mango, Jurij Pavlica. Traffic Gallery, Bergamo, dal 25 Settembre al 08 Dicembre 2012.
Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare il sito web di Traffic Gallery e avere ogni ulteriore utile informazione sulla mostra.