L’etica dei politici di oggi (Woody Allen dixit)

Woody_Allen_image_200I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale.
Woody Allen

Una delle migliori definizioni della politica contemporanea, quella del grande attore e regista americano, ancor più se rapportata alla realtà italiana, no?
Anzi, al proposito credo vada aggiunta una postilla. Se quasi ovunque, nel mondo, un politico riterrebbe inaccettabile essere accostato a un maniaco sessuale, in Italia pure il peggior maniaco sessuale riterrebbe un’infamante offesa il venir accostato a un politico nostrano.
Ecco.

“Per chi scrivono di fatto i poeti? Per l’unico loro simile su centomila?” (Arno Schmidt docet)

Dei nuovi poeti: è così raro che un uomo afferri se all’orizzonte sia una finestra d’ufficio a brillare, o se lì stia per sorgere un grande corpo celeste. (E quando quest’ultimo poi orbita in alto, essi riposano nelle loro alcove coperte, e rantolano, e sognano dei grassi zamponi delle segretarie; o che non hanno superato gli esami di maturità): per chi scrivono di fatto i poeti? Per l’unico loro simile su centomila? (Perché anche quei pochi su diecimila, che potrebbero semmai essere interessati, i contemporanei non li scoprono affatto, e sono fermi nel migliore dei casi a Stifter). – Noo!: io scrittore mai!

Nella scrittura avanguardistica di Arno Schmidt, la maledizione – sempre più letale, oggi – della poesia: i “poeti”. O meglio: quelli che si credono tali. Coloro che sono altrove quando il sublime si manifesta, per poi pretendere di poterlo comunque descrivere e vanagloriosamente spacciarlo al pubblico come autentica testimonianza di esso. Risultato: la poesia soffoca, con al collo le mani della vacuità di tanti pretesi “poeti” i quali in verità, se scrivessero per sé stessi (ma non ne hanno la capacità e il coraggio), smetterebbero subito di “poetare”, mentre quei pochi (e ce ne sono, certo!) che invece per sé stessi in primis scrivono (cit. R.W.Emerson), non li scopre quasi più nessuno.

Mark Twain, “Racconti contro Tutti”

Lodevole iniziativa di Stampa Alternativa, casa editrice il cui nome la dice lunga sulle proprie pubblicazioni, che con questo Racconti Contro Tutti ci fa conoscere il romanziere americano per eccellenza, Mark Twain, sotto una veste sorprendente e per certi versi sconcertante – in positivo, tuttavia… Il volumetto è una raccolta di racconti, frammenti di racconti, estratti “scartati” da opere pubblicate, micro-saggi nel quale il cantore di un’intera nazione in evoluzione – attraverso i suoi celeberrimi Tom Sawyer e Huckleberry Finn, considerati i romanzi “nazionali” della letteratura americana – sembra divertirsi a prendere a legnate, di quella nazione, quelle sue parti che all’evoluzione citata vi si oppongono con tutto il proprio conservatorismo reazionario, scrivendo con uno stile sarcastico e caustico che in effetti non ci si potrebbe aspettare dal personaggio Twain per come lo si conosce ordinariamente…

Leggete la recensione completa di Racconti contro tutti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!

La magia della letteratura (D. F. Wallace dixit)

Il mondo reale è pieno di solitudine esistenziale. Io non so cosa stai pensando o che cos’è che hai dentro, e tu non sai che cos’ho dentro io. Nella letteratura penso che in un certo senso riusciamo a saltare oltre questo muro. Ma questo è solo un primo livello, perché l’idea dell’intimità mentale o emotiva con un personaggio è un’illusione, un meccanismo creato dallo scrittore attraverso la sua arte. C’è anche un altro livello su cui un testo letterario diventa una conversazione. Fra il lettore e lo scrittore si instaura un rapporto che è molto strano, complicato e difficile da descrivere. Un ottimo brano di letteratura non è detto che mi catturi completamente e mi faccia dimenticare che sono seduto in poltrona. C’è della narrativa commerciale che è perfettamente in grado di riuscirci; una trama avvincente è perfettamente in grado di riuscirci: ma non mi fa sentire meno solo.
Invece c’è una specie di: “A-ha! Qualcuno almeno per un attimo la pensa come me, o vede una cosa nel modo in cui la vedo io”. Non capita sempre. Sono brevi flash, fiammate, ma ogni tanto mi capitano. E non mi sento più solo, a livello intellettuale, emotivo, spirituale. La letteratura e la poesia riescono a farmi sentire umano, a eliminare quel senso di solitudine, a mettermi profondamente e significativamente in comunicazione con un’altra coscienza, in una maniera del tutto diversa da quanto riescano a fare altre forme d’arte.

Tratto da Le perle di David Foster Wallace, di Martina Testa, uno speciale sul grande scrittore americano nel sito di Minimum Fax.
Direi con c’è ben poco da aggiungere, se non che Wallace, con queste intense parole, conferma che ove i libri e la lettura siano diffusi e amati, la società è inevitabilmente migliore, dacché chi la vive viene predisposto a sentirsene parte integrante e non un numero tra tanti, parte della massa eppure solo, appunto. E se la natura singolare dell’individuo muta in solitudine, la società ha fallito, annulando qualsiasi buona forma di civiltà. I libri invece possono salvaguardare la singolarità di ogni individuo, eppure connettendola al mondo d’intorno grazie alla condivisione delle storie narrate e lette, quasiasi esse siano: per questo, come sostiene anche Wallace, la letteratura è uno degli apici assoluti dell’evoluzione umana. Ecco perché dove si legge tanto, la società è più avanzata, più civile, più libera. Migliore, in una parola sola.
Ed ecco invece perché, se in un paese, più della metà della popolazione non legge nemmeno un libro… Oh, ma può esistere un posto tanto sfortunato?