Leggere Antonio Pennacchi

[Foto di Marco Tambara, opera propria, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Antonio Pennacchi, che purtroppo ieri se n’è andato verso lidi ultraterreni, è uno di quegli autori letterari dei quali, nonostante la conoscenza di fama del personaggio, non mi è mai venuto il desiderio ovvero la curiosità di leggere qualcosa. Non so, forse perché i miei gusti letterari, se pur da biblionnivoro quale mi pregio di essere, erano e sono altri rispetto ai suoi libri, o forse perché non mi è mai capitata l’occasione di venirne interessato da qualche intrigante recensione o intervista o articolo oppure perché, forse, quando quell’occasione si stava manifestando, è stata adombrata da desideri e bisogni di lettura più impellenti. In ogni cosa per una mia colpa, sia chiaro.

Ora che Pennacchi non c’è più, e di tale triste circostanza leggo un po’ ovunque sui media, la curiosità di leggere qualcosa di suo ce l’ho. E ammetto di trovare questa cosa un po’ imbarazzante, perché mi dico che potevo pensarci prima, quand’era ancora in vita, anche se per lui ovviamente non sarebbe cambiato nulla – forse invece per me sì, chissà. Ma sovente accadono queste cose un poco bislacche: come per certi artisti le cui opere in vita valevano cifre modeste e, dopo la dipartita, per la critica diventano capolavori e per i collezionisti acquisti milionari e contesissimi. Si usa dire in tali casi che la “morte rende famosi”, ma certamente è una considerazione piuttosto subdola; d’altro canto un altro grande scrittore (polacco), Stanislaw Jerzy Lec, fece un’altra considerazione apparentemente ovvia ma del tutto obiettiva e invero assai profonda: «La prima condizione dell’immortalità è la morte». È vero, nel bene e nel male, e se rimprovero a me stesso di non aver mai letto nulla fino a oggi di un autore così in vista, ora cercherò di mettere in pratica quell’osservazione di Lec proprio grazie a uno degli oggetti “immortali” per eccellenza, il libro. Di Pennacchi e di qualsiasi altro autore che mi ha attratto solo dopo la sua ora fatale, e sia nel caso che ciò mi permetta di formulare un apprezzamento che sarà postumo ma imperituro o che mi renda chiaro una volta per tutte il perché delle precedenti mancate letture, ecco.

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