Scrivania in disordine? No, in ordinata entropia!

Stili "scrivaniali" a confronto: Mark Twain entropico a sinistra, Agatha Christie minimalista a destra.
Stili di scrivania a confronto: Mark Twain entropico a sinistra, Agatha Christie minimalista a destra.
Disquisendo qualche giorno fa tra colleghi di penna (o di tastiera, dovrei dire) mi è sorta la riflessione su una tale domanda – apparentemente banale e inutile ma tutto sommato curiosa: il creativo, qualsiasi arte pratichi, deve avere la scrivania disordinata oppure ordinata?
In verità è una questione che non di rado viene affrontata e dissertata un po’ ovunque, tra accademiche osservazioni su cosa comporti l’una o l’altra cosa e dotte citazioni letterarie di segno anche opposto – “Una scrivania ordinata è sintomo di una mente malata” (Oscar Wilde), “L’ordine, e l’ordine soltanto, fa in definitiva la libertà. Il disordine fa la schiavitù.” (Charles Péguy) – che alla fine, come sovente accade in tali casi, lasciano il tempo che trovano, ovvero la libera scelta di fare come a chiunque pare.
Per quanto mi riguarda ho sempre pensato al proposito alla necessità, se così posso dire, di una entropia ordinata: ogni creativo, in quanto tale, è in grado di generarsi un proprio personale ed esclusivo ordine nel quale tutto occupa un proprio posto, stabilito e regolato da algoritmi mentali o pragmatismi spiccioli, e che chiunque altro percepisce come disordine se non caos. Un’entropia razionale che si giustifica da sé e che, se dovesse venire altrimenti messa in ordine (nel senso classico della definizione) ovvero se per la rottura dei suoi equilibri diventasse ancora più entropica, perderebbe ogni sua “virtù”.
Quindi? Quindi, io rispondo, Francis Bacon, uno dei più grandi artisti del Novecento – lo conoscerete senza dubbio. Un creativo all’ennesima potenza, un genio dell’espressività artistica moderna. Bene: se vi capita di passare per Dublino, visitate la Hugh Lane Dublin City Gallery e, al suo interno, potrete ammirare la ricostruzione fedele dello studio londinese di Bacon, trasportato nella città natale dell’artista a fine anni Novanta.

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Francis Bacon. 1970s /Michael Holtz /sc
Francis Bacon nel proprio studio, 1970 (foto Michael Holtz); sopra, lo studio ricostruito alla Hugh Lane Gallery di Dublino.
«Un fantastico accumulo di spazzatura e testimonianze preziose: carte, fotografie, ritagli, bottiglie di champagne vuote, multiformi contenitori di pittura (tubetti, pastelli, barattoli, bombolette) mescolati a scatole di conserva, pennelli, libri, stracci, tele squarciate, dischi, attrezzi, spugne e vestiti vecchi; un totale di più di 7000 oggetti fu rilevato, catalogato, mappato con cura maniacale e ricostruito in maniera identica alla Hugh Lane Gallery. Un’operazione da un milione e mezzo di sterline, durata mesi. Solo per trasportare il tavolo e ciò che vi era accatastato sopra furono necessarie 8 settimane. In quanto alla polvere, la preziosa polvere accumulatasi per tre decenni, fu impacchettata, etichettata “Bacon’s Dust” e ridistribuita con cura sul tappeto impastato di pigmenti che copre il pavimento nella nuova sede, ricreando la materia viscida e multicolore che ai rari visitatori richiamava il compost, il terriccio fertile rigenerato dalla decomposizione di materiali organici» (testo tratto da qui).
Insomma: la quintessenza assoluta del caos, nel quale tuttavia Bacon creava arte sublime e dal quale sono scaturite le sue celeberrime e potentissime opere. Allora, in fin dei conti, aveva forse ragione il sagacissimo Leo Longanesi quando affermava che “La nostra ricchezza è il disordine, che poi è anche la nostra miseria”: non goderne e parimenti non soffrirne rappresenterebbe, questo sì, una triste autoprivazione di creativa libertà.

12 pensieri riguardo “Scrivania in disordine? No, in ordinata entropia!”

    1. Noooo, non tirarti i capelli che poi ti si arruffano e sembri in disordine! 😀 😉
      Ma sai, Faby: anche la scrivania (per restare in tema) all’apparenza più ingombra di cose può essere dotata di un proprio ordine maniacale, il quale probabilmente è frutto d’una relativa e “razionale” (a suo modo) creatività. Eppoi, appunto, pure nella libreria (per cambiare esempio) più meticolosamente e maniacalmente ordinata c’è gente che non troverebbe nulla perché incapace di comprenderne l’ordine. Morale: usa lo shampoo più adatto e vedrai che i risultati saranno ottimi come sempre! 🙂

  1. Esiste anche la categoria dei disordinati distratti e non-entropici, ovvero quelli che sono “solo” disordinati, ma non è che hanno poi ‘sto genio. Per gli altri, gli ordinati e i disordinati creativi, siamo però una risorsa, perché facciamo media, facciamo base, siamo peggiori degli ordinati e dei creativi, in una parola siamo il livello zero! 😀 😀
    Bell’articolo. Vorrei – se posso – ribloggarlo nel mio.

    1. Vai tranquillo con il rebloggo, Gianni, e grazie fin d’ora! 🙂
      Hai ragione: ci può essere il caos più totale eppure funzionale ad un certo scopo creativo, e dunque “necessario”, e ci può essere il disordine appena accennato ma del tutto sterile e frutto, come dici tu, di mero e relativo disordine intellettuale.
      Noi siamo – possiamo essere – il livello zero, oppure il livello 10 (ovvero massimo): dipende da che punto si osservi la cosa, no?
      Grazie ancora, Gianni! 🙂

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