Macbeth chi?

12439065_10206852005713624_4302228186527696845_nDa questo libro il film evento”.
Eh, già. Oggi – terzo Millennio, 21° secolo, anno 2016 – non è più una meravigliosa, immortale opera dell’insuperabile William Shakespeare ad essere considerata un “evento” (imperituro, ovviamente), ma il film che ne viene tratto. Che per carità, è – ovvero mi auguro sia – certamente un gran film: peccato che, temo (assai pessimisticamente, ma tant’è), che molti crederanno il film l’opera fondamentale e non il libro, e quel tal Shakespeare un ennesimo scrittore di robe tipo storiche o fantasy tranquillamente trascurabile
Tuttavia sposto la questione altrove da considerazioni del genere e riapro fugacemente un dibattito nel quale con amici e “colleghi” sovente finisco, e che al proposito non è affatto secondario così come non è tanto attinente, quanto potrebbe sembrare, agli scopi commerciali perseguiti dagli editori di tali pubblicazioni contemporanee. Ovvero, chiedo: ma operazioni editoriali del genere, la cui matrice commerciale è palese e soverchiante rispetto a quella prettamente culturale e, nel caso, didattica, possono effettivamente servire ad avvicinare alla grande cultura chi altrimenti se ne starebbe lontano, oppure non fanno altro che banalizzarne ulteriormente il senso e il valore contemporanei?
Insomma: chi pensa che Shakespeare sia tutt’al più un calciatore del Chelsea, attraverso una pubblicazione così gadgettizzata ad un film contemporaneo può realmente diventarne un conoscitore e, da qui, trasformarsi in un appassionato lettore di opere letterarie di pregio? Oppure, appunto, come in parecchi pensano – basta leggere certi commenti sui social al proposito – tali operazioni non sono altro che ennesimi esempi di quanto in basso sia caduta la qualità editoriale e, di rimando, culturale nel nostro paese?
E’ una questione aperta, senza dubbio. Per quanto mi riguarda, torno alle frequenti meditazioni sul tema che faccio col mio libraio di fiducia: io, solitamente pessimista su tali questioni (vedi sopra) dico che sì, tra cento che leggono libracci magari qualcuno si appassiona all’esercizio della lettura e, col tempo, impara a riconoscere la qualità di ciò che legge; il mio libraio di fiducia, solitamente ottimista (altrimenti non farebbe il mestiere che fa) ritiene di no.

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10 pensieri su “Macbeth chi?”

  1. Condivido. Nonostante abbia sempre studiato molto, al liceo non riuscivo ad appassionarmi alla storia medievale. Andai al cinema a vedere “Il nome della rosa” e ne compresi le atmosfere. Mi approcciai al romanzo e ai testi di Eco. Fu una scoperta che da allora non smette di appassionarmi.
    Quindi, assolutamente sì alla commercializzazione della cultura e soprattutto di quella considerata più “alta”; far comprendere ai più la grandezza atemporale di artisti e del senso di molte opere è indice di impegno e di una grande consapevolezza civile. Vile commercializzazione? Per me ci sta perché son convinta che sia anche questo un ottimo strumento di divulgazione culturale.

    1. Ciao, Ninja! 🙂
      Come stai? Spero benissimo! 😉
      Grazie per la tua condivisione di idee! In fondo, volendo riassumere il concetto in poche parole, si può pure dire (come da noto proverbio delle mie parti): piuttosto che niente, meglio piuttosto! Ovvero: che almeno per una volta stia tra le mani di chi non legge (abitualmente) un buon libro piuttosto che il solito smartphone o il telecomando della TV! Se si vuole ottenere qualche risultato in tema di divulgazione culturale da ciò, bisogna porvi le basi; se poi non si otterrà nulla di buono, almeno si è provato. Altrimenti tanto vale alzare da subito bandiera bianca di fronte all’imbarbarimento della nostra società!
      Grazie ancora delle tue considerazioni! 🙂

      1. (Non so se l’abbraccio di un(a) ninja sia qualcosa di cui felicitarsi o meno… ma, ehm… ricambio! o.O 😀 😉 )

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