“Postcard from…” Nina Könnemann, al Pastificio Cerere, Roma, fino al 13/07

Könnemann esplora momenti di aggregazione collettiva, concentrando di volta in volta il proprio sguardo sui micro-fenomeni che si verificano ai margini di quegli eventi. L’uso della camera a mano permette all’artista di reagire spontaneamente ai movimenti della folla e restituire una testimonianza diretta degli accadimenti che osserva, svelando così gesti minimi, banali e irrilevanti, che ne alterano le narrazioni convenzionali. L’artista cattura attimi in cui la realtà si dischiude, offrendo un barlume del potenziale sovversivo, anarchico che le manifestazioni della sotto- e controcultura hanno sempre perseguito e i media invece costantemente manipolato e spettacolarizzato. In questo senso, Könneman utilizza il video minandone la sua funzione massmediatica: la realtà è documentata con l’intento di testimoniare l’autogenerazione di realtà parallele.“.

L’artista tedesca Nina Könnemann è la terza protagonista dell’edizione 2012 di Postcard from…, il progetto ideato da Marcello Smarrelli per diffondere l’arte contemporanea nel contesto urbano di Roma. Realizzata in collaborazione con A.P.A., Agenzia Pubblicità Affissioni, l’iniziativa vede il coinvolgimento di artisti italiani e internazionali invitati a ideare un manifesto di cm.400×300, la dimensione in uso nella cartellonistica pubblicitaria, esposto nel cortile del Pastificio Cerere e in vari impianti della città messi a disposizione da A.P.A.
La mostra s’inaugura oggi, e sarà aperta fino al 13 Luglio. Visitatela, anche per conoscere (se già non lo conoscete) il Pastificio Cerere, certamente uno dei migliori luoghi per l’arte contemporanea di Roma.
Cliccate sull’immagine per visitare il sito web del Pastificio Cerere e conoscere ogni informazione utile nel merito.

A San Quirico d’Orcia “L’incanto delle Donne del Mare” di Fosco Maraini. Fino al 17/06.

In esposizione sono presentate trenta opere del celebre servizio fotografico sulle Ama di Hèkura. Realizzato nel 1954, si tratta forse del primo reportage etnografico subacqueo in cui, attraverso la sua visione solare e disincantata, Fosco Maraini seppe coniugare quello che agli occhi occidentali appariva come il fascino erotico di un sorprendente universo femminile, con la narrazione per fotogrammi di una quotidianità contrassegnata da un profondo rapporto della cultura con l’ambiente. Un Giappone per molti versi sconosciuto, che l’obiettivo dell’etnologo e del fotografo riuscì a immortalare ancora nella sua piena vitalità, mentre all’orizzonte si poteva intravedere già l’autunno di un mondo destinato, da lì a poco, a scomparire per sempre. Insieme alle fotografie saranno esposte le attrezzature realizzate appositamente da Maraini per le riprese subacquee.

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Fosco Maraini, una figura di uomo di cultura (e non solo) tra le più ricche del Novecento, in Italia, eppure non così popolare come potrebbe e dovrebbe essere, credo. Io la conobbi soprattutto nella veste alpinistica, come componente della leggendaria spedizione al Gasherbrum IV guidata da Riccardo Cassin, e da quel punto di partenza ho potuto apprezzare tutto ciò che Maraini fu e fece, e soprattutto il peso culturale della sua opera, legata certo all’Oriente ma invero dal senso e valore assolutamente generali.

L’esposizione temporanea L’incanto delle Donne del Mare. Fosco Maraini. Fotografie. Giappone 1954 è ideata, realizzata e curata dal Museo delle Culture di Lugano, quale primo episodio del ciclo «Esovisioni», dedicato all’esotismo nella fotografia dei grandi maestri del Novecento. Nel corso di tutto il 2012 il Museo delle Culture è impegnato in una serie di attività per ricordare la figura e l’opera di Fosco Maraini, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. L’esposizione di San Quirico d’Orcia si tiene del resto nell’ambito delle Celebrazioni Nazionali promosse in onore di Maraini: il 15 Novembre tali celebrazioni si chiuderanno proprio a Lugano con un convegno internazionale sul tema del viaggio interiore nelle culture dell’Asia.

Cliccate sull’immagine per visitare il sito web del Museo delle Culture di Lugano, e conoscere ogni ulteriore dettaglio sull’esposizione.

Abusate di “sostanza” stupefacente! A Milano, con Gérard Rancinan, alla Triennale fino al 27/05.

Sì: sostanza stupefacente, ovvero la realtà parallela e strabiliante che riesce a costruire Gérard Rancinan nelle sue immagini. Geniale, visionario, provocatore, elegantissimo tanto quanto dissacrante: forse mai nessuno come lui ha saputo unire l’estetica assoluta di certa arte rinascimentale con quella contemporanea di gergo e derivazione pubblicitaria, elaborando immagini dall’equilibrio complessivo che lascia veramente stupefatti e, parimenti, di sostanza comunicativa lucida, sagace, e sovente disturbante. Il tutto senza mai perdere di vista l’eleganza generale della composizione, appunto, curata maniacalmente come, io credo, ben pochi artisti “veri” – o presunti tali, dacché di contro, tutt’oggi, molti non considerano la fotografia una forma d’arte – sanno (ancora) fare.
Guardare il mondo con gli “occhi” – ovvero con le immagini – di Rancinan è come vederne la realtà in modo multidimensionale. Come se del mondo ci comparisse davanti, inopinatamente, non solo ciò che possono vedere gli occhi, ma pure ciò che osserva la mente, il cuore, l’animo e lo spirito, l’inconscio e il subconscio – e molto altro di altrimenti invisibile – in un compendio del bello/sublime kantiano mirabilmente applicato alla fotografia quale arte contemporeanea “perfetta” per la rappresentazione della realtà e delle sue etiche/estetiche, siano esse virtuose o degenerate.

Insomma: il vero reato è non abusare con gli occhi delle sue immagini: se avete la possibilità di recarvi a Milano entro domenica 27 Maggio, visitate la Trilogia dei moderni, la personale di Rancinan alla Triennale. Vedrete: esiste ancora qualcuno, a questo mondo – e soprattutto nel mondo dell’arte – capace di lasciarvi facilmente a bocca aperta.
Cliccate sull’immagine dell’opera di Gérard Rancinan (Batman Family (girls), 2011) per visitare il sito web del fotografo, oppure cliccate sul logo della Triennale di Milano per visitare nel sito della stessa le pagine dedicate alla mostra e conoscere ogni informazione utile alla visita.

6 Maggio, ore 11.30, Villa di Serio: Francesco Lussana inaugura la sua nuova installazione


Francesco Lussana si forma artisticamente nel luogo di lavoro, la Minifaber, azienda specializzata nella trasformazione della lamiera mediante tranciatura ed imbutitura, con la mansione di responsabile (progetto S.M.E.D.).
Dal 1994 parallelamente alla quotidianità tecnica del suo lavoro cresce una visione artistica che si concretizza con la realizzazione della sua prima opera: uno stampo per la tranciatura di una freccia (vettore) dal titolo Comunicazione. Nel 1995 presenta i suoi primi lavori in una mostra personale alla Galleria Transit di Bergamo.
L’attività creativa di Lussana suscita interesse sia nel mondo artistico che industriale concretizzandosi con l’invito per una esposizione personale durante il convegno UCISAP (Unione Costruttori Italiani Stampi e Attrezzature di Precisione) al Forum di Assago nel Maggio 1996. Il processo Industriale nelle varie fasi di lavorazione, il rumore delle macchine utensili nella lavorazione dei metalli, il ritmo seriale delle presse durante la produzione dei vari componenti metallici divengono le basi per una costante ricerca che si concretizza in una mostra personale presso la galleria Fumagalli nel 1997.
Dal 1997 al 2000 Lussana ha avuto modo di mostrare i suoi lavori in numerose esposizioni collettive, rimanendo costantemente fedele alla ricerca ed allo sviluppo tecnologico nella realtà lavorativa in Fabbrica. Un esempio di quanto precedentemente detto lo si puo’ notare nell’ opera Sequenza fasi realizzazione cestello dove Lussana ha posto in sequenza l’intero ciclo di lavoro di un prodotto, nel caso specifico un cestello (Componente di un telaio tessile) nei 23 passaggi in altrettanti stampi per la sua realizzazione. Altra tappa di rilevante interesse e’ stata la mostra Personale alla Galleria D’ Arte Bergamo nel 2000. In questa mostra conquista di diritto un posto di rilievo l’installazione Ambiente realizzata appositamente. L’importanza non deriva soltanto dalla dimensione, un’intera stanza dedicata ai 13 steli di lamiera che la compongono, ma dall’ambizione che la anima. Lussana in questo lavoro disperde i confini tra le singole parti attraverso l’uso delle luci riproducendo sulle pareti innumerevoli volte i vuoti rimasti dopo la tranciatura negli steli di lamiera.
Nell’installazione S.M.E.D. sempre alla Galleria D’Arte Bergamo proposta nel 2001 Lussana ripropone l’assordante rumore delle macchine utensili stimolandone visivamente la percezione con l’inserimento di pannelli laccati in vari colori appesi alle pareti, e con videoclip che diffondono il sonoro relativo ad ogni colore. Sempre nel 2004 il consiglio direttivo dell’associazione Arte Struktura di Milano ha richiesto a Lussana un’opera da inserire nella propria fondazione.
Nel 2008 nasce il progetto Passo-Luce in collaborazione con Galleria Elleni e Galleria Bergamo, nasce un catalogo con presentazione/intervista di Pasqule Emanuele che viene presentato a Bergamo Arte Fiera 2008 con stand personale.
Nel 2009 è l’unico artista bergamasco scelto per l’evento Milano Plaza – Oltre il limite in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino con l’istallazione Abbattere per ri-costruire.
Nel 2010 è presente alla BAF (Bergamo Arte Fiera) con l’istallazione Supporto COD 689256.

Cliccate sull’immagine per visitare il sito web di Francesco Lussana, e conoscerne nel dettaglio l’originale ricerca artistica.

“Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino”: Alessandro Roma alla Brand New Gallery, Milano. Dal 11/04 al 24/05/12

Il giardino è un luogo magico, di concezione antichissima, che porta con sé una metamorfosi perenne nella costruzione e nel significato, in cui l’uomo crea un punto d’incontro e di perfetta armonia con la natura. Ciò che resta inalterata nel tempo è la visione paradisiaca di questo luogo incantato e fertile, Eden cercato e ricreato dall’uomo sulla terra (basti pensare che gli antichi Persiani chiamavano il giardino pairi-daeza). A differenza di un paesaggio che si apre a chi lo osserva, il giardino per essere scoperto deve essere attraversato, esplorato, scrutato a fondo, in quanto è celato nel suo recinto che ne determina e custodisce la forma. Questo genere di approccio è la chiave per comprendere le opere di Alessandro Roma ospitate presso lo spazio milanese, che suggeriscono allo spettatore una catarsi e una predisposizione mentale attraverso cui calarsi nelle forme che si intersecano, in un collage di ricordi e nelle suggestioni che prendono vita sulla superficie scultorea e pittorica. Il tema del giardino è preso in considerazione solo idealmente e non in modo documentaristico, allo stesso modo in cui Paul Klee per lunghi anni ha affrontato nella sua pittura l’archetipo del giardino, pur senza mai descriverlo nella sua forma realistica, o come Monet, che addirittura giunse a realizzarne uno vero e proprio alle porte di Parigi che divenne il principale soggetto del suo studio.
Alessandro Roma nel suo lavoro restituisce la duplice forma del paesaggio e del giardino, completezza e frammento, di uno spazio definito che custodisce al suo interno elementi di richiamo che non sono però di immediata assimilazione. La pittura vive in equilibrio tra figurazione ed astrazione, la scultura restituisce al contempo forme antropomorfe e la memoria di contenitori atavici di elementi naturali, mentre i collages si configurano come bozzetti che tracciano visioni surreali.

Alessandro Roma nasce nel 1977 a Milano, dove attualmente vive e lavora. Conclusi gli studi nel 2000 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera inizia un percorso espositivo che lo porta a vincere nel 2007 il “IV International Painting Prize Diputación de Castellón” al Museo de Bellas Artes de Castellon nell’omonima città spagnola e ad inaugurare tra il 2008 e il 2009 un soggiorno in Germania presso la residenza d’artista Künstlerhäuser a Worpswede. Il suo lavoro è stato esposto presso importanti gallerie e musei di fama internazionale. Nel 2009 è stato invitato a partecipare alla Biennale di Praga, mentre nel 2011 il Mart di Trento ha ospitato la sua prima personale museale, Humus, curata da Giorgio Verzotti.

BRAND NEW GALLERY presenta Alessandro Roma, Il sole mi costrinse ad abbandonare il giardino. Dal 11 Aprile al 24 Maggio 2012. Opening: 11 Aprile, ore 18.00-21.30.
Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare il sito web di Brand New Gallery e conoscere ogni dettaglio e informazione utile sulla mostra.