Ecco, pure quelli che appendono agli specchietti retrovisori interni delle proprie autovetture oggetti pacchianamente voluminosi, oltre che di natura sovente sconcertante, devo ammettere che mi generano non poca inquietudine.
L’altro giorno ne avevo davanti uno che allo specchietto aveva appesi dei dadi come quelli dell’immagine lì sopra se non ancora più grossi, e questi ad ogni curva ondeggiavano in un modo tale, m’è venuto da temere, da urtare la testa del tizio alla guida il quale però se ne dilettava, evidentemente. Altrimenti li avrebbe tolti o sostituiti con qualcosa di meno ingombrante – che in ogni caso rappresenta un evidente pericolo, credo (e spero) perseguibile dalle norme del Codice della Strada.
O forse mi sbaglio e in verità ne rappresenta una lacuna, per come una rapida ricerca sul web faccia scoprire quanti e quali oggetti assurdi da appendere allo specchietto siano liberamente in vendita.
Ma al di là di queste pur ineluttabili evidenze mi chiedo, appunto: perché? A che pro? Cui prodest? Che caz…pita di senso ha?
Ecco.
Di quelli che invece appendono gli Arbre Magique disquisirò un’altra volta. Già.
“Cari” automobilisti italiani* che vi ostinate a non utilizzare quasi mai gli indicatori di direzione alle svolte (mancanza che, sia chiaro, trovo di una maleducazione oltre che di una pericolosità estreme), almeno siate coerenti: arrivate a un incrocio, una strada va a destra, una va a sinistra e voi per svoltare nell’una o nell’altra direzione non usate alcuna “freccia”**? Bene, allora andate dritti! Soprattutto se, di fronte a voi, c’è un solido muro di cemento, ecco. Siate coerenti, ribadisco, e abbiate il “coraggio” delle vostre azioni: gli altri automobilisti, quelli educati e rispettosi della sicurezza propria e altrui, non potranno che felicitarsene. Già.
