Evviva, è lunedì!

(Ieva Baklane, “Palm Springs Monday”, 2018.)

Comunque, mi permetto di osservare, ‘sto luogo comune del “Oddio-che-schifo-è-lunedì!”, con tanto di consuete frasi fatte sparse ovunque sui social, io non l’ho mai capito – ivi inclusa la giornata di oggi che sarebbe il “famigerato” blue monday, il giorno più triste dell’anno (se se, come no!). Anzi, lo “capisco” attraverso una chiave di lettura assai emblematica del “distorto” vivere contemporaneo. È lunedì, già, ieri era domenica e domani è martedì, embè? È finito il weekend, si torna a lavorare ma tra cinque giorni ce n’è un altro, dunque? E se ci volete arrivare, al prossimo weekend, dovete passare pure dal lunedì, no? Quindi? Che poi, a ben vedere, ciò che di bello si può fare nei giorni non lavorativi lo si fa e lo si gode proprio grazie a quei giorni lavorativi, lunedì incluso. So bene che possa essere ben più gradevole starsene a casa, o andarsene a zonzo, piuttosto che “subire” la consueta vita lavorativa feriale, ma forse proprio perché (non sempre, ma di frequente) non sappiamo non subire la consueta vita lavorativa feriale e lasciamo che ci soggioghi, incapaci di ricavarne almeno un qualche piccolo nobile* tornaconto morale o mentale – emolumenti a parte: fosse solo la soddisfazione di fare un lavoro utile o il piacere del metterci impegno per far sì che lo sia – percepiamo così negativamente il lunedì. E magari per lo stesso motivo il weekend, quando arriva, passa così veloce che nemmeno ce lo godiamo come potremmo.

Eppoi – scusate il generalizzato e cinico sarcasmo – quelli che si lamentano di quanto siano deprimenti i lunedì, che hanno fatto di così grandioso nel weekend? Sono andati su Marte?
Ecco.
Con tutto il rispetto del caso, sia chiaro.

*: posto che ormai non sia più il lavoro che nobilita l’uomo, come recita(va) quel vecchio adagio, semmai il contrario.

Novanta-virgola-tre milioni di dollari

Portrait of an artist (pool with two figures) di David Hockney è l’opera d’arte di un artista vivente più costosa di sempre, essendo stata battuta oggi all’asta da Christie’s a New York per la cifra record di 90,3 milioni di dollari (80 milioni di Euro). Alla sua prima vendita, nel 1972, il suo gallerista a New York lo aveva venduto per 18.000 dollari: facendo un calcolo molto rozzo, si può dire che da allora a oggi abbia reso più del 10.000% all’anno.
Dunque non solo l’arte fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno, come diceva Flaubert, ma a ben vedere è pure quella che rende veramente di più. E, in fondo, non solo finanziariamente.

Cliccate sull’immagine dell’opera per ingrandirla oppure qui per visitare il sito web di David Hockney. Per verificare invece se anche voi potete permettervi l’acquisto di un’opera del genere dovete controllare il saldo del vostro conto corrente bancario, o eventualmente contare i soldi nascosti sotto qualche piastrella di casa o in altro nascondiglio similare. Io non posso aiutarvi, in tal caso. Ecco.