«Amico mio, già gliel’ho detto, gliel’ho già provato e adesso glielo ripeto… La differenza è solo questa: loro sono anarchici solo in teoria, io lo sono in teoria e in pratica; loro sono anarchici che si sottomettono, io sono un anarchico che combatte e libera… In una parola: loro sono pseudo-anarchici e io sono anarchico».
E ci alzammo da tavola.
Lisbona, gennaio 1922.
(Fernando Pessoa, Il banchiere anarchico, a cura di Ugo Serani, traduzione di Ugo Serani, Passigli Editori, Firenze, 2001.)
In effetti quanto, ancora oggi, sono poco o per nulla compresi il reale significato e l’autentica sostanza pratica dell’essere “anarchici”? Quanti si dichiarano tali e nel farlo si sottomettono a innumerevoli cliché, stereotipi, modelli indotti, credendo di mostrarsi “liberi” ma essendolo dentro ben angusti recinti pressoché invalicabili, prigionieri della loro stessa teoria? In fondo il vero anarchico non è colui che libera se stesso, ma gli altri.
Un libro imprestato che non è più tornato indietro 😥😡
Mmmmm… che nervoso quando accadono ‘ste cose! 😦
Gran bella lettura
Vero, Paola: sempre assai profondo, Pessoa.