Il linguaggio è un errore dell’umanità. Tra due esseri che si amano la parola non esprime quanto di più profondo essi provano. La parola è un sassolino usurato che si applica a trentasei sfumature di affettività… Il linguaggio è comodo per semplificare, ma è un mezzo di locomozione che detesto. Ecco perché amo dipingere: un’affettività indirizzata a un’altra. Lo scambio avviene tramite gli occhi.
(Marcel Duchamp, intervista rilasciata a Otto Hahn in L’Express, luglio 1964. Citata in Renato Ranaldi (a cura di), Marcel Duchamp. Un genio perdigiorno, Edizioni Clichy, Firenze 2014, pag.139.)
Mi permetto di “dissentire” (per così dire, eh!) da quanto affermato dal genio francese – forse più per partito preso e interessato che per altro – ma d’altro canto è vero che, molte volte, il linguaggio diventa qualcosa di estremamente superficiale, nell’interscambio tra due persone: qualcosa che non riesce a esprimere nulla di quanto invece sappiano esprimere azioni all’apparenza ben più semplici e banali – uno sguardo, la piega della bocca, un gesto della mano… Tuttavia non è certo colpa del linguaggio, io credo: è semmai colpa nostra che non ci rendiamo conto della fortuna di goderne, sprecandola nel pronunciare infinite parole vuote e inutili, ecco.
Dissento anch’io. Per quel che vale… ma considero le parole, potenzialmente almeno, come una delle invenzioni più magnifiche della storia. E poi dai… come l’ha espressa la sua veemente polemica Duchamps, se non con le parole? Mica ha usato un quadro per esprimere i suoi sentimenti! 🙂
Mah… sai che Duchamp era pure un gran provocatore, alla fine credo che fosse questo il suo scopo. Perché è vero, pure lui ha lasciato molto di scritto, forse più che tanti altri artisti di simile fama, e forse proprio perché doveva pur far passare la sua rivoluzione anche attraverso la parola, per renderla compiuta! Però tu sei di parte, eh! 😀 😉
eh sì 🙂