Il futuro è femmina, già.
Per quanti mi riguarda è più di un augurio, quello in evidenza nella suggestiva immagine lì sopra: è una necessità.
Lo è – è banale rimarcarlo tanto quanto inevitabile – perché la storia della civiltà umana ha visto le sue pagine più fosche scritte sempre, con rarissime eccezioni, da uomini, ovvero determinate da atteggiamenti mentali maschili – ovvero maschiocentrici, sotto altri punti di vista.
È altrettanto banale e inevitabile affermare che lo sia, una necessità, pur solo per naturalissime ragioni di equilibrio antropologico. Qualcosa di più profondo, o meno superficiale, delle ormai da tempo in voga “quote rosa” che allo scrivente sembrano tanto un’ennesima amara sconfitta per le donne travestita da conquista comunque magnanimamente concessa dagli uomini. Semmai la riaffermazione, o la messa in atto finalmente effettiva e concreta, di una condizione naturale che, in ogni modo tale non sia, rappresenta una autentica irrazionalità nonché un pesante atto d’accusa verso il genere maschile, che per secoli ha negato alle donne la vita e l’esistenza – con tutti i diritti e doveri del caso – riservata a ogni essere umano, e non solo a una parte. E perché lo ha fatto? Per virtù riservata al sesso forte? No, più probabile il contrario: per malignità tipica di chi è invece più debole e non lo vuole ammettere.
In verità non esiste sesso forte né debole, e non esiste “uomo” o “donna” in ciò che va fatto a favore del bene individuale e collettivo: esistono – appunto – esseri umani più o meno capaci di conseguire in tal senso risultati fruttuosi per chiunque. Tuttavia, ribadisco, la storia ci può appurare in maniera indubitabile – purtroppo per noi maschi – che di danni gli uomini ne abbiano fatti a sufficienza, e che è giunta finalmente l’ora di capire se le donne possano fare peggio oppure – come io credo, almeno in molte situazioni – meglio di loro.
Una cosa però chiedo alle donne che mi auguro guidino, già dal presente, il futuro dell’umanità: di non ripetere quell’errore tremendo sovente fatto da tante di esse che abbiano saputo conseguire posizioni di comando, qualsiasi esse siano. Vi prego, non scimmiottate gli uomini, siate voi stesse! Non dovete arrivare in quelle posizioni di potere imitando ciò che farebbero gli uomini per ottenere gli stessi risultati, dovete arrivarci come donne vere, pensando e agendo da donne, non da “donne brave come uomini”: donne brave, bravissime in quanto donne, punto.
Temo sia provocato, quell’errore, da una sorta di effetto collaterale derivante dalla secolare riduzione della donna ad un livello – di comando, di prestigio, di valore intellettuale, di capacità pratica, eccetera – sempre inferiore e quasi sempre subordinato rispetto a quello degli uomini, il quale “effetto collaterale” si sia annidato nelle donne come una sorta di pericoloso virus o, se preferite, una specie di sindrome di Stoccolma di natura antropologica. Il che le porta, appunto, a dover diventare brave, o più brave, degli uomini, quando invece dovrebbero – devono essere brave per sé stesse. Le soggioga al solito, inesorabile, inamovibile riferimento, dal quale faticano a staccarsi e liberarsi.
Invece solo col mondo nelle mani – ovvero nelle mani molto più di come è stato finora – di donne vere, donne “donne” al 100% emancipate da qualsivoglia pur minimo e ipotizzabile paragone col mondo maschile, potremo tutti quanti godere delle loro virtù, del talento, delle capacità e della loro facoltà di migliorare – e molto, ribadisco questa mia convinzione – il mondo stesso. E in qualsiasi eventuale modo noi uomini cercheremo di frenare questa grande rivoluzione, non sarà che l’ennesima prova della nostra grande debolezza. Dunque non ci conviene fare ulteriori brutte figure, anzi: visto quante ne abbiamo combinate finora, ci conviene non poco metterci da una parte e lasciare spazio, alle donne, affiancandole al fine di fornir loro tutto l’aiuto necessario. Non solo perché glielo dobbiamo, dopo così tanti secoli, ma perché lo dobbiamo al mondo intero e al suo futuro. Che è femmina, ma è pure il futuro di tutti noi.
Dunque, dunque come non darti ragione no perché donna, che mi sembra un motivo banale e riduttivo, ma perché purtroppo quanto dici, l’ho sempre vissuto sulla mia pelle, lottando per farmi riconoscere in quanto essere pensante e non in quanto “proprietaria” di un attributo sessuale sfavorito a livello intellettuale rispetto a quello maschile. Non ho mai capito come si possa ridurre tutto a una cosa così banale come il genere. Se ci pensiamo bene, a livello antropologico, organizzativo, culturale, educativo molto è stato demandato alla donna, alcune cose per puri motivi fisiologici (il parto, l’allattamento) e altre per motivi logici come la cura della persona (figli, marito), l’organizzazione domestica e quella scolastica. L’uomo da sempre si è occupato esclusivamente del lavoro che in epoca preistorica era costituito dalla caccia, poi dall’agricoltura e infine per arrivare fino a noi da tutti i mestieri che investono la sfera fisica e quella intellettuale. Ma, appunto, all’origine di ciò, tutto è stato possibile grazie al contributo della presenza femminile “dietro le quinte”. E il problema è stato proprio questo dietro le quinte che ha relegato la donna ad una posizione di subordinanza invece di innalzarne l’importanza e il valore. Il tipico detto “dietro ogni grande uomo, c’è una grande donna” dovrebbe far riflettere sul peso di quest’ultima nei delicati equilibri lavorativi, politici e della vita in genere. Peccato che noi donne siamo state le prime ad usare i nostri attributi sessuali per essere maggiormente persuasive a livello intellettuale. Noi donne, io lo dico sempre, sappiamo essere le peggiori nemiche di noi stesse perché siamo le prime a non valutarci e spesso ad usare bellezza, sesso, ecc ecc, per raggiungere certi traguardi anziché opporci a questi gretti meccanismi. Finché ci sarà questo modo di pensare e di agire, in primis da parte nostra, mai e poi mai avremo il giusto posto nell’immaginario collettivo maschile e nella società.
Faby, innanzi tutto grazie di cuore per questa bella e articolata riflessione! 🙂
Mi verrebbe da dire che non so cos’altro aggiungere, e ciò anche perché tu, da donna, hai disquisito sui temi esposti come io, uomo, non avrei potuto fare. Tuttavia rimarco ancora una volta come, nel suo complesso, ‘sta questione mi appaia del tutto paradossale, se non ridicola… insomma, ancora oggi, anno 2016, siamo qui a discutere, litigare, accapigliarci su che differenze ci possano essere – al di là di quelle fisiologiche ovvie – tra due PERSONE?
Ecco, ammetto che questa evidenza mi renda alquanto pessimista nei confronti di un futuro migliore sul tema, dacché continueremo a ricercare “progressi” basandoli di continuo su una logica primitiva – quella appunto che da sempre determina la disuguaglianza sul genere, come dici bene tu, ponendo il controllo di essa quasi sempre dalla parte maschile.
Se non si esce da questo maledetto e incancrenito circolo vizioso, temo che il termine “uguaglianza” continuerà ad essere utilizzato, invocato e ad avere un senso, cioè a esistere: ciò che invece non dovrebbe assolutamente essere, in un mondo normale in cui non esistano diseguaglianze. Ma, noi umani, siamo talmente stupidi da aver imparato ad apprezzare la pace solo grazie alle più devastanti guerre, dunque…
🙂
io sono sempre stato convinto che chi è bravo, lo è indipendentemente dal sesso. Dove per ‘bravo’ si intende la capacità di guidare, di prendere decisioni, di agire.
Hai ragione che il maschio tendenzialmente ragiona da dominatore anche quando gli manca la leadership. Diciamo che più manca, più cerca di imporla con la forza del genere.
Le idee buone non hanno paternità o maternità di sorta. Sono buone e basta, chiunque le esprima. Io, nel mio piccolo, professionalmente non ho mai ostacolato il genere femminile, se questo si dimostra valido.
Esatto, Orso, è come dici tu. La leadership da te citata, ad esempio, è per mera logica una questione di capacità, non di genere; invece, da secoli, la si ritiene legata a (presunte) “capacità di genere”, e ciò in forza di una mera devianza culturale che forse poteva sussistere nelle società dei secoli passati, teoricamente meno evolute, ma oggi no. Oggi è cosa ingiustificabile e assurda – a meno che, appunto, noi uomini contemporanei si sia molto meno evoluti di quanto crediamo e di quelli d’un tempo…
Luca, a volte il quesito finale me lo pongo e arrivo alla conclusione che il cosidetto progresso è in realtà un regresso.
Tutto tristemente vero
Peccato che le donne siano per necessità costrette a essere più brave degli uomini
Soprattutto in Italia dove il lavoro femminile in particolare per le donne con figli non è per nulla incentivato
Il nostro paese non supporto in alcun modo le donne che lavorano e hanno figli, perché sembra implicito che si debba scegliere tra lavoro e famiglia
Verissimo, Sara! E da qui si capisce come le diseguaglianze tra uomo e donna, soprattutto nel nostro paese, siano frutto di una questione culturale, ovvero di qualcosa che ormai da decenni la politica ha tralasciato di gestire, dedicandosi unicamente ai suoi biechi intrallazzi e facendo sì che certe devianze di matrice moralista e bigotta si fossilizzassero nella cosiddetta “opinione pubblica”…
Purtroppo si
Pensa che durante i colloqui di lavoro la domanda sui figli viene sempre posta
Mi ritengo fortunata per aver lavorato in un ambiente in prevalenza femminile avendo una laurea scientifica
Ma si tratta di una rara eccezione
Si tratta di una multinazionale a cui vertice però vi sono quasi solamente uomini
Che tristezza