Cosa serve veramente per scrivere bene?

ge2Pare che un giorno qualcuno chiese a quel vecchio ubriacone geniale di Charles Bukowski cosa serva veramente per scrivere e lui rispose che per scrivere servono due cose: una macchina da scrivere, e una sedia. «Ma delle volte è difficile trovare la sedia», sembra abbia precisato lo scrittore americano.
A leggere questo suggestivo aneddoto – che, come tanti altri relativi al vecchio Hank, sono ammantati da un certo alone di leggenda ma che, d’altro canto, segnalano la loro probabile veridicità in maniera proporzionale alla stravaganza apparente – mi tornano in mente quei tanti articoli che ovunque, sul web, citano consigli per scrivere di celebri scrittori a frotte. Sia chiaro: io per primo li leggo, me ne faccio incuriosire e interessare e, a volte, li condivido sulle mie pagine social. Però, appunto, a stare dietro a Bukowski mi viene pure da pensare a come in fondo tutti quei “consigli” non siano altro che una sorta di mix tra ameno folklore letterario, gossip da rotocalco di costume e specchietto per aspiranti scrittori-allodole, con solo – a volte – una piccola parte di effettivo interesso critico (e senza escludere che gli stessi celebri autori di quei consigli non si siano voluti divertire alle spalle dei potenziali consigliati raccontando loro intriganti banalità che poi hanno acquisito lo status di “illuminazioni” – o qualcosa del genere – solo grazie alla nomea di chi le abbia espresse!) Perché, diciamocela tutta, se si leggono i dieci (o otto o dodici o cinquanta – la quantità è altamente variabile) consigli per scrivere un romanzo di Hemingway o di Orwell (due nomi a caso) ma non si possiede il talento creativo e tanto meno le capacità di scrittura dei due autori citati, beh, è esattamente come leggere un manuale di volo scaricato dal web e pensare, una volta letto, di poter diventare pilota di caccia supersonico!
Ma non solo: volendo articolare un poco di più tale riflessione, mi chiedo anche come un esercizio artistico inevitabilmente individuale e solitario come la scrittura – in fondo anche nei rari casi in cui sia svolto in maniera collettiva – possa essere ridotto ad una manciata di rapidi e inevitabilmente semplificati (loro malgrado) “consigli” che abbiano un effettivo, considerabile valore e siano condivisibili in modo ampio tanto quanto è offerto dal web contemporaneo. Anche per ragioni di stile e modus operandi personali, intendo dire: se un tal autore, facendo l’esatto opposto di quanto consigliato da Hemingway, sapesse scrivere dei gran capolavori, significherebbe che il grande scrittore americano è un cattivo maestro oppure un bugiardo? Ovviamente no – ma ci siamo capiti, io credo.
Insomma: è interessante leggere i suddetti “consigli” del tal grande scrittore se si adotta la stessa predisposizione di lettura d’un magazine da spiaggia (lo dico con tutto il rispetto per chi li diffonde attraverso i propri articoli – l’ho fatto anch’io, ribadisco). In fondo aveva – ha – ragione Charles Bukowski: per scrivere serve una macchina da scrivere (o quanto oggi di assimilabile) e una sedia, né più né meno, ma pure se la sedia non si trova il buon scrittore qualcosa di buono la tira fuori comunque, a differenza del non scrittore (che magari si crede invece tale, e pure di valore) che neppure sul più prezioso e confortevole divano sa cavare un ragno letterario dal proprio buco (nero) creativo.
Anche perché, io credo, i veri segreti – ovvero i buoni consigli – riguardo le proprie capacità letterarie e di scrittura i grandi scrittori li hanno infilati direttamente nei testi scritti, ed è un ottimo esercizio di lettura, assolutamente propedeutico a quello di scrittura, coglierli nei loro libri. Semmai è bene determinare le proprie tot regole per scrivere un buon testo, affinandole di continuo con la pratica, l’esperienza, le soddisfazioni, le delusioni, la necessaria umiltà, tonnellate di libri letti e la certezza che, in una pratica artistico-espressiva quale è la scrittura, si può (e si deve, o dovrebbe) sempre fare meglio. Solo così, prima o poi, ci si potrà sedere su quella bukowskiana sedia. Forse.

P.S.: articolo pubblicato anche su Cultora, qui.

2 pensieri su “Cosa serve veramente per scrivere bene?”

  1. …Confortante, grazie.
    Ho speso l’estate a studiare almeno 10 libri di creativa, tra cui, quello che ho più apprezzato, a è stato un saggio “manuale di scrittura creativa” di Cotroneo.
    “On writing” di King, per esempio, è ottimo ma se sei nato in America e on quei tempi là.
    Poi sono passata a Carver, Miller, Hemingway ( di quest’ultimo riletto -quarantanove racconti) e tutte le altre sue opere.
    Beh… in conclusione… cosa di preciso si intenda come “scrittura creativa” ancora non lo so. Ho però capito certe finezze e certi trucchetti per i quali esistono leggi generali ma, alla fine, nessuno può dire nè quando, nè come, nè dove applicarle.
    Giusto saperle ma… non c’è nulla di meglio di leggere, leggere, e restare in esercizio.
    Per ciò che riguarda grammatica e punteggiatura, qui non ci piove, VANNO STUDIATE E SAPUTE A MENADITO.
    Infine tanta fantasia e un dizionario dei sinonimi e contrari.
    Questo è per me scrivere.
    Vado ad esercitarmi!
    Spero di non sbagliare.
    Ciao!

  2. …Confortante, grazie.
    Ho speso l’estate a studiare almeno 10 libri di creativa, tra cui, quello che ho più apprezzato, è stato un saggio: “manuale di scrittura creativa” di Cotroneo.
    “On writing” di King, per esempio, è ottimo ma solo se sei nato in America e in quei tempi là.
    Poi sono passata a Carver, Miller, Hemingway ( di quest’ultimo riletto -quarantanove racconti-) e tutte le altre sue opere.
    Beh… in conclusione… cosa di preciso si intenda come “scrittura creativa” ancora non lo so. Ho però capito certe finezze e certi trucchetti per i quali esistono leggi generali ma, alla fine, nessuno ci può dire nè quando, nè come, e tantomeno dove applicarle.
    Giusto saperle ma… non c’è nulla di meglio che leggere, leggere, e restare in esercizio.
    Per ciò che riguarda grammatica e punteggiatura, qui non ci piove, VANNO STUDIATE E SAPUTE A MENADITO.
    Infine tanta fantasia e un dizionario dei sinonimi e contrari.
    Questo è per me scrivere.
    Vado ad esercitarmi!
    Spero di non sbagliare.
    Ciao!

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